«Non sono su Facebook, non sono su Instagram, non riuscirei mai a utilizzare questi canali per mostrare le mie foto. Oggi la fotografia non serve più per raccontare, serve per dimostrare». Queste parole, schiette ed estremamente veritiere e attuali, Daniela Zedda le pronunciò nel corso dell’intervista che Ambra Pintore le fece per la sua trasmissione ‘’I 5 sensi dell’arte’’ andata in scena su Videolina il 18 giugno 2022. Sono parole importanti che dimostrano appieno la risolutezza e l’elevata concezione della fotografia di cui Daniela Zedda, venuta a mancare prematuramente il 28 maggio del 2023 all’età di 64 anni, aveva fatto di marchio di fabbrica e caposaldo. Per lei, i cui scatti hanno per lungo tempo arricchito le pagine del quotidiano ‘‘L’Unione Sarda”, la fotografia non era semplicemente precisione tecnica, desiderio di realizzare qualcosa di impeccabile e che potesse catturare l’attenzione ma molto di più: era la capacità di cogliere negli sguardi e nei movimenti delle persone e dei luoghi che si trovava davanti la loro parte più pura, genuina e profonda.
E proprio all’insegna della profondità e di un’empatia unica tradotta in immagini risulta essere la ‘’passillara’’ a lei dedicata che percorre, per circa trecento metri, il tratto lungo il Molo Ichnusa sino a Su Siccu nella sua Cagliari, in cui è possibile vedere trenta scatti realizzati dalla fotografa cagliaritana, una selezione attenta e dettagliata tratta dal suo libro sul capoluogo fatto insieme all’amico fraterno Sergio Benoni, fondatore di Radio X, pubblicato nel 2022 dalla casa editrice EMONS, intitolato ‘’111 luoghi di Cagliari che devi proprio scoprire’’. Luoghi che restano impressi, non semplicemente per la loro bellezza naturale, ma per l’abilità della fotografa di mettere a nudo la loro componente più struggente e disincantata, senza mai calcare la mano riuscendo a mettere in evidenza il loro fascino con umiltà e naturalezza. Luoghi in cui, come rimarcato dalla sorella Luisa che porta avanti l’associazione Tyche fondata proprio dalla Zedda e a cui è affidato il suo ricchissimo archivio, scavava dentro e che non rappresentavano solamente delle vedute ma veri e propri ritratti della città.
Il mare fa sfondo, le persone passeggiano, c’è chi corre, chi procede a piedi, chi si concede un giro in bici: sulla sinistra la prima immagine su cui è possibile soffermarsi è quella del porto di Cagliari, seguita dalla sella del diavolo, dalla torre del Poetto, dallo stagno soleggiato di Santa Gilla, dal quartiere della Marina, dall’anfiteatro romano, per poi passare alla necropoli di Tuvixeddu, alla grotta della Vipera, alla cava di Monte Urpinu, al museo Sant’Eulalia, c’è spazio anche per due giovani impegnati nell’arrampicata in una mattina tiepida a S’avanzada nei pressi del Terrapieno. Si va poi all’immancabile torre dell’Elefante, alla Cattedrale di Santa Maria Assunta e Santa Cecilia vista lateralmente dal basso, inquadratura suggestiva e particolare, successivamente ci si sposta nel verdeggiante quartiere di Villanova dove viene messa in risalto una signora intenta a innaffiare le proprie piante, fotografata di spalle mentre guarda il tragitto davanti a sé, non manca anche l’orto botanico, oltre alle delicate ed eleganti jacarande nel largo Carlo Felice, l’attenzione si sposta su Palazzo Boyl, sulle opere di Gaetano Cima, sulla cripta di San Sepolcro, sul cimitero di Bonaria, sulle opere di Eugenio Tavolara e di Costantino Nivola, per poi andare verso i particolari di Palazzo Bacaredda, sui dormienti all’interno dei Giardini Pubblici, sull’arte urbana nella galleria del Sale.
Tra gli scatti più intriganti spicca quello rinominato ‘’la donna del mistero” ovvero un grande medaglione liberty in terracotta che ritrae il busto di una donna affascinante, il tutto nel cortile della scuola materna di via Martini nel quartiere di Castello. Si ritorna ai particolari focalizzandosi sull’Exma, per poi andare alla Chiesa di San Michele a Stampace e a quella di Sant’Efisio. Particolarmente intensa è la fotografia che ritrae i tetti delle case al tramonto, in cui è possibile scorgere la città nella sua fase più malinconica e dolce da un osservatorio privilegiato e suadente come quello del belvedere di Porta Cristina. Un ultimo scatto che chiude la mostra permanente ‘’La città parlante’’ in maniera speciale e con un tocco di nostalgia che non guasta.
Una mostra, questa, che dimostra appieno il talento cristallino di Daniela Zedda, permeata dalle atmosfere jazz che amava e in cui ha mosso i primi passi nella Cagliari degli anni Ottanta, mettendo in risalto i particolari di fuoriclasse del calibro di Miles Davis e Dizzie Gillespie. Per lei, come rimarcato anche dalla cronista Simonetta Fiori sul quotidiano ‘’La Repubblica’’, il ritratto era ricerca e contatto, un’arte del racconto più attenta alla sostanza umana che alla costruzione estetica. Elementi che hanno caratterizzato Daniela Zedda, umanamente e professionalmente, rendendola una fotografa autentica e schietta, distante dalla ricerca delle luci della ribalta o di facili consensi. Una fotografa dell’anima, che fosse quella dei luoghi o della gente, consapevole che dietro ogni scatto si celano i sentimenti più profondi e sinceri, il tutto in una Cagliari sognante, a tratti stizzita, a tratti materna più che mai la quale, nonostante tutto, non smette di essere rifugio e certezza nella precarietà dei tempi attuali.



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