Padre Nicola Abbo. Una parabola di Misericordia

Un solo uomo che pratica la bontà nelle solitudini vale tutti i templi di questo mondo. Così scriveva Jack Kerouac, massimo esponente del movimento beat tra i più grandi narratori di sempre. E se alla bontà si allude, il pensiero non può non ricadere su Padre Nicola Abbo che per oltre trent’anni, dal 1957 al 1990, è stato la guida della parrocchia della Medaglia Miracolosa e il faro della comunità del quartiere di San Michele a Cagliari in un momento di estrema difficoltà dove le periferie, ancora più di oggi, erano considerate tristemente delle nullità e in cui si trovavano a essere per nulla valorizzate, lasciate a se stesse in una situazione di evidente sofferenza strutturale e umana. Ma Padre Abbo dalla sua aveva due virtù fondamentali a sostenerlo: una tenacia incrollabile e una empatia fuori dal comune che gli hanno permesso di costruire, in quel rione vittima di pregiudizi e stereotipi, una comunità forte e solida, capace di risollevarsi, rimboccarsi le maniche e fare fronte comune davanti alle difficoltà che la vita quotidiana presenta.

La figura di Padre Nicola Abbo è una parte preziosa e importante della città di Cagliari nel quale venne trasferito nel 1957. Una figura tratteggiata con accuratezza e precisione da Padre Carlo Cogoni nel suo libro ‘’Padre Nicola Abbo. Una parabola di misericordia’’, 63 anni nato a Gesturi Vicario nella parrocchia della Medaglia Miracolosa dal 1989, quella stessa parrocchia che Padre Abbo ha reso una famiglia, nel pieno senso del termine. Una famiglia unita, che della umanità ha fatto tratto distintivo. Nelle sessantatre pagine dell’opera di Padre Carlo Cogoni, arricchito anche da alcune foto in bianco e nero che ritraggono Padre Abbo durante istanti di vita quotidiana circondato dai suoi parrocchiani, ciò che emerge è la consapevolezza dell’immenso valore di quanto realizzato dal vincenziano durante i trentatré anni come parroco della Medaglia Miracolosa: una consapevolezza di cui fare tesoro per comprendere appieno quanto di rilevante è stato fatto.

La storia di Padre Abbo comincia il 23 agosto del 1902, in quel di Chiusavecchia in Liguria in cui nacque. La sua è una famiglia profondamente credente, grazie all’impegno dei genitori Ambrogio ed Elisabetta, tanto che ben tre figli si dedicheranno alla vita sacerdotale. Nel 1927 Nicola, per l’esattezza il 17 luglio, viene ordinato sacerdote e da quel momento prende avvio il suo percorso. L’approdo in Sardegna risale al 1952, dopo aver conseguito il dottorato in Diritto Canonico l’anno precedente, per la precisione  a Iglesias dove venne nominato Rettore del Seminario Diocesano e in cui rimase per cinque anni sino al 1957 anno in cui, per l’appunto, venne trasferito nella parrocchia della Medaglia Miracolosa in cui rimase sino alla morte, datata il 14 novembre 1990. Lo scenario che si presentava davanti ai suoi occhi non era dei migliori e in tanti al suo posto avrebbero desistito. Ma Padre Abbo non ha mai avuto paura di sognare in grande e di battersi per i propri obiettivi, nonostante le circostanze fossero complesse come ricorda a pagina 17 Padre Carlo Cogoni. «L’attuale chiesa non esisteva ancora, la liturgia veniva celebrata in una povera chiesetta di 80 metri quadrati, con i muri in blocchetti, il tetto di eternit e due piccole campane per convocare a Messa i fedeli». Padre Abbo è determinato, non si scoraggia, crea una sinergia efficace con i cittadini privati, fa breccia nei loro cuori, insiste con garbo e risolutezza con l’amministrazione pubblica e il 27 novembre 1960 vede il primo frutto dei suoi sforzi: nel giorno della ricorrenza liturgica della Madonna della Medaglia Miracolosa, viene posata la prima pietra della nuova chiesa progettata da Angelo Verri di Casale Monferrato, aperta al culto il 28 settembre del 1969 e consacrata il 21 settembre del 1978 dal Monsignore Giuseppe Bonfiglioli.

Lo sguardo di Padre Abbo, però, non si focalizza solo su questo obiettivo ma è già proiettato oltre. Dove esattamente? Verso la costruzione dell’oratorio, un altro tassello fondamentale per la sua comunità e, soprattutto, per i tanti bambini e adolescenti che trascorrevano le proprie giornate a girovagare esposti e mille trappole, senza una meta e supporto di alcun tipo. Anche in questo caso, Padre Abbo riesce nel suo intento, sorretto sempre da una grandissima fede: il 23 settembre del 1973, viene posata la prima pietra dell’oratorio che si estende nell’area tra via Is Mirrionis, via Montesanto e via Trincea delle Frasche. Un oratorio che ancora oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, coinvolge tanti giovani e tante persone che danno il loro contributo. Padre Abbo, come afferma l’autore del piccolo ma intenso saggio a pagina 27, «conosceva tutti e da tutti era conosciuto. Non attendeva la Messa della domenica per incontrare i propri parrocchiani, andava a visitarli casa per casa. Era il parroco di tutti, per Padre Abbo erano tutti uguali e aiutava tutti indistintamente». Era, a tutti gli effetti, un punto di riferimento unico non solo per il quartiere di San Michele ma anche per chi viveva nei rioni limitrofi di Is Mirrionis e Bingia Matta. Buona volontà, capacità di ascolto, perseveranza: questo, e molto altro, era Padre Abbo che nelle sue giornate non stava un minuto fermo e consumava letteralmente le proprie scarpe per raggiungere le persone che gli chiedevano una mano d’aiuto. Una mano d’aiuto che Padre Abbo non ha mai negato a nessuno.  Conosceva intimamente strade come quelle di via Podgora, via Emilia e molte altre a cui nel corso degli anni, ingiustamente, sono stati affibbiate le peggiori definizioni, spesso fuorvianti e prive di fondatezza con il solo intento di distruggere. Ma Padre Abbo alle dicerie non ha mai dato alcun peso e tantomeno importanza e ha sempre preferito costruire passo dopo passo qualcosa di bello piuttosto che distruggere con cattiveria. «Le esigenze dei poveri», scrive a pagina 38 Padre Carlo Cogoni, «diventavano le sue esigenze». Basterebbe questa frase per comprendere l’altruismo che ha caratterizzato l’operato di Padre Abbo durante  tutta la sua vita. Una vita racchiusa dettagliatamente in questa opera costituita da una introduzione, dalla prefazione dell’Arcivescovo di Cagliari Monsignor Giuseppe Baturi, da sette approfonditi capitoli e dalla postfazione di Erminio Antonello. Elementi che contribuiscono non solo alla buona riuscita della realizzazione di un lavoro scritto con fluidità e cura per i dettagli ma, soprattutto, al tratteggiare il ricordo di una persona speciale che negli anni non si è mai affievolito.

Padre Abbo è stato, sino all’ultimo dei suoi giorni, testimone sincero della carità autentica. La carità autentica che, come ricorda  Monsignor Giuseppe Baturi nella sua prefazione, «Padre Abbo ha imparato alla scuola di San Vincenzo e che ama i poveri perché li stima». Ecco, il fulcro del pensiero e della esistenza di Padre Abbo sta proprio in questo: amare e stimare i poveri. Non essere semplicemente compassionevoli nei loro riguardi bensì figure in grado di ascoltarli profondamente, traendo da loro il meglio e facendoli sentire importanti e parte attiva nella società. Perché, proprio come insegna l’esperienza di Padre Abbo, non esistono persone irrecuperabili e situazioni disperate irrisolvibili. Esiste l’amore che si fa concretezza, in grado di oltrepassare limiti e ostacoli: un amore che non conosce censo e altre motivazioni fini a se stesse, ma che sa essere balsamo per i tanti animi sofferenti che attendono una mano d’aiuto per uscire dalla propria solitudine. Un amore di cui bisogna essere realmente messaggeri per non cedere alle sirene ingannatrici di un mondo, troppo spesso, competitivo in maniera malsana e che mai come in questo momento necessita dell’ascolto reciproco e di un dialogo fondato sul rispetto e sulla solidarietà.

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Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

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