L’arte vuol sempre irrealtà visibili, diceva il celebre scrittore argentino Jorge Luis Borges. E proprio queste irrealtà così sfumate e attraenti vengono descritte con risolutezza e maturità da Francesco Caddeo in arte Infa, 39 anni, uno degli esponenti storici del rap sardo che, dopo tre anni di assenza, fa il suo ritorno con il nuovo disco ‘’Trilogy (The sound of silence)’’, che lo vede impegnato anche alla produzione, uscito il 25 settembre e costituito da sette tracce che si richiamano l’una con l’altra, per un totale di 29 minuti di musica e parole in cui Infa naviga tra astrazione e concretezza senza mai perdere la rotta. Il suo è un progetto atteso e significativo, dai tratti astrali, visionari e intensi.
«Qui ti ho lasciato, qui ti ritrovo»: già dal primo verso della prima traccia intitolata ‘’Soli nel buio’’ si coglie il valore lirico del liricista il quale, in questo brano d’apertura, sembra rivolgersi proprio alla musica come fosse una cara amica ritrovata dopo tanto tempo e tanta acqua sotto i ponti. Spicca, nella seconda strofa, la citazione ripresa dal filosofo e matematico francese Blaise Pascal ovvero «il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce», una vera e propria gemma per chi ama la filosofia e la cultura di un certo spessore. Il secondo brano è ‘’Ultima eclissi’’ con la partecipazione di 5ft Accelerator dello storico gruppo di Brooklyn dei Black Moon, dove i due danno vita a un pezzo in cui il timbro graffiante di Infa si unisce alla tecnica incisiva e fluida dell’Mc statunitense, creando un insieme gradevole e ben riuscito. Si prosegue con ‘’Linea del tempo’’, una importante prova lirica di Infa dove la rabbia cede il posto a un dolce disincanto espresso con pacatezza. Viene fuori la malinconia per i giorni andati persi e per «il passato che non si può riscrivere» ma che vale comunque la pena analizzare.
A proposito di tecnica, da sempre uno dei marchi di fabbrica dell’artista, risalta il quarto brano ovvero ‘’Luna d’acqua’’ dove una metrica affilatissima e una poetica passionale si uniscono perfettamente su un tappeto ritmico cupo, ipnotico e sincopato. Subito dopo è la volta di ‘’Sei di chi’’, altro flusso di coscienza di rilievo dove viene fuori ancora una volta una poetica ben definita frutto di una esperienza solida consolidata negli anni. Infa si mostra in grado di trattare tematiche come l’amore in maniera mai scontata e melensa, dando il suo punto di vista in modo schietto e sincero. La sesta canzone è ‘’Fascia di Venere’’, caratterizzata da un’ottima sperimentazione dal punto di vista della produzione musicale a cui si aggiungono come di consuetudine liriche raffinate e ricche di dettagli. Il gran finale spetta a ‘’Diario di un’estate’’, brano contraddistinto da un tappeto ritmico morbido e sognante dove Infa si fa cullare da una malinconia dolce e mai aggressiva. Il tutto condito da un pizzico di ironia a livello interpretativo che calza a pennello. Sette tracce, sette flussi di coscienza dove in rima vengono condensate esperienze quotidiane, speranze e sentimenti di vario tipo: Infa scrive un nuovo capitolo della sua storia, all’insegna dell’essenzialità e dell’eleganza. Dove porterà il cammino è presto per dirlo ma l’importante è continuare ad affrontarlo con quell’amore autentico e unico verso la musica che da sempre lo caratterizza e che continua a stargli accanto in ogni frangente.



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