Matteo Sau – Canta che ti passa

Spesso si utilizza la frase “è una persona normale” in senso riduttivo, come se non avesse nulla da dire al mondo. Io racconto storie normali e capita che tante persone che ascoltano i brani ci si ritrovino. Eccovi Matteo Sau un artista poliedrico che si destreggia tra le parole e la musica: un cantautore, paroliere oltre che giornalista. Scopriamo assieme quest’uomo normalmente creativo.

 

Ecco a voi Matteo Sau, un uomo normale – come lui si definisce – ma soprattutto un artista poliedrico che si destreggia tra le parole e la musica: un cantautore, paroliere oltre che giornalista. Con una carriera, sì perché è così, nell’ambito del giornalismo in particolare la politica, è stato autore sia per l’Unione Sarda sia per il Sardiniapost, ha sempre fatto della scrittura la sua forza. Le parole sono importanti, vanno sapute usare e ci si deve saper destreggiare, lui lo sa fare bene.

La sua passione però è per la musica. Una costante di vita da quando era adolescente fino a oggi in cui torna prepotente, tanto che a fine settembre uscirà il suo nuovo album con l’etichetta “La stanza nascosta records” dal titolo evocativo Quanto mi costa la felicità. I brani dell’album sono legati proprio da questo argomento, dove tutti i personaggi si fanno questa domanda: quanto mi costa la felicità? Solo che nel titolo non c’è volutamente il punto interrogativo. Mi dice lui.

Che ci vorrà dire? Aspettiamo dunque la fine di settembre per scoprire le sue creazioni musicali e continuare a essere ispirati dalla sua penna affilata!

In questi giorni ho sentito Matteo e poi per caso e per fortuna l’ho incontrato una sera a Casteddu e confermo la pura energia che sa trasmettere.

 

Qualche parola con Matteo.

 

Qual è stata o è attualmente la tua principale fonte di ispirazione per le tue canzoni e i tuoi testi?

Le fonti di ispirazione sia per le musiche che per i testi variano. Per quanto riguarda i testi è soprattutto il racconto a guidarmi. Mi piace raccontare storie e mi piace ascoltare storie: quindi è soprattutto questo aspetto a spingermi a scrivere. Mi viene in mente un fatto, una situazione o un personaggio e lo racconto lo faccio camminare attraverso le strofe e lo guido. La musica invece è proprio una variabile incontrollabile perché a volte note e melodia vanno da sole altre volte c’è il vuoto in testa e allora bisogna avere la pazienza per fermarsi in attesa che arrivi qualcosa che mi piace.

 

Come è nato il tuo interesse per il giornalismo e in che modo influisce sulla tua carriera musicale?

Il giornalismo, almeno come ho potuto conoscerlo io nei primi anni in cui ho cominciato, quindi ante-social network, aveva ancora l’obiettivo di informare raccontando. Ed è stato questo a spingermi verso questo mondo che, negli anni, è decisamente cambiato. Adesso per sapere cosa succede basta essere connessi e il compito del giornalista intermediario tra la notizia e l’utenza si è assottigliato. Però scrittura e racconto sono stati i due motori principali. Sulla carriera musicale ha influito positivamente nel momento in cui potendo avere un occhio privilegiato su tanti eventi ho potuto avere anche molte situazioni da trasformare in canzone. Poi, io ho seguito principalmente la politica quindi a meno che non avessi l’ambizione di scrivere un Requiem diciamo che le storie curiose sono diminuite decisamente.

 

Qual è stata la tua più grande sfida nel conciliare la tua attività giornalistica con la tua carriera musicale?

Sicuramente la gestione del tempo e la libertà mentale. Il lavoro del giornalista assorbe, diventa in certi casi totalizzante e quindi avere la possibilità di splittare tra il giornalista e la musica non sempre è stato facile. Ma devo riconoscere che il giornalismo mi ha permesso di ampliare una grande rete di conoscenze e quindi anche potenziali nuovi ascoltatori per la mia musica e le mie canzoni.

 

Come descriveresti il processo creativo dietro la scrittura delle tue canzoni?

È un’immersione totale in una situazione e in uno scenario. Quando scrivo un brano “vedo” tutto quello che succede al suo interno, vedo gli occhi del o della protagonista, sento i profumi, percepisco gioie e dolori, vedo colori e vivo le stesse emozioni che cerco di raccontare. Inizio da un particolare, anche piccolissimo, che mi colpisce o da una frase che riesce a descriverlo in maniera universale. Da qui comincio a immaginare. La prima stesura dei testi è quasi sempre un piccolo racconto che poi trasformo in versi. Poi la musica arriva improvvisa perché alla fine un brano è il connubio perfetto, non necessariamente “utile”, tra parole e musica.

 

C’è un particolare messaggio o tematica che cerchi di trasmettere attraverso la tua musica e il tuo giornalismo?

No. Lo troverei molto presuntuoso. Però se proprio dovessi trovare un elemento comune (soprattutto per quanto riguarda la musica) direi la normalità. Perché dietro le storie normali si nascondono le storie più belle. Spesso si utilizza la frase “è una persona normale” in senso riduttivo, come se non avesse nulla da dire al mondo. Io racconto storie normali e capita che tante persone che ascoltano i brani ci si ritrovino. Mi piace sempre citare una frase di un brano di Lucio Dalla che recita: “ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normali”. Per quanto riguarda il giornalismo assolutamente no, perché ho sempre cercato di raccontare in maniera asciutta le cose sulle quali dovevo riferire. Io seguivo la politica e in maniera asettica la raccontavo per cercare di rispettare qualsiasi lettore, fosse questo di sinistra, destra o centro. Se poi si scrive un editoriale allora è normale trasmettere una tematica o un messaggio ma è un contesto diverso. Diciamo che spesso si tende a volerlo fare anche quando si dovrebbe puntare a riferire per dare ai lettori e alle lettrici il maggior numero di elementi asettici per farsi una propria opinione su un fatto.

 

LaBovati

LaBovati

LaBovati è una e trina. Scrive per conto della sua FrangiArmata di parole e idee. Ama le rotture di schemi, meno quelle di scatole. Racconta da (scegliete voi un anno) i celeberrimi #tasinanta delle persone

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