Procedere assieme in questo cammino chiamato vita, fatto di quotidianità con i suoi momenti più lieti e quelli meno felici. Procedere uniti amalgamando il senso profondo di comunità, costruendo legami solidi che rappresentano un porto sicuro negli istanti più complessi. Questo è ciò che caratterizza la Parrocchia di San Giovanni Battista de La Salle in via Seneca a Monserrato, guidata da quasi dieci anni – per la precisione dal 2017 – da una figura carismatica e ricca di empatia come quella di Don Walter Onano, uomo di fede e di sport capace di trarre insegnamenti preziosi da entrambi gli ambiti. Una parrocchia motivata, consapevole dell’importanza del dialogo tra generazioni diverse, proiettata verso il domani con fiducia e consapevole al contempo del significato del proprio percorso e di chi con essa lo ha condiviso lasciando una parte di sé da custodire gelosamente. Un percorso scandito da nuovi passi in direzione del bene che si diffonde, come affermato dal filosofo Tommaso d’Aquino nella sua opera ‘’Summa Theologiae’’. Un bene sincero, puro e duraturo per cui vale sempre la pena dare il meglio di sé, trovando nelle persone che si incontrano un’occasione di crescita umana e spirituale.
Don Walter nel 2024, l’11 dicembre, è stato celebrato il ventennale della consacrazione della Chiesa: che momento ha rappresentato per la vostra parrocchia?
La celebrazione del ventennale ha rappresentato un momento profondamente significativo per tutta la comunità, potrei dire un crocevia di memoria e futuro. Non solo un anniversario “storico”, ma un’occasione per rileggere il cammino fatto, rinnovare il senso di appartenenza e riaffermare la missione pastorale della parrocchia. Un momento di forte intensità emotiva e simbolica. È stato un tempo di memoria, gratitudine e rilancio: memoria per chi ha contribuito alla crescita della comunità, gratitudine per il percorso condiviso e rilancio verso nuove sfide e nuovi impegni. Direi un’occasione corale per ripercorrere vent’anni di storia vissuta insieme: i volti, le sfide, le iniziative che hanno costruito l’identità della parrocchia. La celebrazione ha assunto il valore di una tappa di rinnovamento, nella quale la memoria si è intrecciata con una nuova coscienza comunitaria. Accanto alla gratitudine per il passato, è emersa la volontà di rimettere al centro la missione pastorale, in un tempo che chiede nuove forme di ascolto e presenza sul territorio. È stato, in sintesi, un ponte tra ciò che la comunità è stata e ciò che vuole diventare.
Quante persone, orientativamente, comprende la parrocchia e qual è la fascia d’età?
La parrocchia di San Giovanni Battista de La Salle è una parrocchia “viva”: infatti, raccoglie migliaia di persone, circa 8000, e si presenta come una realtà demograficamente vivace e diversificata. Si estende su due comuni: Monserrato, nel quale ha la sede la chiesa e Selargius, una zona nuova e in espansione. Il territorio è abitato da famiglie giovani, coppie con bambini e ragazzi in età scolare, ma anche da una consistente presenza di adulti e anziani, che rappresentano una memoria preziosa. Questa varietà generazionale è uno dei tratti distintivi della comunità: convivono energie, bisogni e sensibilità differenti, che richiedono una proposta pastorale articolata. La parrocchia è uno snodo sociale prima ancora che religioso, un luogo in cui si incontrano vite e percorsi molto eterogenei.
Quali iniziative vengono portate avanti dalla parrocchia?
Le iniziative sono molteplici e spaziano su più ambiti. L’azione pastorale si sviluppa su più fronti, rispecchiando la complessità dei bisogni della popolazione. La parrocchia si impegna a offrire proposte che parlino al cuore di ogni fascia d’età. Le attività catechistiche coinvolgono bambini, adolescenti, giovani e adulti, con percorsi formativi pensati per ogni età e momento della vita. La parrocchia offre inoltre incontri biblici e spirituali, spazi di confronto e riflessione per chi desidera approfondire la propria fede. Sul fronte sociale, l’impegno caritativo è uno dei pilastri dell’identità comunitaria: iniziative a sostegno delle famiglie in difficoltà, raccolte alimentari, progetti di prossimità che permettono di rispondere a bisogni concreti. Non mancano gli eventi comunitari – feste patronali, incontri culturali, momenti di convivialità – che rafforzano la coesione e rendono la parrocchia un luogo riconoscibile nella vita del quartiere.
Giovani e Oratorio: che rapporto hanno e quali attività svolgono?
Direi che tra giovani e Oratorio esiste un legame naturale, fatto di presenza e progetti. E anche qui è saldo e spontaneo. I nostri ragazzi lo vivono come un luogo sicuro, familiare e accogliente, dove incontrarsi, crescere e condividere esperienze significative. Questo spazio rappresenta per molti di loro un luogo sicuro, inclusivo, in cui essere accolti senza giudizio. È un punto di riferimento che va oltre il semplice intrattenimento: è un laboratorio di crescita personale e relazionale. Le attività spaziano dai giochi e tornei agli incontri formativi, dai gruppi di condivisione ai momenti di spiritualità. L’Oratorio sostiene anche iniziative di volontariato e supporto scolastico, contribuendo alla formazione dei ragazzi come cittadini consapevoli. È un luogo dove si impara a stare insieme, a collaborare, a costruire relazioni: un presidio educativo indispensabile in una realtà sociale che spesso lascia i giovani privi di punti fermi.
Apriamo il capitolo della ‘’Casa del Fanciullo a Monserrato’’: cosa rappresenta per la comunità monserratina e quali sono i progetti della parrocchia per il futuro?
La Casa del Fanciullo rappresenta uno dei luoghi simbolici, un vero cuore pulsante della comunità monserratina: un ambiente educativo, umano e spirituale che ha accompagnato generazioni di bambini e ragazzi. È sempre stato un presidio di accoglienza, crescita e cura della persona. Tutto ebbe inizio nel lontano 9 ottobre 1960, quando i Fratelli delle Scuole Cristiane, guidati da Frate Terenzio Mastrecchia, giunsero in una Monserrato ancora segnata dalla povertà del dopoguerra. La loro missione educativa prese forma tra i bambini poveri, i cosiddetti “sciuscià”, offrendo loro accoglienza, istruzione e speranza. La Casa del Fanciullo, divenuta poi la Scuola Elementare parificata “E. Pintus”, fu molto più di una scuola: fu rifugio, casa, luogo di crescita, di dignità e di promozione sociale. Purtroppo, nel 2024 la comunità religiosa, con i Fratelli ormai anziani e la mancanza di vocazioni, ha lasciato la nostra cittadina e la scuola è stata affidata a una cooperativa di insegnanti laici che hanno portato avanti l’Istituzione e la scuola per un anno. La Congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane, pertanto, perché questo stabile non fosse abbandonato, ha deciso di donarlo alla nostra parrocchia, che è la prima in Italia dedicata al loro Fondatore, perché continui a essere un punto di riferimento per i giovani e le famiglie. Una scelta che onora profondamente la nostra comunità e ci affida una responsabilità grande: custodire e far fruttare una memoria viva, trasformandola in un progetto per il futuro. Ora, a distanza di oltre sessant’anni, quel carisma educativo torna a fiorire. La “Casa del Fanciullo” rinasce come Oratorio e Centro Pastorale al servizio della città. Per il futuro, la parrocchia intende valorizzare ulteriormente questo spazio, potenziando i progetti educativi, rinnovando gli ambienti e creando nuove proposte in collaborazione con famiglie e realtà del territorio. L’obiettivo è renderla sempre più una “casa” per i giovani e un servizio per l’intera comunità.
Dal 2017 Don Walter Lei è alla guida della parrocchia de La Salle: che anni sono stati questi?
Sono stati anni intensi e ricchi di cambiamenti, segnati da sfide ma anche da molte opportunità. Dal mio arrivo, nell’ottobre del 2017 a oggi, la parrocchia ha vissuto un periodo intenso, caratterizzato da riorganizzazione, ascolto e rilancio delle attività comunitarie. Ho ereditato la parrocchia da don Efisio Zara e prima di lui dall’opera immensa del compianto don Giampaolo Serra, il fondatore. In questi anni ho cercato di valorizzare ciò che già funzionava e sperimentando nuovi linguaggi pastorali. La comunità ha dovuto affrontare anche sfide non previste, come il periodo della pandemia, che ha costretto a ripensare radicalmente modalità e tempi della vita ecclesiale. Nonostante ciò, il legame tra parrocchia e territorio si è rafforzato, grazie a una pastorale che ha cercato di rimanere vicina alle persone, anche nelle situazioni più complesse. Sono stati anni di crescita, ascolto e rinnovata fiducia, in cui la figura del parroco ha rappresentato un punto di stabilità e di guida. Ma non posso dimenticare l’assidua collaborazione di tanti, senza i quali nulla di tutto ciò che si è fatto sarebbe stato possibile. Ho cercato di guidare la comunità con uno stile inclusivo e attento alle persone, favorendo la partecipazione, rilanciando la vita dell’Oratorio e curando la dimensione spirituale e pastorale. Sono stati anni di rinnovamento, ascolto e crescita condivisa. Tanto c’è ancora da fare. L’opportunità della “Casa del Fanciullo” non è il termine del percorso. Posso dire la parrocchia è un cantiere aperto e in continua evoluzione, infatti, c’è sempre la realizzazione del progetto nelle aree pertinenti alla chiesa parrocchiale nelle quali dovranno sorgere un campo sportivo polivalente, il plesso delle aule catechistiche e per gli incontri delle varie realtà operanti al suo interno, un teatro e la casa parrocchiale.
In una società frenetica come quella attuale, quanto sono importanti le parrocchie?
Le parrocchie, in una società che corre sempre più veloce, sono fondamentali perché rappresentano uno degli ultimi luoghi capaci di accogliere, ascoltare e creare relazioni autentiche. Il loro ruolo oggi è duplice: è spirituale, perché aiutano a rileggere la vita alla luce del Vangelo, ed è anche sociale, perché promuovono solidarietà, educazione e integrazione. Sono punti di riferimento stabili in una quotidianità che cambia sempre più rapidamente. Nella società frenetica e iperconnessa di oggi, spesso segnata da solitudini nuove e relazioni frammentate, le parrocchie assumono un ruolo che va ben oltre il rito. Sono uno degli ultimi luoghi in cui le persone possono riconoscersi come comunità, trovare ascolto, sostegno, condivisione e senso. Offrono spazi di silenzio e spiritualità, ma anche di convivialità, cultura, solidarietà. In un contesto che cambia rapidamente, le parrocchie restano punti fermi: luoghi di umanità, presenza e cura. Il loro compito è diventato ancora più cruciale: essere ponti tra le generazioni, tra il territorio e i suoi abitanti, tra i bisogni delle persone e la risposta di una comunità che non vuole lasciare indietro nessuno.



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