Praga, la Città delle Cento Torri – Stověžatá Praha

Da Vienna, capitale dell’Austria, sono arrivato alla Città delle Cento Torri, Praga.

Una città davvero incantevole, oltre che magica, come avrete modo di scoprire nei prossimi articoli.

Praga ha una storia affascinante, che affonda le radici nel Medioevo, quando viene fondata la Città Nuova (Nové Město in ceco). È il 1347 e il Re Carlo IV decide di creare un insediamento nuovo sulla riva orientale della Vitava, il fiume che attraversa la città (e che i non cechi chiamano Moldava). Dopo alcuni secoli, tra battaglie e defenestrazioni storiche, quattro centri storici verranno fusi assieme nel 1784. Questa data può considerarsi valida come compleanno della città, che crescerà ulteriormente integrando, nel 1850, il quartiere ebraico di Josefov.

Prima vi ho parlato di “Defenestrazioni”, letteralmente “gettare qualcosa…o Qualcuno dalla finestra” perché Praga è nota per tre episodi similari tra loro. Le prime due, datate 1419 e 1483, nascono da tensioni e dissidi tra schieramenti opposti di Ussiti, cristiani riformatori e rivoluzionari. È la terza defenestrazione che porterà Praga (e tutta l’Europa) all’interno di quella che –prima del Primo Conflitto Mondiale- venne considerata il più sanguinoso dei conflitti su scala Mondiale, la Guerra dei Trent’Anni.

Dalle finestre del Castello di Hradčany, due governatori imperiali cattolici furono “gentilmente” buttati fuori dai sostenitori protestanti del Conte Thum, capo della rivolta. I Governatori si salvarono, volando per 10 metri e atterrando sul morbido: una bella montagna di letame.

Da lì in poi, per trent’anni, tutte le Nazioni Europee dell’epoca entreranno, a fasi alterne, in una guerra folle e inutile (Del resto, non esistono guerre utili e savie).

Continuando a girare per il centro storico di questa incantevole città, tra scorci di rara bellezza, ti imbatti anche in opere architettoniche contemporanee che hanno caratterizzato il nuovo volto della città, come la Tančicí dům, la Casa Danzante.

Progettata dal croato Vlado Milunić in cooperazione con il canadese Frank Gehry, questa unicità che incanta si trova nella vecchia Città Nuova, a rimpiazzare delle strutture abbattute dai pesanti bombardamenti subiti dalla città durante la Seconda Guerra Mondiale.

Già, dagli anni ‘30 del Novecento, Praga entra nel mirino del Terzo Reich, che vede nella città (e nella Cecoslovacchia) un territorio da annettere. Nel 1939 diventa ufficialmente la capitale dello stato satellite nazista denominato “Protettorato di Boemia e Moravia”. Dalla città, in particolare dal quartiere di Josefov, oltre 50.000 persone di religione ebraica verranno deportate verso i campi di sterminio. Soltanto un esiguo numero di questi poveri esseri umani riuscirà a tornare a casa, trovando la città in briciole.

 

Praga è sempre stata una città viva e in fermento, che ha avuto la sfortuna di passare da un regime assurdo (il Nazismo) ad un altro (il Patto di Varsavia e il Comunismo dittatoriale e oppressivo dell’URSS).

 

Nel 1968, stanchi di non poter far sentire la loro voce al mondo, i cecoslovacchi (Sino al 1993 esisteva la Cecoslovacchia, ricordate? L’unione di due Nazioni, culture, storie radicalmente differenti, come la parte Ceca e quella Slovacca) eleggono il riformista Dubček sale al potere, cercando di portare la Nazione verso ottiche più moderate e libertine. Tale aria di libertà e riformismo, chiamata “Primavera di Praga” terminerà il 20 agosto dello stesso anno, “grazie” ai carri armati URSS (Per inciso, la Nazione resterà militarmente occupata sino al 1989).

In questi mesi Dubček proporrà la divisione (avvenuta venticinque anni dopo) tra Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca. In questi mesi uno studente ceco, Jan Palach, in protesta con il regime sovietico, si suiciderà dandosi fuoco. Il suo busto, monumento alla libertà e ai sacrifici che essa comporta, è tuttora meta di pellegrinaggio. Sono andato a vederla: si trova in Piazza San Venceslao, nel cuore pulsante di Praga.

 

La libertà, per l’appunto: dopo aver penato per altri 21 anni da quella Primavera del ’68, i cecoslovacchi scesero in piazza. Era il 1989, il Comunismo stava crollando (così come il Muro di Berlino) e la popolazione attuò la cosiddetta “Rivoluzione di Velluto”: come dissolvere il regime comunista senza usare le armi.

I Cechi sono una popolazione, come vi ho già scritto, viva, attiva, con una storia letteraria di una ricchezza davvero unica, che immerge le sue radici nei Mirti e nelle leggende, che ha avuto incredibili influenze secolari (I Turchi, gli Ottomani, gli Asburgo – Lorena del Sacro Romano Impero prima e dell’Austro-Ungarico poi…).

Seguitemi, aspettiamo che il sole tramonti sulla Moldava (anzi, sulla Vitava): per parlarvi della “Magica Praga” e guidarvi nei meandri più oscuri della Capitale, ci serve la giusta atmosfera.

 

Uvidíme Se Brzy! (Ci Vediamo presto!)

 

 

 

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