Roberto Saviano incanta il Teatro Massimo con “L’amore mio non muore”, la storia di Rossella Casini tra coraggio, poesia e lotta alla ‘ndrangheta

Il coraggio di guardare in faccia la realtà, seppur possa rivelarsi tremendamente cruda. La determinazione per provare a  cambiare ciò che è turpe, ingiusto e brutale. L’empatia nel guardare gli altri con occhi non giudicanti ma desiderosi di cogliere la parte migliore di chi si ha davanti. Tutto questo caratterizzava Rossella Casini, vittima della ‘ndrangheta a soli 24 anni la quale il 22 febbraio del 1981 scomparve nel nulla senza che venisse mai ritrovato il suo corpo e nemmeno qualche minima traccia dei suoi abiti e oggetti personali, al centro dello spettacolo di Roberto Saviano ‘’L’amore mio non muore’’ – tratto dal suo omonimo libro pubblicato da Einaudi nel maggio del 2025 – andato in scena a Cagliari al Teatro Massimo il 26 e il 27 novembre, in occasione della rassegna ”Pezzi Unici” organizzata dal CeDAC della Direttrice Artistica Valeria Ciabattoni. Un doppio appuntamento capace di lasciare il segno, che ha fatto registrare il tutto esaurito – con oltre settecento persone presenti in ciascuna delle due date – e che ha offerto, concretamente, spunti di riflessione preziosi riguardanti la bestialità della ‘ndrangheta e della criminalità organizzata, toccando anche ulteriori tematiche di rilievo come la poesia e molte altre.

Saviano, scrittore napoletano classe 1979, entra in scena alle 20:30 puntuali e comincia il suo monologo che durerà circa per un’ora e mezza. La regia è di Enrico Zaccheo, la produzione è firmata da Savà Produzioni Creative, la scenografia è essenziale e della sua essenzialità fa il proprio marchio di fabbrica: dietro Saviano emerge l’immagine di una giovane Rossella Casini, lo sfondo è dato dalla commistione tra i colori arancione e blu cobalto, sul palco si trovano un tavolo di legno e una sedia, sopra il tavolo qualche libro sparso. Saviano indossa una giacca nera, un maglione, un paio di jeans e delle scarpe marroni. Il suo tono profondo e penetrante rompe il ghiaccio e catalizza subito su di sé l’attenzione di un pubblico attento e concentrato. «Forse l’essenza del ruolo dello scrittore», esordisce, «sta nell’entrare nelle vite degli altri pur sentendole distanti da sé». Storie come quella di Rossella Casini di cui racconta con cura le vicende: Rossella, studentessa fiorentina di Pedagogia con il segno di diventare psicologa ventunenne all’epoca, conosce il calabrese studente di economia Francesco Frisina nella stessa palazzina ottocentesca dove viveva la famiglia di Rossella, in quel di Borgo la Croce a Firenze. Un incontro causale che cambierà per sempre la sua vita. I due si incrociano in qualche manifestazione studentesca, Francesco coglie l’occasione per dichiararsi, Rossella sente crescere dentro di sé un amore puro, desideroso di andare oltre la routine. Si fidanzano, tutto sembra andare per il meglio sino a quando i due non vanno in vacanza, nell’estate del 1979, a Palmi città natale di Francesco. È proprio durante quella vacanza che Rossella verrà a sapere che Francesco e la sua famiglia sono implicati in una guerra tra due famiglie camorriste ovvero quella dei Gallico e quella dei Parrello-Condello.

Sarà proprio durante quell’estate che il padre di Francesco, ovvero Domenico Frisina, verrà ucciso. Pochi mesi più tardi – verso i primi di dicembre del 1979 – anche Francesco verrà brutalmente ferito durante una spedizione punitiva e portato d’urgenza all’ospedale Careggi di Firenze grazie all’impegno di Rossella che convince Francesco, una volta ripresosi, a raccontare tutto ciò che sapeva a riguardo della faida criminale alle forze dell’ordine. Rossella in prima persona, nel febbraio del 1980, raccontò tutto ciò di cui era a conoscenza al procuratore fiorentino Francesco Fleury. Per lei, questo atto di coraggio e libertà che ruppe quel muro spesso di omertà con cui si trovava a fare i conti, fu l’inizio della fine in quanto trovò subito la netta opposizione della sorella di Francesco, di nome Concetta, e di tutto il resto della loro famiglia. Rossella, nonostante questo, continuò ad amare Francesco e a frequentarlo sino a quanto il 22 febbraio del 1981, dopo aver telefonato al padre Loredano annunciandogli di essere in partenza da Palmi alla volta di Firenze, sparì nel nulla senza essere mai ritrovata.

Ciò che accade dopo è quanto di più meschino possa verificarsi: cala un silenzio assordante sulla vicenda, circolano dicerie false su Rossella, la famiglia riceve minacce. Tredici anni dopo la sua sparizione, a esporsi è il pentito palermitano Vincenzo Lo Vecchio che – come riportato nelle cronache dell’epoca dal quotidiano fiorentino La Nazione – rivela agli inquirenti che Rossella fu uccisa dalla ‘ndrangheta per aver collaborato con la giustizia e per averlo convinto a fare altrettanto al suo fidanzato Francesco. Rossella, racconta Lo Vecchio, viene considerata una straniera macchiatisi della peggiore infamia per un ‘ndranghetista e proprio per questo motivo fu rapita, stuprata e fatta a pezzi. Le sue dichiarazione sembrano, finalmente, poter smuovere una situazione intricata più che mai: nel marzo del 1997 comincia il processo ma, purtroppo, si rivela un nulla di fatto con la sua conclusione nove anni dopo con una sentenza da parte della Corte d’Assise di Palmi di assoluzione degli imputati per insufficienza di prove.

Saviano racconta tutto d’un fiato la vicenda di Rossella, lo fa con pochissime pause ma ben calibrate, rendendo quei silenzi carichi di un’emotività non comune. Durante il suo monologo l’autore del bestseller ‘’Gomorra’’, di cui nel 2006 si celebreranno vent’anni dalla pubblicazione, analizza il concetto di amore avvalendosi dell’ausilio della poesia tramite i versi di poeti come Raffaele Carrieri e Vladimir Majakovskij di cui analizza il legame con la sua musa ispiratrice Lili Brik. Immancabile anche un riferimento alla scrittrice Michela Murgia, venuta a mancare il 10 agosto del 2023, che Saviano chiama con naturalezza «la mia amica Michela» sottolineando il fatto che lei invitasse lui, così come tutti gli altri con cui interagiva, a chiamare sempre le cose con il proprio nome. Non manca anche un riferimento a un grande classico del cinema ovvero ‘’L’Atalante’’ diretto dal regista francese Jean Vigo, c’è spazio anche per una riflessione religiosa con un richiamo alla lettura dei vangeli e alla figura di San Pietro.

Lo scrittore partenopeo riflette anche sulla sensazione dell’essere amati in maniera talmente naturale da arrivare a pensare di non meritarselo e, al contempo, analizza la malinconia provata nel sapere che spesso per essere amati bisogna anche compiere molti passi indietro per trovare un punto di incontro con la persona con cui si condivide il proprio percorso. Non poteva non esserci anche una precisazione doverosa sulle strategie messe in atto della criminalità organizzata che, come puntualizza Saviano, da sempre cerca di sviare in tutti i modi ogni accenno che a essa si fa, cercando di creare più confusione possibile attorno, così da parlare di tutt’altro fuorché dei suoi affari. Si precisa, in modo da far comprendere in che contesto si è trovata a muoversi Rossella Casini, che all’epoca delle vicende narrate la ‘ndrangheta veniva considerata alla stregua di un semplice susseguirsi di rapimenti e nulla più, finendo per minimizzare in maniera estrema la problematica. L’uscita di scena di Saviano è accompagnato dall’intramontabile brano della cantante statunitense Patti Smith ‘’Because the night’’, uscito nel 1978 e contenuto nel suo album ‘’Easter’’, oltre che da uno scrosciante fiume di applausi e da sinceri commenti di ammirazione. Soprattutto, colpiscono le parole con cui Saviano si congeda: «L’amore no, non muore». Un amore puro e autentico come quello di Rossella Casini e di tutte le altre persone che hanno avuto il coraggio di prendere posizione senza cadere nel tranello dell’ignavia e dell’indifferenza davanti alla ferocia.

Immagine di Mattia Lasio

Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

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