Malam, peso massimo dell’hip hop sardo

La vita non è un problema da risolvere, diceva il filosofo danese Søren Kierkegaard, ma una realtà da vivere. Una realtà che Mario Basolu in arte Malam, 43 anni di cui 30 all’insegna della cultura hip hop di cui è una delle personalità di maggior spicco, vive con la consapevolezza di chi sa che bene e male sono parte integrante dell’esistenza, due elementi con cui è inevitabile fare i conti. Scrittura intensa e sofferta, capacità di analisi dettagliata e argomenti di rilievo trattati: questo, e molto altro, caratterizza la sua attività artistica come emerge dal nuovo singolo intitolato ‘’Mario’’, pubblicato il 12 febbraio, in cui si è occupato anche della produzione musicale e della realizzazione del video. Timbro graffiante, testo crudo e schietto frutto di una penna affilata che proietta immagini intense in chi ascolta. «Meglio volare come un falco che legato alla catena come un cane», è uno dei versi più significativi del brano. Un brano da cui emerge la forza di mettersi a nudo senza il bisogno di emulare gli altri e quel desiderio di guardarsi dentro che permette poi di conoscersi realmente.

Malam sei nato e cresciuto a Nuoro. Qual è il tuo rapporto con la tua città natale?

È sicuramente un rapporto di odio e amore, come per tutti i sardi il rapporto con la nostra Isola. Nuoro è il luogo che mi ha formato e forgiato, rendendomi più consapevole della mia persona.

Dove finisce Mario e dove comincia Malam?

Mario e Malam sono due percorsi paralleli: Mario è più disilluso, Malam è più sognatore. Facendo riferimento al singolo, che si chiama per l’appunto ‘’Mario’’, l’ho intitolato così perché al suo interno ho racchiuso ciò che sono stato e ciò che sono.

Questo nuovo singolo anticipa un nuovo album?

Attualmente sono più improntato verso la pubblicazione di nuovi singoli, vedremo poi strada facendo. Il prossimo brano si chiama ‘’Mirko’’, ancora non so quando uscirà, ma posso anticipare che sarà a livello narrativo il prosieguo di ‘’Mario’’.

Il tuo ultimo album, uscito nel settembre del 2022, si chiama ‘’Odio Amore’’: come vivi questi due sentimenti?

Sono due sentimenti importanti che contengono al loro interno pluralità di voci non da poco. L’odio è un qualcosa che nessuno vive bene, indubbiamente, ma capita che lo stesso si verifichi anche con l’amore. Direi che sono due facce della stessa medaglia. Sicuramente, essendo esseri umani, viviamo tutti e due gli aspetti. Personalmente, ho rispetto per entrambi.

Quando scrivi, oltre all’italiano, usi anche la lingua sarda: in cosa cambia maggiormente la tua scrittura?

Quando uso il sardo la mia scrittura è più immediata, arrivo dritto al punto in molto meno tempo. La lingua sarda la sento più mia, mi vedo da sempre sardo più che italiano. Quando scrivo in sardo tocco con mano le mie radici.

Il tuo percorso nella cultura Hip Hop comincia oltre trent’anni fa: cosa ti manca del periodo in cui hai mosso i primi passi?

Senza dubbio la spensieratezza e la naturalezza di ciò che si stava facendo. Andando avanti si cresce e tutto diventa più tecnico. Ciò che non è mai venuto meno in tutti questi anni è l’impegno e la passione: a me non interessa superare gli altri, perdendomi in atteggiamenti paternalistici fini a se stessi e in rivalità sterili. Quello che mi importa realmente è superare e migliorare me stesso. Riguardo le altre persone, invece, mi è sempre piaciuto supportarle e aiutarle a fare crescere il loro talento.

In un tuo brano intitolato ‘’Cosa volete che vi dica?’’ dici: «sono passato tra le fiamme centomila volte solo come un cane». Che rapporto hai con la solitudine?

Io amo la solitudine, sono un solitario per scelta. Nei momenti di difficoltà, più che confidarmi con gli altri, preferisco elaborare dentro di me i sentimenti e le emozioni che sto provando traendo spunti preziosi su cui riflettere e che possano permettermi di maturare.

La scrittura per te è più terapia o più una condanna?

La scrittura mi ha indubbiamente salvato ma è anche una condanna perché quando hai una passione tu ti nutri di lei ma anche lei si nutre di te. Una passione ha le sue esigenze, ha bisogno dei suoi tempi e inevitabilmente te ne toglie tanto per altre attività che potresti svolgere.

Nel ritornello di ‘’Questa è per’’, fai riferimento alle battaglie perse. Per te quanto sono state importanti?

Ogni battaglia persa, fondamentalmente, non è mai andata persa e ti insegna a non lasciarti mai andare. Le battaglie perse mi hanno fatto capire, inoltre, che non soffriamo mai da soli e che tutti abbiamo e conviviamo con dolori e sofferenze. Sofferenze che se affrontate con il giusto spirito ci rendono più forti.

Salvatore Satta, tuo illustre concittadino, scriveva che la caratteristica dei nostri tempi è quella di rendere le cose senza importanza. Quali sono, per te, le cose importanti da salvaguardare nella musica e nella vita?

Nella musica sicuramente l’intenzione che poi ti spinge a fare concretamente qualcosa nella maniera che più si avvicina alla tua essenza. La musica deve rendere per prima cosa felice me e deve purificarmi. C’è chi condivide questo punto di vista e chi invece no ma questo è normale. Nella vita di tutti i giorni, invece, ciò che conta sono le persone che non vanno mai giudicate perché non possiamo sapere il perché dei loro comportamenti e cosa hanno provato nella loro esistenza. Troppo spesso si tende a dare giudizi quando sarebbe meglio mettersi nei panni altrui e rispettare il percorso di vita di ciascuno.

Picture of Mattia Lasio

Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

GUARDA ANCHE

Riproduci video
Riproduci video
Riproduci video