I trent’anni di SxM, capolavoro dei Sangue Misto

Il fascino del tempo sta nel fatto che scorre lesto, inesorabilmente, e non c’è persona che non sia consapevole che è impossibile fermarlo. E proprio per questo si carica di significati profondi che offrono di volta in volta nuove chiavi di lettura della realtà. Ma pur passando inesorabile, questo tempo da sempre al centro delle riflessioni di tutti, non porta via ciò che realmente ha valore e ciò che ha lasciato un segno nell’animo delle persone. Un segno indelebile come il disco SxM – pubblicato dall’etichetta Century Vox – capolavoro dello storico gruppo hip hop dei Sangue Misto, di cui ricorrono i trent’anni dall’uscita. Una vera e propria gemma, non solo del rap italiano, ma dell’intera musica nostrana, realizzata da Neffa, Deda e Dj Gruff ovvero i ‘’guaglioni’’ per antonomasia, in un anno ricco di eventi significativi.

Un anno importante

Ebbene sì, perché l’album dei Sangue Misto risente profondamente degli avvenimenti avvenuti in un anno, ovvero il 1994, che ha portato con sé tanti cambiamenti. La sfilza è lunga: a gennaio risale la discesa in campo di Silvio Berlusconi che, alle elezioni del 27 e del 28 marzo, porterà il suo partito Forza Italia alla vittoria ottenendo la guida del governo insieme ad altre forze politiche del centrodestra. Inizia così la Seconda Repubblica, dopo lo scandalo di Tangentopoli e l’uscita di scena dei partiti storici che sino ad allora si erano succeduti al potere. Gli echi di Mani Pulite continuano a risuonare e Bettino Craxi, a maggio, abbandona l’Italia per rifugiarsi ad Hammamet in Tunisia dove terminerà i suoi giorni. Il 1994 è un anno di grande violenza e a dimostrazione di ciò basta soffermarsi sulla guerra dei Balcani e sulla guerra in Somalia, dove trovò la morte la giornalista del Tg3 Ilaria Alpi, senza dimenticare il genocidio in Ruanda tra i più sanguinosi di tutti i tempi con l’uccisione di oltre mezzo milione di persone. I momenti di rilievo sono molteplici, come l’assegnazione – il 14 ottobre – del Premio Nobel per la Pace al leader palestinese Yasser Arafat, al primo ministro israeliano Yitzhak Rabin e al ministro degli esteri israeliano Shimon Peres per gli accordi di Oslo, a maggio la regina Elisabetta II e il presidente della Repubblica francese Mitterrand inaugurano il tunnel della Manica. Sul fronte italico, a marzo in quel di Casal di Principe, viene assassinato don Giuseppe Diana parroco da sempre schierato in prima linea per la lotta contro la camorra, Pietro Pacciani viene condannato all’ergastolo per 14 dei 16 delitti del mostro di Firenze. Sul versante sportivo, le squadre calcistiche milanesi del Milan e dell’Inter fanno proprie, rispettivamente, la Champions League e la Coppa Uefa. In questo caso, un riferimento al Cagliari Calcio è d’obbligo: infatti, l’Inter di Gianpiero Marini venne sconfitto nella semifinale d’andata per 3 a 2 dal magico Cagliari di Bruno Giorgi, davanti a oltre trentamila persone in tripudio al Sant’Elia. Un Cagliari ricco di giocatori di grande valore come il capitano Gianfranco Matteoli, Massimiliano Allegri, Lulù Oliveira, Dely Valdés e Pierpaolo Bisoli. Nella semifinale di ritorno di quella ventitreesima edizione della Coppa Uefa, andata in scena al Meazza di Milano, il sogno dei rossoblu si spense con la vittoria per 3 a 0 dei nerazzurri che poi conquistarono la finale imponendosi sul Salisburgo. Il 1994 è l’anno anche dei Mondiali di calcio negli Stati Uniti con il Brasile che batte l’Italia ai calci di rigore, momento che rimarrà impresso nella mente di tutti i tifosi con le lacrime di Baresi e Baggio che sbagliò il rigore decisivo. Anche per ciò che concerne le altre discipline sportive non mancano gli istanti di grande emotività come la morte del pilota automobilistico Ayrton Senna a Imola l’1 maggio oppure la vittoria del primo mondiale ottenuta da Michael Schumacher. Il 1994 è l’anno della vittoria di 7 Oscar da parte di Schindler’s List di Steven Spielberg oltre che della uscita di film iconici come Forrest Gump, Il corvo, Il postino, Il re leone, Le ali della libertà, Pulp Fiction e di serie televisive come ER-Medici in prima linea e Friends. Ad aprile, invece, morirà il leader dei Nirvana Kurt Cobain in circostanze non ancora chiarite del tutto. Non mancano le innovazioni di rilievo in ambito tecnologico  con la Sony Computer che, a dicembre, presenta una console per videogiochi a 32 bit ovvero la Playstation.

Il disco

Ed ecco che si arriva a SxM, con una virtuosa copertina realizzata da Speaker Deemo storico esponente della golden age dell’hip hop italiano,  che rappresenterà un momento di svolta per il rap italiano che avrebbe influenzato non solo gli appassionati ma anche chi, a digiuno di quel specifico filone culturale e musicale, si è imbattuto in dodici tracce che avrebbero fatto la storia, facendo breccia nel cuore di tantissime persone. Persone che all’epoca erano adolescenti e che adesso, diventate uomini e donne con un percorso di vita ben definito, continuano ad amare visceralmente un progetto che ha fatto letteralmente la storia. Poco più di cinquanta minuti di rime e strumentali d’impatto che continuano a emozionare e a destare ammirazione. L’album prende avvio con l’ipnotica e onirica title track che funge da intro, interamente strumentale. Le danze si aprono ufficialmente con ‘’’Clima di tensione” dove l’alchimia tra Neffa e Deda è sublime. «Sento la pressione che ci schiaccia per terra», dice Deda portando all’attenzione dell’ascoltatore quel senso di inadeguatezza che serpeggiava – e serpeggia tutt’ora – nella società. La terza traccia è un grande classico ovvero ‘’Lo straniero’’ con l’epico attacco di Neffa: «io sono il numero zero», un brano politico e sociale dove ci si scaglia contro l’italiano bigotto che vede di malo modo l’immigrazione e dove si prende posizione contro la violenza perpetrata dalle forze dell’ordine senza dimenticare la poca chiarezza sui mandanti di alcune stragi di Stato. Altro verso iconico, sempre firmato da Neffa, è: «io quando andavo a scuola da bambino, la gente nella classe mi chiamava marocchino», ripreso poi nel 2006 da Marracash in ‘’Popolare’’. Influenze g-funk emergono nella giocosa ‘’La parola chiave’’ dove Deda è accompagnato da un Gopher D dalla tecnica sopraffina. I sintetizzatori in sottofondo rendono il tutto ancora più incalzante. Il momento clou del disco arriva con l’iconica ‘’Cani sciolti’’, caratterizzata dall’incipit di Neffa destinato a diventare immortale e un vero e proprio topos ripreso da tantissimi altri Mcs venuti in seguito: «Neffa sulla traccia chico senti come suona». I bigotti, gli indottrinati e chi si fa abbindolare dalle promesse fatte in campagna elettorale trovano pane per i propri denti. Da segnalare anche gli scratch firmati da Dj Gruff nel ritornello, vero e proprio  tocco di classe a un pezzo tecnicamente già validissimo.

A metà disco arriva un altro diamante del progetto ovvero “Senti come suona’’, di cui fu anche girato un video ufficiale, una traccia dalle atmosfere notturne arricchita dal sassofono elegante di Guglielmo Pagnozzi. Alla voce troviamo anche Gruff che mette subito le cose in chiare con un risoluto: «suono solo hip hop». In questo pezzo i Sangue Misto sono al completo con un Neffa scanzonato che chiude il brano. Altro grande classico è ‘’La porra’’, un vero e proprio tributo alla ganja, uno dei momenti più sperimentali del disco con una batteria lenta e massiccia e una melodia scarna che accompagna le strofe. Il ritornello va in crescendo ed è impreziosito dalla chitarra di Antonio ‘’Etti Panetti’’ Gabriele. Il verso di Deda: «porto marijuana in Vaticano come dono per il Papa», è stato poi ripreso da Fabri Fibra nel pezzo con i Club Dogo del 2015 ‘’Dieci anni fa remix’’. L’argomento trattato è quello della legalizzazione, anche in questo caso compaiono sulla traccia tutti e tre i membri del gruppo. Non manca la punzecchiatura di Gruff a Jovanotti quando dice: «io non penso positivo», facendo riferimento al singolo del Cherubini uscito nel 1993. Punzecchiatura che non mancherà, stavolta ad opera di Neffa, anche nella penultima traccia ‘’Fattanza blu’’ dove il Pellino cita: «ciao mamma guarda come mi diverto», alludendo alla celebre hit di Jovanotti del 1990.  Arriva poi ‘’In dopa’’ in compagnia del ‘’padre spirituale’’ di tutta la ballotta di Bologna ovvero Soulee B. Un altro aspetto da sottolineare è la vivacità lessicale dei Sangue Misto con l’uso ricorrente di intercalari quali ‘’chico’’ e ‘’bella lì’’. Nella traccia ‘’In dopa’’, mentre rappa Soulee B, si sente in sottofondo un istrionico Neffa che canta. Arriva poi la funkeggiante ‘’Manca mone’’  con un incisivo Dj Gruff al microfono ad aprire la traccia. Nel brano si ironizza sulla crisi e sulla penuria di denaro e anche in questo caso i Sangue Misto sono al completo. Altra traccia onirica e sperimentale, che si ricollega a ‘’La porra’’, è la decima ovvero ‘’Piglia male’’ vero e proprio viaggio all’insegna della marijuana. L’intro del pezzo è affidata ad Aldo Kavalla Kavalla Vignocchi, personaggio tra i più conosciuti a Bologna. Altro brano di spessore, nonché uno dei pezzi più apprezzati dagli ascoltatori,  è ‘’Fattanza blu’’ dai tratti astrali e sognanti, dove l’interpretazione di Neffa e Deda sembra ridursi quasi a un sussurro dall’andamento lento. Il gran finale spetta a ‘’La notte’’ ovvero la versione strumentale di ‘’Senti come suona’’.

Valore inestimabile

In tanti negli anni hanno atteso un seguito del disco. Un seguito che non è mai arrivato seppur – come dichiarato da Neffa nel documentario ‘’Numero zero – Alle origini del rap italiano’’ – nell’estate del 1995 i tre si riunirono in una casa in Salento per provare a dare vita a un nuovo capitolo della loro storia. Un nuovo capitolo che non è mai stato scritto e che permea le vicende dei Sangue Misto di quell’aura quasi sacrale che dà loro un fascino che non si esaurirà mai. Dal 1994 a oggi sono trascorsi trent’anni, i membri dei Sangue Misto hanno preso strade differenti, l’Italia è cambiata per rimanere fondamentalmente la stessa, nuovi personaggi si sono affacciati a livello musicale e non solo. Nonostante ciò, nonostante i tanti anni passati, questo disco continua a essere una pietra miliare, un vero e proprio classico. Perché questo? Probabilmente perché, come diceva saggiamente Italo Calvino, si tratta di un qualcosa che non ha mai finito di dire quel che ha da dire, rimarcando con forza che vale sempre la pena battersi per fare sentire la propria voce fuori dal coro.

Mattia Lasio

Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

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