Made in Italy #2 – Dall’Estremo Oriente al Nuovo Mondo

Che il “Made in Italy” sia sinonimo di qualità è sotto gli occhi di tutti. Sapevate che, oltre ai nomi più blasonati, tanti Allenatori Italiani sono partiti alla conquista delle Nazionali di mezzo mondo, con risultati a volte incredibili (l’aggettivo ha volutamente un doppio significato, positivo e non). Se la prima parte, se il “gemello” di quest’articolo (non l’hai letto? Sei sempre in tempo: basta cliccare qui) ti ha lasciato l’acquolina in bocca, preparati a scoprire altre 10 storie oltre ogni confine (è il caso di dirlo!)

Pronti per viaggiare? Andiamo!

 

  1. Il Paraguay di Cesare Maldini e…Beppe Dossena (ma 50 anni prima c’era Bartoli)

Come non ricordarsi del suo intramontabile “Vai, Paolino, vai!”, esaltato ancora di più dall’imitazione di Teo Teocoli. Cesare Maldini, il babbo di Paolo, dopo aver guidato gli Azzurri (capitanati proprio da suo figlio) nell’avventura Mondiale di Francia ’98 (Io ricordo ancora il rumore del pallone calciato da Di Biagio sulla traversa, credetemi), nel 2002 va a sedersi sulla panchina de La Albirroja (La Biancorossa), la Nazionale del Paraguay. Con lui, in qualità di vice, c’è il globetrotter Beppe Dossena. Centrata la qualificazione alla fase finale dei Mondiali di Giappone e Corea, l’avventura con la compagine sudamericana terminerà agli ottavi di finale contro quella Germania che arriverà in finale ma verrà sconfitta da Ronaldo (e dal Brasile).

 

  1. Alberto Annese e il Belize

Altro calciatore con una carriera interrotta troppo presto (appena 22 anni), Alberto Annese inizia la carriera di allenatore dopo la laurea in Scienza Motorie. La prima squadra che guida sono i biancorossi Juniores del Molfetta. Poi siederà sulle panchine di Fidelis Andria e Foggia prima di volare alla corte del Paide, club estone. Sempre in quell’anno –parliamo del 2015- guida l’Under 19 dell’Armenia. Dopo aver guidato nel 2019 il Liria (squadra kosovara), Annese viene chiamato dalla Federcalcio del Belize, Stato centroamericano, alla guida dei Giaguari (The Jaguars è il soprannome dato alla squadra e ai suoi componenti).

 

  1. Mario Pretto e “La Verde”

Da Schio all’aria rarefatta di La Paz, Capitale della Bolivia. La storia di Mario Pretto, classe 1915, parte proprio dalla città natale e dalla sua squadra di calcio. Dopo un anno con i giallorossi vicentini arriva la chiamata del Napoli, con il quale Pretto giocherà per 12 stagioni. Smessi i panni di calciatore, Pretto inizia ad allenare in Bolivia, dall’altra parte del Mondo. È il 1949 e si trova sulla panchina del “Litoral”, equipe della Capitale. La Federcalcio boliviana lo assume come CT per i Mondiali 1950: in girone assieme a Turchia, Scozia e Uruguay, la Nazionale de “Los Altiplanicos” giocherà una sola partita, perdendola 8-0. Il perché è presto spiegato: i Turchi e gli Scozzesi si ritirano dalla manifestazione e solo gli Uruguagi sfidano i Boliviani. Terminato il Mondiale, termina anche il mandato del Mister dei Due Mondi.

 

  1. Il Cile di Josè, alias Giuseppe Rossetti

Il Cile è una sottile lingua di terra racchiusa tra la Cordigliera delle Ande e l’Oceano Pacifico. Terra di poeti, di scrittori, di dittature tremende (Se non sai chi fosse Augusto Pinochet, ti invito a leggere quest’articolo), la sua Nazionale ha visto un protagonista italiano, Giuseppe Rossetti. Guai a chiamarlo così: in Cile lo conoscono come Josè. Rossetti, nato a La Spezia nel 1899, deve il suo cognome a un errore dell’Ufficio Anagrafe. Il suo vero cognome prevede solo una “S”, errore che sarà corretto nel 1931 anche se continuerà ad essere chiamato “Rossetti” per il resto della carriera. A proposito: migrerà in Cile nel 1924 per giocare nell’Audax Italiano, una compagine formata da oriundi. Due anni dopo sarà CT de “La Roja” per quattro partite, per poi divenire il primo allenatore straniero del Colo-Colo, uno dei maggiori club cileni. Nel paese andino tutti lo ricordano come Josè Rosetti, con una “S” sola.

 

  1. L’Albiceleste tra Felipe e la “Zona” Cesarini

Che l’Argentina sia stata una delle terre “prescelte” dai migranti italiani lo sappiamo. Tra Ottocento e Novecento milioni di abitanti italiani salirono sui transatlantici e affrontarono settimane di navigazione per giungere nella Tierra de la Plata, alla ricerca di un futuro migliore. Tra questi migranti, ce n’era uno chiamato Filippo Pascucci. Nato a Genova, guidò la Nazionale ai Mondiali Italiani del 1934. Giusto per farvi capire quanto la presenza italiana fosse forte in terra argentina, vi basti pensare che 14 dei 18 convocati da Pascucci erano italiani o figli di immigrati italiani. Il rapporto con la Federcalcio e con la stampa non fu dei migliori e questo porto Pascucci a non rientrare nel paese sudamericano ma a restare in Italia. Per la precisione: ai Mondiali il cammino dell’Albiceleste fu fermato dalla Svezia che vinse 3 -2.

Altra figura legata all’Albiceleste (e all’Italia) è quella di un vero e proprio uomo straordinario. Renato Cesarini è diventato così tanto leggendario da essere divenuto un sinonimo di goal all’ultimo minuto, per l’appunto proprio in “Zona Cesarini”. Nato a Senigallia e migrato bambino (così come tanti della sua generazione) in Argentina, esordisce nelle file del Chacarita Juniors, squadra di Villa Maipù, nella provincia di Buenos Aires per poi arrivare (o tornare) in Italia, nella Juventus. Anche lui, come Angelillo, indosserà entrambe le casacche delle Nazionali, prima l’Albiceleste e poi quella Azzurra. Terminata la sua carriera come giocatore, allenerà sia in Argentina (River Plate, Boca Juniors, Banfield) sia in Italia (Juventus in due occasioni, Napoli). Nel 1967 la Federcalcio Argentina gli affida la guida della Nazionale. Cesarini guiderà la squadra sino all’anno successivo, ma il suo gioco non convincerà.

 

  1. Un Campari a Cuba

Ha giocato soprattutto in Serie C e D come portiere prima di abbandonare l’attività agonistica a 35 anni. Giovanni Campari da Reggio nell’Emilia, classe 1927, ha allenato la Reggiana (squadra della sua città), Ravenna, Melfi e Fidelis Andria (tra le altre). Alla fine degli anni ’80, il nostro è chiamato con sempre più frequenza in quel di Cuba, dove tiene seminari agli allenatori locali. La Federcalcio della Nazionale di Fidel Castro decide di affidargli in toto (anno 1990) il ruolo di DT (Direttore Tecnico) di tutte le rappresentative Nazionali. Alla guida dei “Leones del Caribe”, Campari centra un terzo posto ai Giochi Panamericani del 1991 (Cuba era il paese ospitante) e guida l’Under 21 –subito dopo- ai Mondiali di categoria in Italia. Nel 1996, dopo aver mancato la qualificazione per i Mondiali di Francia ’98, con l’aggravante di una situazione economica sempre più difficile, Campari lascia l’incarico. Lo ritroveremo, quattro anni dopo, in Senegal (clicca qui e scopri quali sono stati gli altri CT italiani delle Nazionali Africane).

 

  1. I Dragoni cinesi di Lippi e Cannavaro, i Campioni di Germania

Se pensi a Lippi e Cannavaro, pensi ai vittoriosi Mondiali del 2006. Sarà stato quello –oltre che gli splendidi risultati ottenuti dal viareggino e dall’ex Capitano degli Azzurri sulle panchine del Club della Terra dei Dragoni- che porta la Federazione Cinese a chiamare Marcello Lippi il 22 ottobre 2016. Il CT non riesce a portare la Cina ai mondiali Russi del 2018. In Coppa d’Asia, l’anno successivo, Lippi e compagnia si fermano ai quarti di finale. Il Commissario rassegna le dimissioni e al suo posto, seppur ad interim, viene chiamato Fabio Cannavaro. L’ex difensore guiderà i Dragoni per due mesi, dal 7 marzo a maggio 2019, quando Lippi riprenderà posto sulla panchina. La seconda avventura durerà poco, sino a novembre dello stesso anno. Se vuoi approfondire la carriera di Marcello Lippi, le vittorie e le esperienze in terre d’Oriente, puoi cliccare sul link: una biografia ti attende!).

 

  1. Il Zac dall’Estremo al Medio Oriente: Giappone ed Emirati Arabi Uniti

Alberto Zaccheroni da Meldola (Reggio Emilia) di strada ne ha fatta tanta dal piccolo centro dove è nato. Ha portato l’udinese di Bierhoff in Uefa, conquistato uno scudetto col Milan nell’anno del Centenario e conquistato diversi riconoscimenti personali come allenatore. Nel 2010 “Zac” prende un aereo e arriva nella Terra del Sol Levante, a guidare i “Samurai Blu”. Cinque mesi dopo, lo stesso CT solleverà la Coppa d’Asia, conquistata dopo la finale vinta ai supplementari contro l’Australia. Dopo 4 anni di risultati altalenanti, ai Mondiali 2014 il Giappone di Zac non passa il primo turno e il nostro, dopo un “Domo arigatou gozaimasu” di rito (grazie mille) saluta tutti. Due anni dopo, Zaccheroni ritorna in Oriente. Stavolta non è “Estremo” come il Giappone ma è il “Medio” come gli Emirati Arabi Uniti. Arriva nel 2017 e due anni dopo la sua Nazionale, in veste di paese ospitante della Coppa d’Asia, è ammessa alla fase finale d’ufficio. Purtroppo l’avventura nella patria degli Emirati termina brutalmente, con uno 0-4 subito dal Qatar (che vincerà la competizione). Terminato il contratto, Zac lascerà vacante la panchina degli Al-Abyad (Bianchi).

 

  1. Il Bell’Antonio conquista Siria (per poco)

Lui e Marco Tardelli hanno in comune un po’ di analogie: la maglia della Juventus indossata per anni, un Mundial Spagnolo e il fatto di aver allenato la Nazionale, anche se il “Bell’Antonio” Cabrini sarà per 5 anni il CT dell’ Italia Femminile. Prima di approdare sulla prestigiosa panchina, Cabrini –che smise di giocare nel 1991 a Bologna – ha allenato altri team, per la maggiore squadre di club. Nel 2007 la Siria lo corteggia e lo ingaggia come CT della Nazionale: è il 2007. Tuttavia, dopo sei mesi Antonio farà le valigie e tornerà in Italia. Come mai? A causa della scarsa programmazione della squadra asiatica, questa è la motivazione ufficiale. Pensare che il suo nome non risulta neanche a una prima ricerca tra i CT dei Siriani. Damnatio Memoriæ per il Bell’Antonio.

 

  1. Il Principe Giannini e i Cedri (amari) del Libano

Non faceva parte della Nazionale “Spagnola” dell’82 ma sarà fulcro e perno degli azzurri di Italia ’90, delle “Notti Magiche, inseguendo un goal”, oltre che “Re de Roma” prima dell’exploit di un certo Francesco Totti. Giuseppe Giannini, detto “Il Principe” per le sue movenze in campo, smette col calcio giocato nel 1999 con i giallorossi…del Lecce. La sua carriera da allenatore non è fortunatissima: diversi esoneri, risultati non eccelsi. Nel 2013 la Nazionale del Libano lo ingaggia come CT. Giannini resterà alla guida dei “Cedars”, i Cedri, sino a maggio 2015. I risultati non arrivano e il nostro Principe è costretto a ingoiare un Cedro veramente amaro, il licenziamento. Cedri Amari per il Principe.

 

  1. Romano Mattè, dall’Indonesia al Mali

Una brevissima carriera da calciatore, interrotta prematuramente a causa di un grave infortunio ai legamenti del ginocchio. Romano Mattè inizia ad allenare nel 1964, tra le giovanili della folgore Arena. Tra i club allenati diversi militanti nelle serie D e C. nel 1992, dopo essere stato osservatore della Sampdoria scudettata, viene ingaggiato dalla Federazione Calcio dell’Indonesia, grazie a un accordo con Paolo Mantovani, patron dei doriani. Romano ricopre, sino al 1996, diversi ruoli per i Merah Putih (Biancorossi): guiderà l’Under 18, l’Under 21, la rappresentativa Olimpica e quella Maggiore sino al 1996, anno in cui tornerà in patria. Nel 2000 Mattè si sposterà in Mali (nel terzo articolo di #MadeInItaly scoprirai anche questa storia…)

 

  1. Il Bangladesh di Fabio Lopez

Ex portiere, una breve carriera nelle squadre minori romane per poi diventare osservatore prima (Atalanta e Fiorentina) e Mister poi. La carriera da allenatore di Fabio Lopez parte come allenatore dei portieri della Roma. Dopo aver cercato successo sulle panchine di equipe lituane e malesi, nel 2015 riceve la chiamata dalla Federazione del paese asiatico. Alla guida del Bangladesh Lopez ci resterà un anno, dal 2015 al 2016. Solo quattro mesi d contratto e tre partite valide per le Qualificazioni a Russia 2018. Attualmente allena in Vietnam. Globetrotter puro.

 

Dal Vicino all’Estremo Oriente, dalle coste Mediterranee sino al Pacifico, i nostri CT Italiani hanno viaggiato, si sono mossi, hanno vinto e hanno perso.

A volte sono rimasti per anni, lasciando un segno indelebile nei cuori dei tifosi, a volte non sono riusciti ad ottenere ciò che volevano.

In ogni caso hanno “conquistato” nuovi territori, quasi fosse un Risiko degli Allenatori.

Non è finita qui: seguiteci ancora e scopriremo altri CT italiani che hanno conquistato la culla dell’umanità, l’Africa e il “Nuovo Mondo”, le Americhe.

 

Alberto Caboni

Picture of A. b. C. Alberto Caboni

A. b. C. Alberto Caboni

Nato l’anno dopo il trionfo del Mundial Spagnolo nella millenaria città di Cagliari, muove i suoi primi passi con una penna in mano, alla ricerca costante di fogli bianchi da riempire di lettere, parole, periodi, paragrafi. Dietro l’acronimo-pseudonimo si nasconde un essere senza volto (o quasi).

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