Fatti non foste a viver come bruti: il primo Dantedì

Affibbiare etichette non è mai una buona cosa, specialmente quando le figure di cui si va a parlare sfuggono a qualsiasi definizione e catalogazione. Dante Alighieri, a cui è stato dedicato a partire da quest’anno un giorno (il 25 marzo), è stato più di un grandissimo poeta, scrittore o intellettuale. Dante Alighieri è parte integrante della nostra storia, è una luce che illumina – nel vero senso della parola – il buio della quotidianità che ci troviamo a vivere. Nato in quel di Firenze del 1265, con passione, competenza e costanza, ha dato vita ad alcune delle opere simbolo di quello che lui ha ribattezzato ‘’il bel Paese’’.  Capolavori – pienamente degni e meritevoli di essere appellati tali – come il Convivio, il De Monarchia, la Vita nuova, esprimono le idee, l’arguzia, la preparazione di un individuo che, pur trovandosi ad operare in piena epoca medievale, è stato capace di guardare e andare oltre, profetizzando e avendo piena consapevolezza di alcuni tra i problemi principali e caratteristici dei tempi moderni: smania del profitto, culto del denaro, sopraffazioni e corruzione. 

Non solamente  contenuti di qualità narrativa elevatissima ma anche una estrema attenzione per il linguaggio, per la sua funzione comunicativa e portatrice di messaggi in grado di trasmettere valori, concetti e pensieri di pregiata caratura. L’esilio, l’interesse per la politica e i suoi protagonisti, la realizzazione del poema della Commedia dove il sommo poeta – guidato dall’autore dell’Eneide Virgilio – compie un viaggio ultraterreno in cerca della redenzione, in cerca del senno e di quella stabilità che, una volta persa, causa lo smarrimento della diritta via. La Commedia Dantesca è una pietra miliare della letteratura di tutti i tempi: visionaria, composta minuziosamente, immaginifica e riflessiva, tratta tematiche legate alla società nella quale il padre della lingua italiana si muoveva ma di grande attualità e comuni all’età contemporanea. Registri linguistici elevati, aulici, colti, uniti e amalgamati perfettamente a un modo di esprimersi decisamente più basso e meno curato, – con un lavoro di labor limae certosino e curatissimo – hanno fatto sì che l’opera più nota della letteratura nostrana risultasse caratterizzata da una spiccata veridicità e attinenza ai personaggi  incontrati e scandagliati con meticolosità sotto il profilo psicologico.

Uno sguardo acuto, prodigioso, chiaro e attento che nei secoli ha suscitato entusiastica e sincera ammirazione e, finalmente, persino un giorno dedicato totalmente a lui: il Dantedì, su proposta del ministero per i Beni e le attività culturali.  Nel ventiseiesimo canto dell’Inferno – incentrato sulla figura del sagace Ulisse – Dante condensa in alcuni versi – dal numero 118 al numero 120 – quella che è, probabilmente, la sua lezione più importante per i posteri e per chiunque saprà coglierla e apprezzarla: ‘’Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza’’.  Virtù e conoscenza che, mai come ora, sono essenziali per agire al meglio. Un meglio non egoisticamente personale ma collettivo. Un meglio che può permettere di elevarsi grazie all’applicazione nella vita giornaliera di ciò che è stato realizzato e donatoci da una delle menti più brillanti della tradizione italiana: Durante di Alighiero degli Alighieri noto ai più, semplicemente, come Dante.

 

Mattia Lasio

 

 

 

Picture of GP Report

GP Report

GP Report, la testata giornalistica che ti tiene in continuo aggiornamento.

GUARDA ANCHE

Riproduci video
Riproduci video
Riproduci video
Riproduci video