Tahar Ben Amara – La Spada dei quattro mori

“Il futuro dipende da quello che facciamo nel presente”.

Cosa ne pensi di questa frase Tahar? È uno dei miei mantra. L’atteggiamento che hai oggi è fondamentale per il tuo futuro. Così ha inizio la bellissima chiacchiera con Tahar Ben Amara.

 

Tahar Ben Amara, classe 1987, nato a Casteddu ha come segno particolare indiscutibilmente la grinta. Un piacevole chiacchierone, entusiasta nelle sue parole e toni, che scorrono, tra passione, sport e scherma.

Si, lui è uno schermidore, spadaccino, fiorettista del Cus di Cagliari, attualmente campione regionale assoluto di spada e chissà che per qualche “caso” (che non esiste) si aprano le porte delle olimpiadi tra qualche tempo.

 

“Il futuro dipende da quello che facciamo nel presente”.

Cosa ne pensi di questa frase Tahar? È uno dei miei mantra. L’atteggiamento che hai oggi è fondamentale per il tuo futuro.

 

Bene, quando è iniziato questo presente da campione regionale di scherma?

 

Mi racconta che è sempre stato un bambino vivace, per anni un “atleta di strada, da parco”. Tutti gli sport erano un gioco o una sfida e lui era lì, sempre pronto a immergersi in una nuova attività.

 

Incontra la scherma per caso alle elementari e in principio era solo uno tra i tanti giochi, salvo poi in adolescenza, tra i 14 e i 16, prendere coscienza che quella era una strada che voleva fermamente percorrere con tutto se stesso, muscoli e mente. Iniziano le sfide vere, con “quelli più grandi”, il livello si alza e Tahar non ha paura di sollevare la sua asticella di impegno, sacrifici e allenamenti. Capisce che c’è qualcosa in più che può dare e ricevere dalla scherma.

 

Si sente fortunato, ha la possibilità di avere un team coeso e vicino, confrontarsi con un grande schermidore da cui impara moltissimo: Corrado Ancis. Nel tempo questa profonda passione lo porta a partire fuori dall’Isola alla ricerca di un confronto che lo faccia crescere.

 

Bisogna avere “fame di sapere e imparare” – mi dice. “La scherma è uno sport molto tecnico e più ci si mette in gioco confrontandosi con persone migliori, più si impara.”

 

Cresce.

 

Dal 2005 ha a che fare con i bambini, da una mano agli istruttori di allora e osserva le nuove generazioni che trova tutte diverse e con atteggiamenti svariati.

 

Cosa vorresti che le persone prendessero da questo sport?

La scherma è uno sport molto particolare, ti insegna la disciplina e il rispetto del prossimo, ma anche del proprio stato mentale e fisico. È quasi Zen. In fondo hai un’arma in mano, non puoi non avere un equilibrio al tuo interno.”

 

Stoccata dopo stoccata, arriva il 2015 e le qualificazioni ai campionati regionali. Nel 2016 è formalmente Maestro di scherma. Tante soddisfazioni in uno sport in cui spesso anche se dai il massimo “ti prenderai uno schiaffone”, che ti insegna, prima che a vincere a saper perdere (perché nelle gare c’è sempre e solo un vincitore, tutti gli altri sono sconfitti).

 

Cosa ti piace e cosa no?

Mi piacciono tanto pasta, pizza e musica hip hop americana anni ’90-2000 e ho detto le prime cose passatemi in testa perché davvero potrei parlare per ore di troppe cose!

Non mi piace la strategia del lamento, credo che impegnarsi nel trovare una soluzione a un problema specifico sia la chiave giusta del successo, in qualsiasi campo della vita.

 

Quante ore ti alleni a settimana?

Mi alleno circa 7-8 ore alla settimana tra incontri in pedana e allenamenti cardio respiratori o di preparazione fisica, anche se per fortuna grazie al doppio lavoro di insegnante di educazione fisica a scuola e Maestro di scherma ho all’attivo circa 30 ore settimanali di movimento attivo, che mi garantiscono uno stato di forma ottimale anche alla soglia dei 36 anni.

 

Una persona che ti ha incoraggiato nella tua carriera?

I miei genitori sono sottintesi perché senza il loro appoggio mi sarei sentito sicuramente molto più solo…entrando invece più nella materia schermistica il mio mentore sportivo di adolescenza è stato Corrado Ancis, lo spadista sardo più forte che ci fosse in circolazione quando ero al liceo, nonché probabilmente lo spadista più forte della Sardegna degli ultimi 30 anni, che diventò mio compagno di allenamento e accompagnatore personale alle trasferte nazionali, il quale cercò sempre di trasmettermi tutte le sensazioni positive acquisite negli anni, spingendomi a cercare di migliorarmi e di diventare più bravo di lui. Senza di lui non sarei cresciuto da ragazzino come ho fatto. Non dimenticherò mai il giorno in cui mi disse “Ormai non ho più dubbi, quello che hai fatto tu nella scherma vale molto più di qualsiasi cosa abbia fatto io”, è stato forse il “premio” più bello mai ricevuto.

 

Nella seconda parte di carriera, dopo i 25 anni, il mio più grande sostenitore è stato il mio amico fraterno e collega di sala Andrea Tiana, che con un lungo lavoro mentale e pratico mi ha fatto capire meglio quali fossero le mie qualità e come potessero essere sfruttate meglio nella mia carriera da atleta, e nel mio percorso magistrale da Maestro, in cui ha avuto un ruolo determinante. Se oggi sono così appassionato del lavoro che faccio è anche grazie a quanto lui ha creduto in me come essere umano.

 

Dulcis in fundo…Se dico la parola Olimpiadi?

 

Sono un sogno, un bell’obiettivo e ci ha pensato e lavorato tanto, soprattutto dopo due gare di coppa del mondo con la nazionale italiana. Tahar sa di “essere grande” e comprende la scelta di chi sceglie chi portare alle olimpiadi perché si guarda in prospettive quadriennali non di singola esperienza.

 

Il suo è un ragionamento che non fa una piega, però, c’è sempre un però, speriamo di vederlo alle olimpiadi: il tifo è per te!

 

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LaBovati

LaBovati è una e trina. Scrive per conto della sua FrangiArmata di parole e idee. Ama le rotture di schemi, meno quelle di scatole. Racconta da (scegliete voi un anno) i celeberrimi #tasinanta delle persone

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