Sean Connery – I 90 anni di Sir Highlander

Icona del cinema, volto indimenticabile dell’Agente Segreto più famoso al servizio di Sua Maestà. Se il personaggio di James Bond è entrato nell’immaginario collettivo, lo dobbiamo a Sir Sean Connery.

In occasione del suo 90° compleanno, seguitemi: ripercorremo le tappe più importanti e significative della sua vita, sul set e fuori.

 

Da Edimburgo alla conquista di Holywood (passando per la Royal Navy)

Thomas Sean Connry nasce a Fountainbridge, Edimburgo, il 25 agosto del 1930, figlio di una cameriera e di un contadino/camionista. Sin da giovane attirato dal mondo dell’arte, a undici anni inizia a prendere lezioni di danza. La scuola non lo appassiona e così, giunto a sedici anni, decide di lasciarla per arruolarsi nella Royal Navy. La sua esperienza nella Marina di Sua Maestà durerà 4 anni, prima di interrompersi per via di una grave ulcera gastrica. Tuttavia l’esperienza lascerà due segni indelebili sulla pelle del giovane Connery. Sono due tatuaggi, il primo recante la scritta “Mom & Dad”, l’altro “Scotland Forever”. Come a ricordare due grandissimi valori per Sean: famiglia e patria. Prova a togliere la Scozia da uno scozzese, è impossibile.

Uscito dalla Marina, Sean percorre diverse strade lavorative: bagnino, muratore, lavapiatti, verniciatore di bare (tutto vero), bodyguard e modello nudo per l’Edinburgh Art College e per la gioia delle studentesse.

Grazie a quest’ultima esperienza scopre l’amore per la recitazione e inizia a manifestare la calvizie che -di certo- non fermerà la sua carriera, come leggeremo a breve. Infatti, nel 1953 partecipa al concorso di Mister Universo in rappresentanza della sua Scozia, arrivando terzo. Il fisico ce l’ha, lo sguardo ammaliante pure, la voce è profonda e sensuale, dunque perché non lanciarlo nel mondo dello spettacolo? Così capita: prima piccole parti in produzioni televisive. La svolta arriva nel 1962: Albert Broccoli e Harry Saltzman lo scelgono per dare fisciità e volto a James Bond, l’Agente Segreto 007 nato dalla penna di Ian Fleming (che, a sua volta, fu Agente Segreto della Corona). C’è un “dettaglio”: Bond non è calvo, Sean decisamente sì. A tutto c’è un rimedio: in questo caso si chiama toupet e aiuterà nella caratterizzazione del personaggio. In tutto, Connery vestirà per sette volte i panni di 007, a partire dalla prima “Missione Goldfinger”. Ma non ci sarà solo l’Agente Bond nella vita di Connery, che deciderà di svestirne i panni prima di rimanerne imprigionato come una mosca in una ragnatela, seppur dorata. E pensare che Connery, qualche tempo prima, aveva partecipato a un concorso -indetto dal “London Express”- per scegliere il “volto” di James Bond: era giunto terzo, guarda il destino. Tra una Missione e l’altra nei panni di Bond, Connery riesce a girare altre pellicole, venendo diretto da Alfred Hitchcock (“Marnie”). Nei panni dell’agente segereto tornerà per due volte, nel 1971 (“Agente 007 – Una cascata di diamanti”) e nel 1983 (“Mai dire mai” con Kim Basinger). Nel frattempo gira diverse pellicole diretto da Sidney Lumet, altro pigmalione dell’attore scozzese. Superati gli anni di Bond, Connery mostra con orgglio (quando non costretto da esigenze di copione) la sua “chierica”, la sua calvizie, creando -ante litteram- l’icona sexy dell’uomo calvo. I successivi Bruce Willis, Jason Statham e compagnia cantante devono ringraziare Connery per aver spianato loro la strada.

Negli anni Ottanta, più precisamente nel 1986, partecipa al blockbuster “Highlander”, dividendo la scena con un altro “bello”, Christopher Lambert. Il film è bello, gl effetti speciali lo rendono adatto a un pubblico eterogeneo e la colonna sonora firmata dai Queen completa il tutto. Inutile dire che le quotazioni di Connery, mai scese sotto un certo livello, acquistano nuova linfa e forza. Un anno davvero d’oro, il 1986: Sena si ritrova nei panni di Guglielmo da Baskerville nel mastodortico “Il nome della rosa”, tratto dal bestseller firmato Umberto Eco. Altra interpretazione con i fiocchi, premiata con il “BAFTA”. Sarà il viatico per l’Oscar, che Connery conquisterà due anni dopo grazie a “The Untouchables – Gli Intoccabili”. Storia originale tratta dall’autobiografia di Eliot Ness, il federale che -assieme alla sua squadra- inchiodò Al Capone e il miliardari e illeciti traffici da Gangster. Regia di Brian De Palma e un cast da urlo: Connery, Kevin Costner nei panni di Ness, Andy Garcia in quelli del suo braccio destro e Robert De Niro nei panni di “Scarface” Al Capone. Un capolavoro, che frutterà l’Oscar come Miglior Attore non protagonista” per il nostro scozzesone tutto d’un pezzo. La decade si conlude con il terzo film del franchise “Indiana Jones”, dove connery interpreta il padre dell’avventuriero, che ha il volto di Harrison “Han Solo” Ford.

Gli anni novanta lo vedono sempre sulla cresta dell’onda: nel 1990 gira “Caccia a Ottobre Rosso”, l’anno seguente sarà Re Riccardo Cuor di Leone in “Robin Hood – Principe dei Ladri”, dove ritrova l’amico Kevin Costner. A quanto pare, fare il Re gli riesce bene, visto che nel 1994 interpreta il “tradito” Re Artù in “Il Primo Cavaliere”, con Richard Gere nei panni di Lancillotto. Due anni dopo, si ritrova nei panni di un ladro nel pirotenico “The Rock” assieme a Nicholas Cage.

Il nuovo millennio lo vede sempre più nelle vesti di produttore oltre che d attore. “Scoprendo Forrester” del 2002 e “La Leggenda degli uomini straordinari” ne sono due esempi lampanti. Nel primo interpreta e produce la pellicola, girata da Gus Van Sant; nel secondo, idem con patate, dando voce e volto ad Allan Quatermain, uno dei personaggi creati da Alan Moore per la graphic novel e riproposti sul grande schermo.

Nel 2005 dichiara di voler lasciare il mondo della recitazione. “Troppi idioti”, sentenzia lapidario.

Capita anche che rifiuti due ruoli che entreranno nell’immaginario collettivo: il primo è quello di Gandalf il Grigio/Il Bianco nella trilogia de “Il Signore degli Anelli”, parte che poi andrà a Ian McKellen; il secondo è quello di Albus Silente, nella saga di “Harry Potter”. Per il primo rifiuto, Connery confesseà candidamente di non riuscire a capire bene il personaggio; per il secondo sosterrà di non aver creduto nel progetto.

Chissà come sarebbe stato un dialogo tra Frodo/Elijah Wood e Gandalf/Connery. Oppure un incontro, in quel di Hogwarts, tra Daniel Radcliffe/Harry e Sir Sean/Albus Silente.

Dimenticavo: nel 2002 viene nominato Sir dalla Regina Elisabetta II. E pensare che Sir Connery, oltre al tatuaggio di cui abbiamo parlato all’inizio della nostra biografia (Scotland Forever), non ha mai nascosto il suo pensiero riguardo l’indipendenza scozzese. Nel 2014 ha finanziato in maniera importante e sostenuto il referendum, terminato con la vittoria del “No”.

Uno splendido novantenne, Sir Sean: bravo, capace, mai fuori posto e dotato di quell’aplomb naturale che lo hanno fatto diventare l’Inglese più famoso al Mondo, nonostante di inglese non abbia nulla.

Tanti auguri, Sir: Scotland Forever.

 

Alberto Caboni

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A. b. C. Alberto Caboni

Nato l’anno dopo il trionfo del Mundial Spagnolo nella millenaria città di Cagliari, muove i suoi primi passi con una penna in mano, alla ricerca costante di fogli bianchi da riempire di lettere, parole, periodi, paragrafi. Dietro l’acronimo-pseudonimo si nasconde un essere senza volto (o quasi).

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