Cool Caddish e il suo ”Massacro di San Valentino”

 

Conoscere un artista è pressoché impossibile. La bellezza dell’arte, probabilmente, sta proprio in questo, ovvero nella sua capacità di sorprendere e spiazzare. Perché un artista che si rispetti è in grado di scompigliare le carte in tavola e di creare di volta in volta nuovi mondi, sondando nuovi terreni e mantenendo comunque il suo stile e un approccio ben definito in ciò che realizza, mostrando inediti lati di sé. Un po’ come Cool Caddish, al secolo Gabriele Galietta 42 anni, uno degli esponenti storici del rap sardo con all’attivo ben 36 album e una carriera di oltre trent’anni. Basta ascoltarlo dialogare nella quotidianità per accorgersi che le definizioni e le etichette, troppo spesso affibbiate senza cognizione di causa, gli stanno strette e a dimostrazione di ciò c’è proprio il suo nuovo disco uscito il 14 febbraio intitolato ‘’Massacro di San Valentino’’,  proprio come il celebre incontro di boxe tra due fuoriclasse del calibro di Jake La Motta e Sugar Ray Robinson nel 1951 in cui La Motta, pur venendo sconfitto da Ray Robinson, non andò comunque al tappeto. Una metafora di particolare rilievo, usata da Caddish per descrivere il suo percorso artistico e umano, sempre affrontato con tenacia e spirito di iniziativa. Il nuovo album, costituito da otto tracce, sancisce un nuovo inizio nel suo cammino: mantiene l’ironia sferzante che lo ha sempre caratterizzato, una capacità di raccontarsi e raccontare ciò che lo circonda con schiettezza e, al contempo, presenta cambiamenti non da poco come una maggior cura per i dettagli e una scrittura più intima come emerge nel brano che chiude il progetto ovvero ‘’Non ho fiori’’, in cui le parole di Caddish si fanno un tutt’uno con la chitarra elegante suonata da Ramc. Gli altri produttori del disco sono Master T, The Cashier e Sanii, tra le collaborazioni si trova un ritornello ipnotico dai tratti onirici di Steve Hem in ‘’Freddo a Cagliari’’ – presente anche nella traccia ‘’Innamorarsi’’ – e una strofa incisiva e fluida di Chinegro in ‘’4×4’’ dove non manca un bel tributo all’iconico brano dei Sottotono ‘’Solo lei ha quel che voglio’’. La penna di Caddish è affilata come al solito e, ancora una  volta, si conferma  il Plauto – celebre commediografo del teatro latino – del rap isolano per la capacità di ideare tracce ricche di colpi di scena, dall’andamento vivace e dalla narrazione pittoresca che strappano un sorriso facendo riflettere su una realtà in continuo mutamento, ricca di storie che aspettano solamente di essere colte.

Caddish hai concluso il 2023 con il disco CVLOW e hai aperto il 2024 con ‘’Massacro di San Valentino’’: cosa lega i due progetti?

Senza dubbio CVLOW è l’anello di congiunzione tra il passato e ciò che sono ora, testimoniato proprio dal nuovo disco. ‘’Massacro di San Valentino’’ sancisce un cambiamento netto, frutto di un percorso di tanti anni.

Tra le varie collaborazioni spicca quella con Ramc, presente anche nel precedente disco.

Sì, con Flavio andiamo molto d’accordo, musicalmente e a livello personale. Tra l’altro, portiamo avanti assieme anche un progetto di djing. È una persona che stimo tanto, umilissima e che sa mettersi in gioco, oltre a essere un musicista di spessore. Confrontarmi con lui mi ha portato ad avere più consapevolezza del mio percorso.

In cosa sei cambiato di più rispetto ai tuoi esordi nei primi anni Novanta?

La genuinità degli esordi me la porto ancora oggi dietro, non è mai venuta meno anzi. Posso tranquillamente dire di essere sempre più appassionato, non ho mai smesso in questi anni. Per usare una metafora calcistica, direi che non voglio assolutamente stare in panchina ad allenare gli altri ma ho ancora il desiderio di mettermi in gioco in prima persona sul campo. Alla fine, questo è il bello dell’arte.

A proposito di arte, per te cosa rappresenta?

L’arte altro non è che sperimentazione in direzione del bello. I numeri lasciamoli ai  matematici, personalmente non mi interessano.

Hai già in mente nuovi progetti?

Assolutamente sì.

Di che si tratta?

A maggio uscirà il nuovo disco con Mc Cavallo e si intitolerà ‘’Majorca’’ e sarà caratterizzato da una forte influenza del cantautorato.

Il tuo stile è sempre stato incentrato sull’ironia tagliente e sulla provocazione. Hai mai temuto che queste due peculiarità ti si potessero rivoltare contro nella tua carriera musicale?

Faccio una premessa: la mia non è solo una carriera musicale, bensì un percorso personale ricco di esperienze fondamentali. Detto ciò, nella vita quotidiana così come nella musica non ho mai avuto paura di dire ciò che voglio. Prendere posizione non mi spaventa, così come proporre quello che mi piace senza farmi condizionare da mode e tendenze che hanno vita breve.

Torniamo a ‘’Massacro di San Valentino’’: in cosa è mutato maggiormente il tuo approccio?

Il concept del disco lo ho in mente già da tempo. Una volta messo nero su bianco ciò che volevo fare, ho ascoltato molto attentamente le strumentali a disposizione, per poi valutare con attenzione il momento in cui scrivere in modo da essere il più intenso possibile. Sicuramente, rispetto al passato, c’è una maggiore ricercatezza stilistica e linguistica, inoltre l’ironia è più filtrata. Andando avanti nel tempo, chiaramente, si cresce e cambiano anche alcuni aspetti.

Uno dei pezzi più rilevanti del disco è ‘’Is a dancer’’ che richiama il celebre brano del 1992 di Snap! “Rhythm is a dancer’’.

È sicuramente uno dei pezzi più significativi del disco, con una genesi particolare. L’ho tenuto nel cassetto per ben undici anni, sino a che la persona a cui l’ho dedicato me lo ha rinviato dopo tanto tempo. Ecco, in quell’istante mi sono detto che era il momento giusto per pubblicarlo, metabolizzando finalmente del tutto esperienze del passato importanti.

Ci sono tracce che non hai inserito nel disco?

No, assolutamente. Nessuna traccia è stata scartata.

Nei tuoi progetti, in maniera del tutto peculiare, hai sempre parlato d’amore: cosa rappresenta per te?

Per me l’amore sono attimi e gli attimi vanno preservati e valorizzati il più possibile. L’amore per me è quello di Cecco Angiolieri e di Clem Sacco, l’amore è energia pura che puoi rivolgere a un amico, a una amica, a un uomo, a una donna così come a un animale. Resta il fatto che sia, per l’appunto, una forma d’energia incredibile di cui è impossibile privarsi.

Da tanti anni sei attivo musicalmente, come vivi il tempo che passa?

Il tempo passa e continuerà a passare, non può essere fermato ed è meglio che sia così. Questa è una società molto complessa e frenetica, dove è bene  imparare a essere fatalisti. Personalmente, mi ritengo figlio del passato come del presente e del futuro. Non mi spaventa il tempo che passa, ciò che mi preoccupa è la stupidità delle persone superficiali che è sotto gli occhi di tutti, stiamo vivendo letteralmente una sorta di nuovo Medioevo. Io non seguo il tempo ma l’anima e l’energia che ne consegue da essa: dell’immagine e della apparenza non mi importa nulla.

 Cosa rappresenta per te la scrittura?

Io sono innamorato della scrittura da quando ero ragazzino. È in quella fase della mia esistenza che ho capito che tramite la scrittura avrei potuto lasciare un segno eterno del mio passaggio in questa vita. La scrittura per me è dedizione totale.

Quali sono gli scrittori che apprezzi maggiormente?

Su tutti Cecco Angiolieri, mi ha influenzato profondamente. Poi direi assolutamente Guy de Maupassant, Dylan Thomas e Alessandro Baricco.

In ogni tuo brano emerge il legame con Cagliari. Che rapporto hai con la città?

Verso Cagliari provo un senso di appartenenza totale. Cagliari permea tutto ciò che faccio e la mia scrittura si nutre di tutto ciò che osservo giornalmente nella quotidianità. Ogni mia parola riflette Cagliari e sono fiero di ciò: parlo e descrivo il contesto in cui mi muovo, non mi interessa emulare ragazzini immaturi che fanno i video con le Lamborghini e che vogliono emulare i milanesi. Ho un’identità mia, un’identità forte frutto di un cammino che ancora oggi prosegue e che non ha alcuna intenzione di fermarsi. Il domani è dietro l’angolo e io sono pronto a viverlo appieno.

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Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

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