Nicola Dessì – Lui e i Nuraghes

Laureato a Cagliari, Nicola Dessì dedica la vita alla ricerca e allo studio del patrimonio archeologico della Sardegna, con una passione forte per i nuraghi che guida il suo cammino.

 

Nato a Carbonia nel 1981, Nicola Dessì è un appassionato archeologo con una formazione ricevuta tra Carbonia, Cagliari e Bergamo. Laureato a Cagliari, ha dedicato e ancora dedica la sua carriera e vita alla ricerca e allo studio del patrimonio archeologico della Sardegna in particolare è l’amore per i nuraghi ad averlo sempre guidato nel suo cammino.

 

Qual è secondo te, Nicola, la scoperta archeologica più importante o significativa fatta in Sardegna?

I giganti di Mont’e Prama e il Monte D’Accoddi a Sassari sono tra i siti a oggi più importanti dell’antichità sarda.

 

Sembra non avere dubbi ed emerge fin dalle prime battute la sua dedizione e passione per l’archeologia lui che oggi è impegnato nello scavo di un pozzo di età nuragica – magari scoprirà che è sacro – nelle vicinanze di Perdaxius zona sud della Sardegna. Mi racconta che si inizia a lavorare alle 7.00 del mattino e in questi giorni di caldo torrido si termina a mezzogiorno. La conoscenza e conservazione del patrimonio storico dell’isola sono una sua anima fondamentale.

 

Qual è stata la scoperta più insolita o divertente che hai fatto durante le tue ricerche archeologiche?

Una scoperta insolita fu un vasetto di età nuragica che aveva ancora impresse le impronte digitali di un bambino/bambina.

 

Nicola ha nel cuore la divulgazione del sapere e della cultura nuragica. Probabilmente è diventato archeologo nei primi anni di vita. Era davvero piccolo, quando a cinque anni, rimase affascinato dal nuraghe vicino a casa e da allora la sua passione è cresciuta senza sosta. Fin da bimbo chiedeva ai suoi genitori di portarlo in giro per musei e a visitare nuraghi più lontani per imparare di più. Ora, ha trasformato questa passione in un lavoro che ama profondamente.

 

Recentemente ha scritto due libri per bambini “La civiltà nuragica per i più piccoli dall’Età del bronzo all’Età del ferro” e “La preistoria della Sardegna dal Paleolitico all’Età del rame” con l’obiettivo di condividere la bellezza della storia sarda in modo accessibile ai più piccoli. Non intende fermarsi qui: sta lavorando a un terzo libro ambientato nella Sardegna punica, continuando così a diffondere l’amore per la cultura e la storia della sua terra natia, partendo dalla popolazione più giovane.

 

Se potessi viaggiare indietro nel tempo e partecipare a un’epoca storica, quale sceglieresti e perché?

Mi piacerebbe molto tornare nell’Ottocento, lo trovo un periodo molto affascinante, spesso sogno di girare in carrozza per l’isola e andare alla ricerca di nuraghi da scavare ancora intatti insieme ad Alberto Ferrero della Marmora.

 

Da archeologo e amante della sua terra nutre il grande desiderio che i veri custodi e protettori dei siti archeologici in cui opera o ha operato siano i locali stessi. Crede profondamente nell’importanza di coinvolgere e sensibilizzare le comunità riguardo al proprio patrimonio storico e culturale. Sarebbe entusiasta di vedere i cittadini residenti prendere parte attiva nella conservazione e nella valorizzazione di questi luoghi, preservandolo per le generazioni future. Ritiene infatti che “solo attraverso il coinvolgimento diretto delle persone che vivono e amano il territorio” si possa garantire una cura autentica e amorevole per il ricco patrimonio archeologico della Sardegna e non possiamo che dargli ragione.

 

Esiste un periodo storico per l’umanità che cancelleresti e perché?

Il periodo dall’immediato secondo dopoguerra alla metà degli anni ‘70, è stato quello della maggiore speculazione edilizia che ha rovinato gran parte delle città e dei paesi europei.

 

Nicola viaggia spesso per l’Italia, partecipa in qualità di suggeritore di siti archeologici e bellezze artistiche a programmi radio e televisivi, tiene conferenze in Europa, cura laboratori nelle scuole. Ha in mente un progetto di podcast per divulgare la storia della Sardegna e appena avrà più tempo, tra uno scavo e l’altro, ci metterà la testa e la voce. La divulgazione a lui cara non si ferma e sicuramente troverà altre vie per arrivare alle persone, perché tutti conoscano quanta storia affascinante esiste ed è esistita in Sardegna tra miti, leggende e realtà antica e moderna facendo della sua narrazione: un’opera d’arte; un dialogo tra il passato e il presente.

 

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LaBovati

LaBovati è una e trina. Scrive per conto della sua FrangiArmata di parole e idee. Ama le rotture di schemi, meno quelle di scatole. Racconta da (scegliete voi un anno) i celeberrimi #tasinanta delle persone

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