Massimo Cellino – Il Presidente

Per ventidue anni è stato il patron del Cagliari (o della Cagliari Calcio, come chiamava lui la società rossoblù).

Mai nessuna gestione del club è durata così tanto. Il passaggio di consegne dell’estate 2014 ha diviso la piazza tra i favorevoli ad un cambio di proprietà e chi invece avrebbe preferito proseguire con la vecchia gestione. In un modo o nell’altro Massimo Cellino ha diviso la piazza cagliaritana, non solo dopo il suo addio ma anche durante il percorso.

Un personaggio estroso, tifoso e – in senso buono – molto furbo, forse più giusto definirlo smaliziato. Una caratteristica che nel mondo del calcio, e soprattutto a Cagliari, gli ha permesso di togliersi diverse soddisfazioni.

Chi è Massimo Cellino

 

Gli appassionati di calcio e i tifosi del Cagliari probabilmente non avranno bisogno di leggere una presentazione di Massimo Cellino. Per chi invece vive il mondo calcistico con un certo distacco, posso dirvi che è un imprenditore sardo (padre piemontese e madre sarda) che ha deciso di investire 16 miliardi di vecchie lire nell’estate 1992 per acquistare il Cagliari.

 

Per ventidue anni di fila è stato proprietario della società rossoblù, con fortune alterne. Ha visto la propria squadra qualificarsi alla Coppa UEFA e arrivare fino alla semifinale, giocarsi altre due semifinali, ma di Coppa Italia e disputare ben diciassette campionati di Serie A; a questo però dobbiamo aggiungere anche due dolorose retrocessioni in Serie B (ma con altrettante promozioni) e un periodo abbastanza delicato proprio in cadetteria.

 

Il suo fiuto per gli affari in sede di calciomercato gli ha permesso di mantenere una gestione finanziaria impeccabile, dando al Cagliari continuità in Serie A. Probabilmente è mancato il guizzo o un poco di coraggio per far fare al club il salto di qualità verso la parte sinistra della classifica (per intenderci, le prime dieci posizioni).

 

Ma tra uno scontro e l’altro con gli enti pubblici sullo stadio (meglio dire sugli stadi) e un ambiente sempre più teso nei suoi confronti, nell’estate 2014 è arrivata la cessione delle sue quote all’attuale patron Tommaso Giulini, chiudendo la sua gestione dopo ventidue anni.

Gestione e investimenti nel Cagliari

 

Durante il suo percorso da patron del Cagliari, Massimo Cellino ha sempre tenuto i conti in ordine. Non ha mai fatto il passo più lungo della gamba, gestendo finanziariamente in modo impeccabile il club.

 

Nonostante ciò, il Cagliari ha avuto in rosa diversi giocatori di altissima qualità. Nella maggior parte dei casi li ha acquistati quando ancora erano sconosciuti, ma proprio questa capacità di scouting gli ha permesso di tenere la formazione isolana per lunghissimo tempo in Serie A.

 

Ha lasciato Cagliari con un centro sportivo di allenamento all’avanguardia. Asseminello, come viene comunemente chiamato, è stato un investimento di Cellino. In precedenza la squadra si allenava nei campi sportivi presenti sul Lungomare Poetto.

Sulla questione stadi invece è meglio non addentrarsi troppo (non è probabilmente il contesto adatto). La sua idea di ristrutturare il Sant’Elia o costruire un impianto nuovo per il Cagliari è sempre stata nota, ma non è riuscito a raggiungere questo suo obiettivo.

L’esonero dietro l’angolo

 

Il mangia allenatori. Durante la sua gestione da presidente del Cagliari, Cellino ha avuto 27 allenatori per un totale di 36 esoneri (diversi tecnici sono stati richiamati più volte). Solamente Giampiero Ventura alla fine degli anni ‘90, grazie ad una promozione in Serie A e ad una salvezza tranquilla l’anno successivo, è rimasto nella panchina sarda per almeno due stagioni consecutive.

 

Probabilmente la pazienza non è stata una delle sue virtù durante la presidenza nel club rossoblù.

Tra scaramanzia e tifo

 

Massimo Cellino ha fatto parte di quella generazione di presidenti italiani che vivevano il proprio ruolo all’interno del club con una responsabilità maggiore, dovuta alla fede sportiva per la squadra. Ciò comporta maggiori sofferenze e anche qualche decisione dettata più dal cuore e dall’istinto del tifoso, piuttosto che dall’imprenditore e gestore di un’azienda.

 

E a questo può legarsi quella sua enorme, immensa e infinita scaramanzia. Dal sale gettato in campo prima delle partite in alcuni periodi, non fortunati, della squadra, alla richiesta di vestirsi di viola nel giorno di una partita disputata in un venerdì 17. Diciassette, un numero totalmente annullato nel club rossoblù durante la gestione Cellino.

 

Cancellato dall’elenco delle maglie a disposizione dei giocatori e dai seggiolini dello stadio Sant’Elia (trasformato in 16B).

A Day in the Life

 

Il punto più alto della gestione Cellino a Cagliari è stato raggiunto nel 1994 nel doppio confronto con l’Inter in semifinale di Coppa UEFA. L’imprenditore sardo era al suo secondo anno da presidente rossoblù e sfiorò l’impresa di portare la Sardegna nella finale di una competizione europea.

 

Dopo la vittoria casalinga nel match d’andata (3-2), a San Siro arrivò la pesante sconfitta per 3-0. Addio sogni di gloria, anche se quella incredibile cavalcata in Europa tra campi innevati e gol d’autore, rimane indelebile nella mente di chi l’ha vissuta da tifoso.

 

La stessa Inter ha impedito al Cagliari nel 2000 e nel 2005 di raggiungere la finale di Coppa Italia. Una bestia nera che ha impedito a Massimo Cellino di mettere il punto esclamativo su un’ottima gestione ventennale (poco più) del Cagliari.

 

Marco Deiana

 

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