Mettere da parte i pregiudizi, le proprie opinioni personali e ciò che si considera certo. Indossare i panni degli altri, avvicinarsi a essi con la consapevolezza che solo cercando di comprendere davvero chi si ha davanti è possibile costruire una comunità che sia realmente tale, all’insegna del dialogo e di un confronto costruttivo che consente di passare da una dimensione individuale a una collettiva dove il senso di comunità fa da caposaldo. Questo è il fulcro dell’importante lavoro di Don Maurizio Mirai, docente di Teologia sistematica alla Facoltà Teologica della Sardegna, dal titolo ‘’La catechesi come servizio all’esperienza di fede’’ pubblicato per Metis Academic Press, presentato nel pomeriggio di giovedì 30 aprile nell’aula magna della Facoltà Teologica a Cagliari in via Sanjust 13, davanti a un pubblico costituito da una trentina di persone, dalle 17.30 sino alle 18.45. A presentare il volume Monsignor Ignazio Sanna, Arcivescovo emerito di Oristano e presidente emerito della Pontificia Accademia di Teologia, con la moderazione dell’incontro affidata al professor Alberto Cosseddu. Alla presentazione del lavoro fresco di uscita, non è mancato Monsignor Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari.
Dopo i saluti istituzionali a opera di Monsignor Baturi, si è entrati nel vivo della presentazione, toccando svariati temi: per prima cosa, si è posto l’accento sull’importanza di una chiesa in grado di educare alla fede tramite la bellezza della vita, oltre che sulla necessità di coinvolgere i più giovani nel cammino della fede andando oltre i cammini classici già conosciuti. Altro aspetto centrale sottolineato nel corso della serata è stato quello dell’importanza del saper vivere, elemento da coniugare con il saper credere, due temi profondamente legati e complementari. «La fede è uno stile di vita, non semplicemente uno sfoggio di erudizione fine a se stessa», ha puntualizzato Monsignor Ignazio Sanna. «Prima ancora di essere credenti dobbiamo ricordarci di essere credibili».
Molteplici gli argomenti affrontati come, ad esempio, l’impatto notevole che il periodo pandemico ha avuto nella vita delle persone, un impatto considerevole che ha cambiato anche gli equilibri della fede e del modo di viverla. Soffermandosi sempre più dettagliatamente sull’opera, è stata sottolineata l’importanza per l’autore di Luciano Meddi maestro prezioso nel suo percorso formativo, e il concetto di comunità pratica intesa come l’attività del fare in una dimensione comune in cui mettersi alla prova e migliorarsi, uno dei concetti più rilevanti dell’opera di Don Mirai. Monsignor Sanna ha rimarcato la necessità di relazioni e di legami autentici, in grado di consentire alle persone di andare oltre le invidie e le contrapposizioni fini a se stesse. Particolarmente significativa a riguardo queste sue parole: «in ogni cuore umano c’è un anelito di infinito. È importantissimo trovare la parola giusta quando si ha davanti a sé un’altra persona. Una parola può illuminare e salvare e al contempo può rovinare un’esistenza. Non bisogna assolutamente scordarsi di questo».
Poco dopo a prendere la parola è stato professor Cosseddu che ha rimarcato: «c’è bisogno di una catechesi che abbracci l’intero essere di una persona, andando oltre una riflessione eccessivamente razionalistica. La catechesi è un’esperienza che abbraccia le molteplici dimensioni degli esseri umani, deve essere un qualcosa che abbraccia un ampio spettro di sfumature e varianti. La catechesi è il motore stesso della fede». Una fede su cui si è concentrato con massima attenzione l’autore dell’opera Don Mirai intervenuto in conclusione della presentazione: «questo è un libro frutto di un attento studio ma anche di significative esperienze sul campo che ho avuto il privilegio di fare e che non possono assolutamente mancare. Rendere le nostre comunità più missionarie e più attive, oltre che autentiche, deve rappresentare un obiettivo centrale da perseguire, da non perdere mai di vista».
La sua attenzione si è rivolta proprio sul concetto di comunità e sulla sua importanza. «è nella comunità», ha aggiunto, «che tutto prende forma ed è tramite essa che è possibile portare un messaggio rinnovato del Vangelo. Ogni esperienza umana può diventare un’autentica esperienza di fede e questo aspetto va tenuto bene a mente. La fede è un impegno quotidiano che deve raggiungere la vita concreta delle persone. Nelle comunità bisogna stimolare la ricerca di relazioni davvero significative. Bisogna far sì che nell’animo delle persone che incontriamo scocchi una scintilla in grado di innescare un cambiamento sincero che consente di osservare il mondo con occhi diversi».



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