Daniele Mocci – Un mondo di parole e fumetti

Correva l’anno 1970 quando nel medio campidano della terra di Sandalia veniva al mondo Daniele Mocci, sceneggiatore, scrittore, copywriter con il forte “vizio” per i fumetti.

Daniele Mocci è uno sceneggiatore, scrittore e copywriter made in Sardegna. Nato a San Gavino, si è laureato in Scienze Politiche a Cagliari e nel suo background ha un Master in Creative Content and Writing conseguito sotto il sole di Milano.

 

“Sette anni.” In Tibet?

No, questa è l’età di Daniele quando gli “prese la scimmia” – così dice lui – per il mondo del fumetto. Un esercizio della maestra di scuola illumina qualcosa dentro e quella luce lo accompagna in tutta la sua vita professionale.

Ha la voce aperta al telefono, quasi imbarazzata per qualche domanda che non si aspetta, ma con piacevolezza si racconta: “Ho avuto fortuna con la maestra unica e poi alle medie una prof di italiano mi diceva di portare le cose che scrivevo per conto mio”.

 

Il suo primo amore è stato il fumetto e scopro che casa sua, ma credo ce ne voglia più d’una, ha più di 10.000 tra libri, libretti e strisce di fumetti. Diversi i tipi con significati differenti.

 

Daniele, quali sono i fumetti più importanti per te?

Il primo a essere nominato è Zagor “…l’invincibile giustiziere di Darkwood che si batte per mantenere la pace sulla Vecchia Frontiera americana della prima metà del Diciannovesimo secolo.” Zagor lo fece innamorare.

Poi è la volta di Kenneth “Ken” Parker: “Un fumetto western sull’essere umano, un personaggio particolare. Originale per varietà di argomenti e ambientazioni.” Fumetto che ha saputo posizionarsi in equilibrio tra fumetto pop e d’autore.

 

E poi qualche altro?

“Asterix senza ombra di dubbio. Uno dei fumetti più geniali. Belli i testi e belli i disegni. In Asterix è straordinario il modo di trasferire l’attualità al fumetto, il tutto con la massima leggerezza.”

 

Sono innumerevoli le collaborazioni e le cose fatte, scritte o disegnate, da Daniele nel tempo, come autore, ghostwriter, direttore di spettacoli teatrali, insegnante di sceneggiatura, formatore, scrittore di romanzi e libri di narrativa e tanto altro ancora.

Alcuni esempi.

 

Nel 2004 cura la rubrica umoristica La parola a Mr. Job per la Gaggetta Ufficiale, allegato all’inserto settimanale Lavoro Oggi del quotidiano L’Unione Sarda.

Nel 2010 – 2011 pubblica, in Francia, i due libri a fumetti della serie Carrion – Clair de Lune – con i disegni di Alessia Buffolo e i colori di Andrea Cagol, ristampati nel 2013 in un unico volume dal titolo Planète Nabiroo. Il primo è in nomination al premio Bulles en Fureur 2012.

Nel 2014 è la volta de “La principessa che amava i film horror – e altre storie di principesse” -Tunué, Latina – con disegni di Alessio De Santa e colori di Elena Grigoli, in nomination ai premi Gran Guinigi 2014 al Lucca Comics & Games – “migliori storie brevi”, e Carlo Boscarato 2014 al Treviso Comics per la “miglior sceneggiatura”.

 

Otto le storie raccontate in questo libro e sono racconti di emancipazione femminile. Di tutte quelle principesse controcorrenti e come, per ragioni diverse, tutte devono allontanarsi dal castello e trovare il coraggio di affrontare il mondo. Un inversione di visione della fiaba classica, racconti divertenti e ironici, ma molti più vicini al reale quotidiano.

 

Daniele, la scrittura può essere terapeutica?

Si, può fare bene. Importante per prendere consapevolezza di persone e personaggi nella vita.

 

“L’ultimo giorno di primavera” è un suo romanzo pubblicato da Condaghes del 2019, un po’ autobiografico – mi dice. Lo ha usato come esempio in un laboratorio per bambini a Nurallao, quest’anno, durante il festival “Maggio dei libri”.

 

“Le prove che il protagonista si trova a dover superare sono alcune inadeguatezze mie, di Daniele quando aveva 10 anni.”

Questo suo romanzo ha una valenza importante: è stato per 7 anni dentro al PC e poi ha visto la pubblicazione. Si è stappato un tappo – dice.

 

Quali sono gli ingredienti per scrivere?

Sorride al telefono. “Stomaco e l’esigenza interna di farsi sentire.”

 

Al di là della tecnica è importante avere qualcosa da dire, emozionare chi ti legge. Ci sono autori bravissimi tecnicamente, ma che non arrivano alle persone.

Per esempio in Corto Maltese, quando leggi Hugo Pratt sei lì, in mezzo a quelle cose, le vedi e le senti anche tu.

 

Che farai da grande?

Mi piacerebbe scrivere un film di animazione o con attori veri e ho poi in mente un romanzo a tinte noir, ma non è un noir che vorrei pubblicare. Vorrei dar vita a un nuovo libro per fumetti perché è da tanto che non ne scrivo.

 

Daniele è uno dei fondatori di Chine Vaganti fondata nel 1997 a San Gavino. Unica associazione in Sardegna che si propone lo studio e la diffusione del fumetto.

E tu che fumetto preferisci?

 

Gemma Bovati

 

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LaBovati

LaBovati è una e trina. Scrive per conto della sua FrangiArmata di parole e idee. Ama le rotture di schemi, meno quelle di scatole. Racconta da (scegliete voi un anno) i celeberrimi #tasinanta delle persone

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