The Mask – 10 curiosità Spumeggianti

Immagina di vivere una vita frustrante. Sei un bancario e tutti ti trattano come vogliono. La tua padrona di casa e il tuo capoufficio ti vessano.

Fino a che, un giorno, t’imbatti casualmente in una maschera di legno con degli stranissimi riflessi: l’avvicini al viso e… SSSSSSPUMEGGIANTEEEE!

Se non hai ancora capito di quale film sto parlando, è “quasi” grave ma rimediamo. Esattamente 29 anni fa, nelle sale americane prima e di mezzo mondo poi uscì un film destinato a cambiare le nostre vite di piccoli/giovani/adolescenti e delle generazioni successive, nonché lanciare nell’Olimpo due attori di cui forse avrete sentito parlare: Jim Carrey e Cameron Diaz.

 

Prendete quel che potete e non dimenticatevi la maschera, anzi The Mask, e seguitemi in dieci spumeggianti (ma con la “f”, come vi spiegherò tra poco) curiosità sulla pellicola del 1994.

 

  1. Spumeggiante? Con la F

L’icona frase che ho citato in apertura di pezzo è una delle battute che più ricordiamo, pronunciata da Jim Carrey (nella versione italiana abbiamo Tonino Accolla -doppiatore di Homer Simpson, giusto per darvi un indizio – in grande spolvero). Ma sapete che Carrey, in realtà, pronuncia il termine “Smmmmokin’”, ossia “sFumeggiante” (se vogliamo tradurlo così). Nel doppiaggio italiano la “F” lascerà il posto alla “P”, rendendo il termine “spumeggiante” uno dei ricordi indelebili della pellicola.

 

  1. Quel garage l’ho già visto (ed era pieno di fantasmi)

Ricordate la scena in cui Stanley Ipkiss (il personaggio interpretato da Carrey) si reca presso il garage “Ripley Auto Finishing”? Quell’edificio non vi ricorda nulla, figli degli anni ’80? Immaginateci la Ecto Mobile 1 accanto. Esatto! È il quartier generale di due film dei Ghostbusters (1984 e 1989, parlo di QUEI film).

 

  1. Coco Bongo (4 ever)

Come dimenticarci del “Coco Bongo”, il locale dove lavora la splendida e brava Tina Carlyle (Cameron Diaz all’esordio assoluto)? Quel locale (e quel nome) girerà nella vita di Jim Carrey ben oltre il film. Mi spiego: in “The Majestic”, girato sette anni dopo, Peter Appleton (sempre Carrey) entra in un locale chiamato proprio “Coco Bongo”. Carrey ha aperto, diversi anni orsono, un locale a Cancún, Mexico. Indovinate il nome?

 

  1. Un Horror “sfiorato” (leggi i fumetti e capirai…)

“The Mask” è tratto da una serie a fumetti pubblicata dalla Dark Horse nel 1989. Il boom della pellicola datata 1994 fece ritornare a galla la “vera” storia di Stanley Ipkiss e -soprattutto- della maschera. Splatter, violento e bello acceso, dalla carta sarebbe dovuto passare così – truculento q.b.- sul grande schermo. L’arrivo nel cast di Jim Carrey face ammorbidire i toni. (Io lessi la serie a fumetti e un po’ dispiace che non sia diventato una sorta di “Nightmare on Elm Street” dei Novanta, ma vabbè…)

 

  1. Un vestito da Stand Up (e ricordi)

Stanley indossa la maschera e diventa, per la prima volta, The Mask. Ricordate il suo abito sgargiante mentre sfreccia verso il “Coco Bongo”? Giallo intenso visibile probabilmente anche con Google Earth, quell’abito ricorda (è lo stesso tipo) quelli che Carrey indossava agli albori della carriera, quando si esibiva come Stand Up comedian.

 

  1. Buona la… dodicesima, Cameron!

Il film segnerà il debutto sul grande schermo di Cameron Diaz. Prima di conquistare la parte di Tina Carlyle, fidanzata del Villain di turno (e destinata al lieto fine con il nostro piccolo grande Stanley/Mask), la Diaz sosterrà dodici provini. Non uno, DODICI. E, giusto per farvi capire, ricevette la risposta positiva sette giorni prima dell’inizio delle riprese.

 

  1. Il Sequel? Neanche per 10 milioni (Grazie, Jim)

Ovviamente, dopo che i film sbancò il botteghino, incassando fiumi di dollaroni prima e di altre valute varie ed eventuali poi, i produttori corteggiarono Jim Carrey in maniera assidua. Arrivarono a proporgli 10 milioni di dollari (parliamo di tempi non sospetti dove il cachet di Jim era ancora “basso”) ma Carrey rifiutò più e più volte. Cosa successe dopo, ahinoi, lo sappiamo: per cavalcare l’onda uscì -nel 2005 il sequel, intitolato “The Mask 2” (Son of the Mask). Roba da strapparsi la faccia (citazione del film, abbiate pazienza).

 

  1. L’unico ciak per Chuck (che gioco di parole…)

Il regista della pellicola è Charles “Chuck” Russell. “The Mask” fu il suo grande botto al botteghino. Peccato che gli altri film che fece, nonostante il budget più elevato e attori di prim’ordine, furono dei flop vergognosi. Qualche titolo? “The Eraser – L’eliminatore” con Schwarzenegger decisamente opaco, il dimenticabilissimo “La mossa del Diavolo” con Kim Basinger e -dulcis in fundo- “Il Re Scorpione” con The Rock (quando non era ancora un Disney Man, per capirci).

 

  1. Tex Avery mon amour

Una delle scene più belle della pellicola è l’esibizione di Tina al “Coco Bongo” e le splendide reazioni di Stanley/Mask. Vi ricordano qualcosa? Certo che sì! Il riferimento (i riferimenti, anzi) sono un omaggio al disegnatore e regista Tex Avery e al suo “Swing Shift Cinderella” del 1945. Se non vi ricordate (ahia…), trovate il cartoon su varie piattaforme (Dailymotion, Vimeo, YouTube e via)

 

  1. Hai vinto il contest? …zzi tuoi

Nel 1996 i produttori del film (che speravano ancora di convincere Jim Carrey a partecipare al bis) lanciarono un concorso, un contest. Il premio in ballo? Un cameo nella pellicola. A vincere fu un tale Nathan Runk. Peccato nel i produttori, alla fine del 1996, lo contattarono per scusarsi e riconoscere che il sequel non s’aveva da fare (un po’ come il matrimonio di Renzo e Lucia).

 

So che ora vi ritufferete a cercare la VHS (rigorosamente non originale ma registrata dalla TV) e vi immergete tra spezzoni davvero comici e pubblicità dei primi anni Novanta. Nel frattempo ricordiamoci che sono passati 29 anni ma il film è rimasto “SFUMEGGIANTE!”

 

 

 

Picture of A. b. C. Alberto Caboni

A. b. C. Alberto Caboni

Nato l’anno dopo il trionfo del Mundial Spagnolo nella millenaria città di Cagliari, muove i suoi primi passi con una penna in mano, alla ricerca costante di fogli bianchi da riempire di lettere, parole, periodi, paragrafi. Dietro l’acronimo-pseudonimo si nasconde un essere senza volto (o quasi).

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