La cura delle parole: Franco Battiato e la sua lezione di raffinatezza

Omologarsi non è ciò che porta a un miglioramento, rendersi tali e quali a chi si dice portavoce del buon costume e del buon gusto allontana, in verità, inesorabilmente da costoro. Chi ha fatto della originalità e del pensiero le sue peculiarità è stato, ed è tuttora, Franco Battiato ovvero uno degli artisti più importanti della tradizione italiana, nato nel 1945, e avente raggiunto il 23 marzo il traguardo dei 75 anni d’età. Siciliano, vincitore dell’ambito Premio Tenco, ha spaziato con competenza e intelligenza dalla musica elettronica al rock progressivo, passando per l’avanguardia e l’opera lirica. Nel suo percorso formativo spicca una figura fondamentale, il suo scopritore e il primo a riconoscergli un talento non comune: Giorgio Gaber, conosciuto presso il Club 64 in quel di Milano, dove circolavano altri giovani di bellissime speranze quali Bruno Lauzi, Enzo Jannacci e Renato Pozzetto. Fu proprio Gaber che consigliò a Battiato di assumere il nome d’arte di Franco al posto del nome di battesimo Francesco, in modo tale da non essere confuso con il celebre cantautore Francesco Guccini. Battiato, tra l’altro, deve proprio a Giorgio Gaber la sua prima apparizione televisiva – il 10 maggio 1967 – nella trasmissione Diamoci del tu condotta dal signor G e Caterina Caselli. Oltre all’autorevole ideatore della forma artistica del teatro-canzone, tra gli individui che hanno rappresentato per Battiato delle opportunità di crescita e felici sodalizi artistici risaltano Manlio Sgalambro – con il quale l’artista siciliano ha iniziato a collaborare per la stesura dei testi delle sue canzoni a partire dal 1994 – e Giusto Pio, bravo violinista con cui ha dato vita a una cospicua e proficua collaborazione dal punto di vista musicale.

Il grande successo per Battiato è arrivato con il disco culto La voce del padrone – uno dei progetti più belli di sempre della musica italiana – capace di superare il milione di copie vendute. Lanciato dai singoli Bandiera bianca, Centro di gravità permanente e Cuccurucucù – La voce del padrone – è l’album di maggior successo di Franco Battiato, 7 tracce impeccabili, armoniose e incisive uscite nel 1981 ma che ancora oggi rappresentano un ‘’classico’’ da scoprire e ammirare per ogni appassionato della canzone d’autore. Le produzioni di Battiato hanno sempre avuto un ampio respiro e la forza di oltrepassare schemi prestabiliti e consuetudini, arrivando a far conoscere la propria forza al di là dei confini italici. A dimostrazione di questo, è presente il pezzo intitolato I treni di Tozeur, nato dalla collaborazione tra Franco Battiato e la brava cantante romagnola Alice.  I treni di Tozeur prese parte all’Eurovision song contest – piazzandosi al quinto posto – e ottenne un notevole successo di vendite in tutto il vecchio continente.  Tra le numerose prove superbe del cantautore siculo spiccano Voglio vederti danzare – successo del 1982, contenuto nell’album L’arca di Noè Sentimento nuevo, E ti vengo a cercare, La stagione dell’amore – canzone tratta dal disco Orizzonti perduti – e molti altri brani di livello alto  e di assoluto spessore.

La cura è, probabilmente, il pezzo più bello e poetico di Franco Battiato, frutto felice del sodalizio con il virtuoso e brillante paroliere Manlio Sgalambro, pubblicato nel 1996 e contenuto nel disco dal titolo L’imboscata.  Proprio per la sua raffinatezza lirica e la sua intensità merita una, doverosa, menzione speciale e costituisce un discorso a parte. Si tratta di una struggente ‘’epistola’’ – rifacendosi agli autori della letteratura latina – messa in musica e rivolta da Battiato ad una persona amata. Il brano sottolinea, in maniera decisa ma al contempo dolce, la forza di un sentimento profondo e puro come l’amore, in grado di lenire le ferite e le tristezze peggiori e maggiormente difficili da affrontare e metabolizzare. Il pezzo, con eleganza e maestria, evoca l’immagine di un sogno: un sogno pacato, distante dalla frenesia della esistenza e andante a rappresentare un rifugio per ogni anima inquieta e tormentata. 

Dalla mente rapida e attenta, Battiato, in una intervista a lui realizzata dal versatile Giovanni Pellino in arte Neffa nel 1998 – trasmessa sulla emittente televisiva MTV in occasione del programma Sonic, andato in onda dal 1997 al 1999 – ha dato piena dimostrazione di uno spirito critico maturo capace di dare una lucida visione di una Italia che, a distanza di vent’anni, non è certo cambiata poi così tanto.  Battiato, incalzato dalle domande di un allora giovane Neffa, meritevole di aver proposto una intervista sviluppatasi in maniera disinvolta e arguta, con una ironia penetrante ha ripercorso alcune sue fasi di pensiero legate alla giovinezza, la sua maturazione nel corso del tempo, sottolineando l’importanza del stare soli, della riflessione – rimarcando la difficoltà di fare ciò – e la pochissima consistenza umana della fama e della notorietà dettata dalle vendite. Battiato, inevitabilmente, parlò della penisola definendola con una certa acredine, seppur contenuta, il paese dei sotterfugi.  Il poliedrico cantautore –dedicatosi anche ad altri settori artistici quali la pittura e il cinema – rimarcò l’importanza del presente, dell’attualità, invitando a non guardarsi indietro e consigliando – saggiamente – di non idealizzare e rendere speciale ciò che, in realtà, speciale non è mai stato veramente.

Battiato, da vero fuoriclasse quale sempre sarà, significa non solamente pezzi vivaci e sotto il profilo contenutistico spessi, ma una vera e propria mosca bianca ben visibile per coloro i quali possiedono una vista attenta, in una Italia sempre più proiettata verso il qualunquismo e – negativamente – contraddistinta dal protrarsi di uno stato di pressapochismo e povertà intellettuale notevoli di cui (quasi) nessuno parla e su cui nessuno ragiona.

Mattia Lasio

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