Il Signore degli Anelli: una trilogia in 10 punti

“Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende / Sette ai Principi dei Nani nelle loro rocche di pietra/ Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende/ Uno per l’Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra/ Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra nera scende/ Un Anello per domarli, un Anello per trovarli/ Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli/ Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra cupa scende.”

Per chi ricorda questa frase a memoria (più o meno), prepari i bagagli per viaggiare verso Mordor.

Per chi non la ricorda, mi segua comunque: scopriamo 10 curiosità su “Il Signore degli Anelli”.

Andiamo, giovani Hobbit!

 

  1. Il mio nome è Gandalf, il Mago Gandalf

Inizialmente, il ruolo del Mago Grigio (che diverrà Mago Bianco) fu offerto a Sir Sean “007” Connery. Che rifiutò una prima volta, nonostante un cachet da 30 milioni di dollaroni. Forse è troppo poco, pensarono i produttori. Proposero a Connery –oltre i 30.000.000 $ – anche il 15% dei profitti TOTALI del film. Nada, il buon Sean declinò. Il ruolo fu offerto ad un altro Sir, Ian McKellen, che accettò. Connery vide volare verso il Monte Fato circa 450 milioni di dollari (a tale cifra ammonta la percentuale che avrebbe intascato).

 

  1. Strawberry F…rodo Forever

Durante la seconda metà dei sfavillanti Sixties inglesi, i Beatles erano IL punto di riferimento della musica oltre che quattro divinità pagane (o quasi). Il funambolico John Lennon, dopo aver letto l’opera di Tolkien, convinse gli altri tre a contattare un lanciatissimo Stanley Kubrick per creare una trasposizione cinematografica. Ovvio che i Fab Four sarebbero stati i protagonisti. So che dareste per scontare il barbuto John nei panni del saggio Gandalf. Siete fuori bersaglio: Lennon avrebbe voluto interpretare Gollum. Un po’ difficile da immaginare, lo so. Paul, tenerone dagli occhi di cerbiatto, avrebbe vestito i panni di Frodo, Ringo quelli di Sam (Povero Ringo, sempre a fare la spalla di qualcuno) e l’ascetico George nei panni del Mago Grigio. Peccato che Kubrick dichiarò che fosse “non filmabile”, impossibile da trasporre (vista la mole) sul grande schermo. Vi immaginate che delirio di bellezza sarebbe stato? Tolkien, Kubrick e i Beatles. Insieme.

 

  1. Un cast che non ti aspetti (What If?)

Se i cast originali fossero andati tutti a bon fine, il cast del Signore degli Anelli sarebbe stato ben diverso da quello che abbiamo visto combattere contro Sauron. Nel ruolo di Gandalf ci sarebbe stato Sir Sean Connery, lo sappiamo. Liam Neeson avrebbe interpretato Boromir, mentre Viggo Mortensen avrebbe potuto guardare, comodamente seduto su una poltrona del cinema, l’ultimo dei Mohicani, Daniel Day-Lewis nel ruolo del Re ramingo Aragorn. E se questo ti sembra già un bel What If? non abbiamo finito: Uma Thurman sarebbe potuta diventare sia Eowyn sia Arwen. In questo caso, una tra Miranda Otto e Liv Tyler sarebbe restata a spasso. Infine, l’eleganza di Elron, Signore di Gran Burrone, sarebbe stata quella androgina e diafana del Thin White Duck, David Bowie. Mica male anche così, non credete?

 

  1. Tolkien? Ci siamo fatti una pinta assieme

L’unico tra gli attori ad aver mai conosciuto J. R. R. Tolkien (che, per la cronaca, è morto nel 1973. All’epoca, la maggior parte della Compagnia dell’Anello indossa ancora il panno e stava imparando ad andare sul triciclo) è stato Christopher Lee. Da giovane, in quel di Oxford, Lee e amici entrarono in un pub. Seduto ad un tavolo c’era Tolkien. I ragazzi ci si avvicinarono e nacque una breve ma piacevole conversazione. Guardo un po’ il Destino…

 

5. La Trilogia? la scrivo in Elfico

Secondo le più rosee (e ferree, aggiungo: il Professore era parecchio cocciuto) convinzioni di Tolkien, l’opera doveva essere scritta interamente in Elfico. Dopo diverse riflessioni (e molte persone, compresi gli editori, che sconsigliarono l’azione), l’autore mantenne alcune parti in quello splendido linguaggio, rendendo il resto l’opera fruibile anche ai non esperti di filologia elfica. Grazie, Professore.

 

  1. La Contea? È in Lancashire

Secondo diversi biografi dell’autore, la Contea si troverebbe in Lancashire. Sembra strano, letto così. Non credo che gli Hobbit passeggino nei pressi dello Stonyhurst College, nei pressi del quale Tolkien soleva passeggiare nei primi anni Quaranta. Evidentemente, i paesaggi inglesi sono perfetti per Frodo e Compagnia (non dell’Anello, in questo caso).

 

  1. Non ci basta la carta: stampiamo la trilogia

Tolkien non aveva concepito una trilogia (con due libri all’interno di ogni tomo, cos’’ come la conosciamo noi) bensì un unico, mastodontico volume. Come minimo sarebbero state 4.000 / 5.000 pagine: praticamente impossibile da leggere a letto, a meno che non si usi una carrucola. Aggiungiamo il fatto che, nell’immediato dopoguerra, la carta scarseggiava. Da qui la decisione di stampare la Saga in tre tomi. Nonostante Tolkien non gradisse Minimamente l’idea. Alla fine, gli editori ci hanno visto lontano!

 

  1. Chiamiamolo La Guerra dell’Anello? No, Professore!

Il terzo volume (una volta ingoiato il rospo dei tre tomi anziché uno) Tolkien l’avrebbe voluto intitolare “La Guerra dell’Anello”. Tuttavia, gli editori optarono per “Il Ritorno dei Re”. Più commerciale, più avvincente. Più spoiler, pensò Tolkien. Ma sappiamo tutti come si chiama il terzo tomo (e terzo film) della Trilogia. E il titolo non è la Guerra dell’Anello. Povero Tolkien.

 

  1. Tolkien è arrivato su Titano (e ci è rimasto)

Titano è la maggiore delle lune di Saturno. Un bel posticino, con laghetti e fiume di metano e criovulcani (cioè, che eruttano ghiaccio). Quando l’IAU (International Astronomical Union) si pose il problema di creare una nomenclatura per le titaniche montagne (di nome e di fatto). Et Voilà! Le location create da Tolkien ora sono “realtà”: dalle Montagne Nebbiose, al Monte Erebor, dai monti Mithrim al Monte Fato, non a caso il più alto della Luna.

 

  1. Le parodie? Approvate da Tolkien (almeno una)

Un capolavoro del genere, una pietra miliare del fantasy non può non creare emulazioni, parodie, ispirazioni, storie liberamente tratte o ispirate da e tutto il resto. Nel 1968, due componenti della Harvard Lampoon (la più antica rivista umoristica mondiale, non pizza e ananas), Henry N. Beard e Douglas C. Kenney scrissero “Bored of the Rings”, tradotto in italiano (per giocare sulla storpiatura di nomi, termini, luoghi e così via) come “Il Signore degli Anelli”. Da Brodo Babbins e il popolo degli Sghorbit, da Aragost allo stregone Gondolf sino ad arrivare a Pollum, Salmon e Saluman, il libro è una bellissima parodia dell’opera di Tolkien. Che lesse il volume, dichiarando candidamente di non capirne affatto lo humor. Però diede la sua benedizione. Tra le oltre parodie, citerei “Paperino e il signore del Padello”, dove Aragorn è interpretato da Topolino (ma una volta tanto date il giusto peso al povero Pippo!) e “Il Signore dei Ratti” dell’incredibile Rat.Man di Leo Ortolani.

 

Tolkien partì da una pagina bianca trovata n un quaderno di un suo allievo, mentre stava correggendo dei compiti.

Da lì in poi, il Mondo non è più stato lo stesso. Grazie a lui, abbiamo vissuto nella Terra di Mezzo (e, ammentiamolo, abbiamo sempre tifato più per Sam che per quel fastidioso Frodo).

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A. b. C. Alberto Caboni

Nato l’anno dopo il trionfo del Mundial Spagnolo nella millenaria città di Cagliari, muove i suoi primi passi con una penna in mano, alla ricerca costante di fogli bianchi da riempire di lettere, parole, periodi, paragrafi. Dietro l’acronimo-pseudonimo si nasconde un essere senza volto (o quasi).

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