La ”Speranza” di SnowMax: «con la mia musica voglio dare spunti di riflessione»

«Anche se il timore avrà più argomenti, scegli la speranza». Queste parole di significato profondo scritte dal noto filosofo latino Seneca nella sua epistola XIII a Lucilio sembrano fatte su misura per Matteo Fadda in arte SnowMax, diciassette cagliaritano cresciuto nel quartiere di Tuvixeddu al quarto anno del Liceo Scientifico Pacinotti di cui è rappresentante di istituto, uno dei produttori più completi e promettenti della scena urban isolana il quale, il 29 marzo, ha fatto il suo esordio discografico con l’album ‘’Speranza’’, pubblicato dall’etichetta  Shard. Una dichiarazione d’intenti messa in musica con la collaborazione di tanti giovani di talento con ampi margini di crescita: il progetto, costituito da dieci brani, si caratterizza per la presenza di tracce ben amalgamate l’una con l’altra dove si alternano strumentali dal gusto più classico a tappeti ritmici più moderni. Il tutto si contraddistingue per un suono coeso e dai tratti sognanti e malinconici, ideato da SnowMax facendo emergere una identità forte e in netta crescita. Tra i brani spiccano in particolar modo la capacità lirica e la tecnica ben affinata di ENRI IN ‘’Crononauta’’ e il ritornello ipnotico di CLRA in ‘’Hometown’’. Non solo: infatti, in ‘’Antartide’’ emerge il desiderio di rivalsa e l’attaccamento verso la Sardegna nella strofa intensa di Grizy, degno di nota anche il ritornello in inglese di Chiara Pontis in ‘’Lonely’’ che si mescola alla perfezione al sax in sottofondo che evoca sentimenti nostalgici. Ottima prova anche da parte di Sciuto nella titletrack che rimarca il senso di appartenenza verso la propria terra e la determinazione nel voler raggiungere obiettivi importanti nonostante le difficoltà con cui deve fare i conti chi vive in un’isola. Il gran finale, che racchiude tutte le emozioni espresse nei brani precedenti, è affidato al pezzo strumentale ‘’Let me hope’’ che trasmette sensazioni pacate e malinconiche. Sensazioni che scandiscono il viaggio di SnowMax, che studia anche musica elettronica al Conservatorio, verso nuove mete ancora tutte da esplorare e da cui trarre nuova linfa per le proprie creazioni.

 Quando comincia il tuo percorso come produttore?

È un percorso che affiora le sue radici nella fase dell’infanzia. Sin da piccolo ho sempre avuto un rapporto intenso con la musica e una grande passione trasmessa dai miei genitori: mia madre canta e mio padre suona le percussioni. Questo mi ha spinto a mettermi di impegno, così ho cominciato a suonare la tromba. Tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 ho iniziato a dedicarmi al beatmaking e passo dopo passo ho affinato il mio stile. Per i primi due anni circa, ho prodotto esclusivamente per me solo pezzi strumentali senza che nessuno ci cantasse sopra.

In base a cosa scegli gli artisti che scriveranno e canteranno sulle tue strumentali?

È tutto molto intuitivo e dipende dalle circostanze, chiaramente una collaborazione è frutto di tanti fattori e variabili che mutano da caso a caso. Ci sono artisti, come per esempio Chiara Pontis, che ho conosciuto direttamente in studio e con cui è venuto fuori qualcosa di molto valido. Di sicuro, ciò che per me è importante è la personalità di un artista, nel momento in cui c’è quella tutto viene in discesa. Il mio progetto vuole essere una sorta di concept album, dove non sono il protagonista indiscusso ma dove condivido l’amore per la musica con altri ragazzi e ragazze di talento che hanno dato un contributo prezioso, ciascuno a proprio modo.

Hai dato al tuo album d’esordio un titolo importante ovvero ‘’Speranza’’: da dove nasce questa scelta?

Il progetto ha avuto due periodi importanti: il primo va da gennaio a maggio, ero in una fase di maggiore inquietudine e di confusione, poi da maggio qualcosa è cambiato. Anzi, direi che tante cose sono cambiate, sia a livello artistico che personale: è stata una estate ricca di stimoli e di nuovi incontri che mi hanno motivato tantissimo. Mi sono accorto di avere fatto il pieno di tantissima speranza e volevo coinvolgere artisti che declinassero questo concetto, ovvero la speranza, ciascuno in maniera diversa.

Quali sono i tuoi produttori di riferimento?

Sicuramente Mace che reputo sia il miglior produttore in Italia, ha letteralmente una marcia in più. Il suo disco ‘’OBE’’ mi ha cambiato la vita e mi ha influenzato moltissimo. Apprezzo tanto anche produttori come Greg Willen e Sick Luke ma non solo: sono estimatore anche del filone pop e indie alla Frah Quintale e Coez e mi piacciono parecchio le strumentali che realizza Ceri.

Ci sono artisti che non sei riuscito a coinvolgere in questo progetto e con cui avete in programma qualcosa assieme?

Sì, per motivi di tempo è capitato che in alcuni casi non riuscissimo a concretizzare. Ad esempio con Sic, un giovane molto talentuoso con cui spero a breve di fare qualcosa assieme.

Con chi ti piacerebbe collaborare?

Apprezzo moltissimo Low-Red della Nuova Sardegna, è un artista che mi ha colpito da subito sia per la sua scrittura che per il suo stile e per il modo in cui trasmette il proprio legame con la nostra Isola. A livello nazionale, invece, direi Shiva e Nerissima Serpe.

Sogni nel cassetto?

Senza dubbio poter lavorare con Mace che, come ho detto in precedenza, è il mio produttore di riferimento. Ecco, nel momento in cui riuscirò a fare qualcosa assieme a lui potrò definirmi realizzato. Oltre ciò, nei prossimi anni, voglio aprire uno studio mio e lavorare anche alle colonne sonore per i film, senza limitarmi solamente alla produzione delle canzoni. È un ambito che mi affascina tantissimo e in cui spero di potermi cimentare.

Per quel che riguarda l’aspetto tecnico del tuo lavoro di produttore, preferisci l’approccio analogico oppure quello digitale?

La mia formazione da musicista mi influenza notevolmente, conoscendo bene gli accordi quando lavoro a una strumentale sono molto meticoloso e non procedo solamente a intuito. Campionare mi piace parecchio, utilizzo il software Fl Studio e al massimo una tastiera midi: di sicuro, quando prendo in mano un sample poi lo rielaboro e mi piace stravolgerlo, creando qualcosa di totalmente mio.

Sei a lavoro a qualcosa di nuovo attualmente?

Sì, assolutamente. Stiamo lavorando a una serie di singoli con Garo e Slab in previsione di un loro disco, che prevederà strumentali anche di altri beatmakers, in cui avrò un ruolo da supervisione e in cui mi occuperò della direzione artistica. Sicuramente, ci sarà anche un mio nuovo album da producer ma non se ne parlerà prima del 2025: voglio metabolizzare questo primo disco uscito da pochissimo, senza mettere troppa carne al fuoco.

Cosa significa per te fare musica?

La musica, purtroppo, al giorno d’oggi è diventata sempre più un prodotto, un qualcosa che si vuole fare diventare un trend e che, chi più e chi meno, ha l’intento di renderla obbligatoriamente virale. Io ho una concezione che sta agli antipodi da questa, la musica non può essere trattata come se si trattasse della vendita di un pacco di merendine, è inammissibile tutto ciò. Fare musica, per il sottoscritto, significa avere qualcosa di forte dentro che si ha la necessità di tirare fuori con emozione e sagacia. Con la mia musica voglio dare spunti di riflessione, arrivando di volta in volta a un livello di consapevolezza personale sempre più profondo.

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Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

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