Il tempo scorre veloce, croce e delizia per chiunque, che si tratti di persone dall’indole inquieta o di persone che non si pongono troppe domande. In entrambi i casi, il tempo non lascia indifferente nessuno. Tempo a disposizione, tempo perso, tempo da vivere. Comunque vada tempo su cui riflettere. Tempo che Piero Ligas ha sempre affrontato con entusiasmo, senza perdersi in chiacchiere, con la curiosità intellettuale di chi l’arte la possiede interiormente e sa custodirla con cura e sincero amore. Pittore surrealista e metafisico, sportivo nell’animo e nei fatti, galantuomo che non ha paura di dire la sua senza però mai eccedere nei toni e nelle polemiche: Ligas, nato a Nurri nel 1948 e trasferitosi a Cagliari nel 1960, celebra in questo 2026 i sessant’anni di carriera artistica, vissuta con impegno, distante dal chiacchiericcio e dai proclami sterili. Dal suo studio in via Lamarmora civico 1 nel cuore del quartiere cagliaritano di Castello, la ricorrenza del sessantesimo anno di percorso in ambito pittorico offre lo spunto per riflettere sull’essenza dell’arte e sui tanti incontri che la vita dà l’opportunità di fare.
«La mia prima mostra», racconta Ligas durante un sabato pomeriggio ventoso che coincide con l’ultimo giorno di febbraio, «risale al 3 aprile del 1966. Si svolse al Circolo Fuci di Quartu Sant’Elena insieme a Giovanni Olla, Mario Sardo e Gian Paolo Todde. Esposi in quell’occasione sei quadri surrealisti e metafisici, con tematiche religiose e letterarie, nello specifico portai una tela a riguardo ispirata al componimento ‘’Alla luna’’ di Giacomo Leopardi. Fu sicuramente un momento importante, ero incosciente, giovanissimo e motivato, avevo desiderio di rivalsa. Sapevo che tramite l’arte potevo imprimere la parte più pura di me. Qualcosa in grado di durare per sempre nel tempo». Da quella prima mostra sono trascorsi in un baleno sessant’anni, all’insegna di molteplici mostre a cui si è aggiunta anche la stesura di numerosi aforismi incentrati proprio sull’arte, sempre accompagnato da una passione incrollabile che resta quella degli esordi. «Non mi sono mai stancato di dipingere con emozione», aggiunge. «Un artista coltiva emozioni ogni volta che crea qualcosa e io di fare ciò non mi sono mai stancato».
In oltre mezzo secolo di attività, sono stati tanti gli incontri di spessore fatti. «Tra i più belli», prosegue Ligas, «spicca quello con Raffaello Borsetti perché ha saputo leggere in profondità le mie opere e questo non è minimamente scontato». Tra le figure più significative conosciute spicca quella dello scrittore e poeta Cicitu Masala. «Conobbi Cicitu nei primissimi anni Ottanta, grazie al mio amico Carlo Marcetti, all’epoca docente nella Facoltà di Scienze Politiche di Cagliari. Anche Marcetti correva come me, ci conoscevamo dai tempi dell’atletica e fece da tramite tra me e Cicitu Masala. Andai a casa sua per conoscerci e mi colpì immediatamente il suo essere alla mano, era un uomo che non ha mai fatto pesare il suo ruolo di grande rilievo a livello intellettuale. Sapeva rapportarsi con chiunque in maniera semplice e immediata senza alcuna spocchia. Scrisse la presentazione della mia mostra ‘’Un pittore di fronte al Cristo’’ che presentai nel 1983 e per me fu motivo di grande orgoglio».
Un altro incontro degno di nota fu quello con il giornalista e scrittore Paolo Pillonca. «Ci conoscemmo nel 2000, all’epoca avevo il mio studio ancora in via Corte d’Appello. A presentarmelo fu il giornalista Giovanni Sanna. Di Paolo Pillonca mi colpì il suo essere estremamente attento ai dettagli, pesava ogni singola parola e si coglieva subito la sua grande profondità di pensiero. Fece la presentazione della mia mostra ‘’Ammentos’’ all’ex farmacia Saluz in piazza Costituzione a Cagliari». A proposito del capoluogo, viene naturale domandarsi il suo rapporto con la città che lo ha accolto sin da adolescente così come il suo legame con il paese natale di Nurri. «Nurri è una madre», sottolinea, «il suo influsso è costante. Ogni qualvolta vado lì ricerco le emozioni provate nei luoghi in cui sono stato in passato. Cagliari, invece, rappresenta un’amica accogliente a cui voglio bene nonostante tutto. È un luogo reso magico dalla linea d’orizzonte del suo mare». A proposito di mare, proprio il blu è il colore che risalta maggiormente dalle sue tele. Tele sospese tra astrazione e concretezza, raffinate e frutto di un lavoro di analisi profondo.
«Una persona molto importante nella mia formazione», continua Ligas, «è stata quella di Adriano Mattana che mi ha introdotto nell’ambiente artistico cagliaritano. Ha rappresentato per me un fratello maggiore, ci incontrammo durante le mie passeggiate giovanili tra Su Siccu e Monte Urpinu in cui disegnavo. Bei momenti di cui conservo un dolce ricordo». E se di ricordi si parla, il riferimento non poteva che andare a una delle sue mostre più significative intitolata ‘’Ammentos’’, contenente una trentina di tele incentrate sull’infanzia di Ligas e sulla fase iniziale dell’adolescenza. «Ammentos rappresenta il mio tributo a Nurri, è un riconoscimento», spiega. «Tra le tele più rappresentative del progetto c’è quella raffigurante una mia giovane compaesana di nome Maria, che vidi mentre veniva portata in macchina verso Cagliari in gravissime condizioni di salute. Mi colpì la sofferenza del suo volto, il suo braccio cascante, il suo vestito bianco che rappresentava la sua purezza. Fu un momento molto toccante per me quello». Così come toccante è una delle sue opere più recenti ovvero ‘’Ecce Femina’’ in cui Ligas raffigura la crocifissione di una donna, traendo ispirazione dalla Dea Madre Mediterranea, dando vita a un vero e proprio atto d’accusa verso tutti quegli uomini dall’indole bestiale che sulle donne si sono scagliati contro con inaudita ferocia, provocando loro sofferenza e patemi atroci. I saluti finali sono all’insegna di un’ultima, doverosa, riflessione sul significato dell’arte. «L’arte non può non essere empatica», conclude, «in quanto si tratta di una donazione di ciò che sei nel profondo, della tua essenza più pura. L’arte è un dialogo incessante, un incontro continuo con la mia parte più intima e profonda».



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