Dietrich Steinmetz – Oltre l’Obiettivo

Tante volte scorrendo i social ho letto: Dietrich Steinmetz. Un nome e cognome di sicura origine estera che mi ha affascinata e incuriosita. Sotto le splendide foto in cui Dietrich Steinmetz veniva taggato non facevo che leggere tanti ringraziamenti e commenti, condivisioni e like. Numeri importanti.

Avrò letto questo “nome taggato” innumerevoli volte in tante meravigliose foto di Cagliari e dintorni. Scatti di eventi culturali e sociali, ma anche istantanee naturali del Poetto e della Sella del Diavolo, immagini di street photography o ancora qualche giorno fa, il bellissimo video per “mano del drone” di una bellezza infinita che raccontava la Via Dante con le jacarande in fiore.

“Grazie Dietrich Steinmetz il più cagliaritano dei tedeschi.” Leggo a margine dell’ennesima condivisione di questi giorni.

Chi è Dietrich Steinmetz?

Riesco a contattarlo e accetta l’intervista.

Dietrich è tedesco – o forse diversamente cagliaritano – alto, occhio chiaro e capello brizzolato. Arriva in Sardegna quando era molto piccolo e da allora non è più andato via. Mi racconta di aver conosciuto Villasimius tanti anni fa, quando ancora non ci passava manco la strada che noi tutti conosciamo. Si ricorda dei giochi in spiaggia con il fratello. Non c’era nessuno ed era una meraviglia naturale.

Gli brillano gli occhi malgrado siano passati anni.

Parliamo un po’ della sua attività di fotografo e nel frattempo entra in laboratorio un amico di vecchia data e qualche cliente. Nella mia mente colgo tante istantanee di Dietrich: il suo spirito traspare, il suo tono di voce e le battute sono sagaci e altrettanto intense, rivelano lo spessore di un artista accompagnato a tanta umanità.

Mi racconta di come ora con i telefonini si possono fare belle foto, velocità, istantanee, ma di come lui è più per la lentezza, per la ricerca del momento sì, ma di quello perfetto. L’angolazione giusta, le atmosfere e le luci richiedono pazienza e tempo. Questo mondo va veloce e le foto sono “lente”.

L’impressione è che Dietrich sia un fotografo professionista e per passione travestito da tecnico.

Gli chiedo come è nata la passione fotografica.

Dapprima con la figlia, quando era piccola è stato un hobby che condividevano per gioco. Poi, qualcosa è stato più forte e Dietrich ha voluto usare il suo occhio fotografico oltre che per gioco per impegno sociale.

Segue la campagna elettorale di Soru anni fa e quella del primo mandato di Zedda: li supporta da dietro la macchina con scatti e reportage fortemente apprezzati in rete. L’engagement e le visualizzazioni parlano da sole. In maniera quasi parallela e variegata si dedica e investe il suo tempo nel sostenere con la fotografia organizzazioni in cui crede: Amnesty International, Legambiente o Emergency per citarne alcuni. Non si ferma mai: il suo occhio dentro l’obiettivo è presente e insospettabile.

Ogni giorno, o quasi, quando esce dal suo laboratorio – che ho avuto la fortuna di visitare – non manca di fare delle foto per tenersi allenato e nutrire la passione.

Diverse persone gli hanno chiesto di “insegnare”, ma lui ha sempre detto di no. Sorride e fa una pausa. Sicuramente è sempre ben disposto ad aiutare a capire i tecnicismi delle macchine fotografiche, ma poi, è la persona che ci deve mettere l’entusiasmo e “farsi l’occhio”: decidere che cosa vuole catturare e come.

Semplice e lineare.

Gli chiedo quale sia la sa più grande soddisfazione.

“Quando le persone riconoscono nei miei scatti la stessa linea dell’artista da cui ho tratto ispirazione per scattare la foto è molto bello. Quando in generale riescono a vedere quello che ho voluto e visto io. Quando questo accade sono contento”. Mi dice.

Hopper, De Chirico o Magritte, potreste scorgere la presenza di questi artisti in qualche suo scatto.

 

Condividono le sue foto nel web, e ora che scrivo ci farete più attenzione, ma lui non sembra avere particolare esigenza di mostrarne la paternità come se poi diventasse patrimonio di tutti.

Dietrich, quando nessuno o pochi sapevano cosa fossero i droni, ne ha costruito uno, lui, con pezzi di parti elettroniche in più nel suo laboratorio. Prima ancora ha usato l’antenato del drone: l’aquilone, sempre fatto da lui con cui faceva foto sensazionali dall’alto.

Chi è Dietrich Steinmetz? Colui che immortala momenti per renderli eterni. Lui coglie, emoziona e rende magico ogni attimo.

Gemma Bovati

 

Special Thank Photo Credits Davide Cassanello  (https://www.facebook.com/davide.cassanello) 

 

 

LaBovati

LaBovati

LaBovati è una e trina. Scrive per conto della sua FrangiArmata di parole e idee. Ama le rotture di schemi, meno quelle di scatole. Racconta da (scegliete voi un anno) i celeberrimi #tasinanta delle persone

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