10 Tiranni che (purtroppo) dovresti conoscere

Ci sono stati momenti, all’interno di quel grandissimo Minestrone qual è la Storia, in cui un singolo uomo si è autoeletto (in rarissimi casi, è stato eletto) Salvatore della Patria, assurgendo solitamente al rango di Divinità (non sempre Laica) e diventando Dittatori sino alla loro morte (o deposizione, a seconda del caso)

In questo caso, non posso chiedervi se siate pronti o meno: questo viaggio in 10 punti sarà all’insegna della scoperta, molto spesso macabra e scioccante.

Non vi parlerò dei “soliti noti”, quali Stalin, Hitler, Mussolini e compagnia: andremo a conoscere 10 personaggi che la Storia ha nascosto tra le sue mille pieghe ma che decine di milioni di persone nel mondo conoscono ben, tristemente sin troppo bene.

 

  1. Jorge Rafael Videla (Argentina, dal 1976 al 1981)

Prendi una delle Nazioni potenzialmente più ricche del Mondo e lasciala in mano prima a Juan Peron e alla sua Evita (una volta morta divenuta quasi una divinità), poi alla seconda moglie del Presidente, Isabelita (una volta che Juan passò a miglior vita). Fino al 29 marzo 1976, giorno in cui il Generale Jorge Rafael Videla depose Isabelita. Da quel momento sino al 29 marzo 1981 venne istaurato uno dei regimi più sanguinosi e repressivi che si conoscano. Oltre 30.000 persone (secondo una stima prudente) scomparvero, gettate nell’Oceano da aerei in volo. Più di 15.000 persone fucilate alla luce del sole. Qui nacque il movimento delle Madri di Plaza de Mayo che si battevano per conoscere la verità, qui l’Argentina calcistica conquistò il suo primo Mondiale (si narra che Videla, dopo la sconfitta iniziale dell’Albiceleste contro l’Italia, incontrò i giocatori e fece loro un “Discorso motivazionale”), qui si arrivò alla più stupida scelta da fare: una guerra contro l’Inghilterra per il possesso della Falkland/Melvinas. Videla venne deposto, come già detto, il 29 marzo 1981. Cinque anni che cambiarono per sempre il volto del paese.

 

  1. Pol Pot (Cambogia, dal 1963 al 1981)

Nato come uno dei Leader del Partito Rivoluzionario del Popolo Khmer, che desiderava liberare la Kampuchea (Cambogia) dal giogo colonialista francese, Pol Pot (pseudonimo di Saloth Sar) diverrà ben presto il “Fratello numero 1” della Kampuchea. Un nome educato e carino per definire il suo essere Dittatore supremo. Con lui e i suoi fidi Khmer Rossi, in quattro anni (secondo le stime) le vittime furono oltre 3 milioni. Vecchi, bambini, donne: Pol Pot non faceva distinzione. Se qualcuno era anche soltanto sospettato di essere contrario al suo regime, o veniva giustiziato e veniva mandato nei campi di lavoro forzato. Il suo regime era appoggiato, neanche tanto velatamente, dagli Stati Uniti, che vedevano Pol Pot come baluardo contro il Vietnam del Nord, sotto l’egida URRS. Come sempre, durante la Guerra Fredda, Americani e Russi giocavano a Risiko con la pelle degli altri. E in Pol Pot trovarono un efferato omicida. Deposto nel 1981, restò comunque alla guida del Partito e dei Khmer sino al 1998, quando gli stessi accoliti decisero di sfiduciarlo. Morirà la notte stessa, (sembra) per un infarto.

 

  1. Jean-Bedel Bokassa (Repubblica Centrafricana, dal 1966 al 1976)

Figlio di un capo villaggio, Mindogon Mbougdoulou, che si ribellò ai colonizzatori francesi e venne ucciso, seguito una settimana più tardi dalla consorte (suicida per la disperazione), il giovane Jean-Bedel (il suo vero nome era Salah Eddine Ahmed Bokassa) imparò il francese e si arruolò nell’esercito transalpino durante la Seconda Guerra Mondiale. Con l’indipendenza raggiunta nel 1960, Bokassa passò all’esercito della Repubblica Centrafricana. Furono anni di regimi monopartitici e instabilità che gli permisero di prendere il potere nel 1965. Dopo pochi anni –tra crudeltà e repressioni indicibili- Bokassa decise di autoproclamarsi Imperatore, mentre il suo Paese cadeva nel baratro della povertà estrema. Si ispirò alla grandeur dell’Impero Roano, con tanto di corona imperiale e trono d’oro con aquila. Le accuse più efferate? Bokassa praticava il cannibalismo (come tristemente tanti altri Leader del Continente) nei confronti dei nemici. Deposto nel 1979 da un colpo di Stato finanziato dalla Francia (gli stessi che avevano difeso Bokassa per anni), l’Imperatore fu processato per alto tradimento, appropriazione indebita, assassinio e cannibalismo (quest’ultima accusa decadde, non si sa perché). Bokassa resterà in carcere sino al 1993, anno in cui gli verrà concessa l’amnistia. Morirà di infarto nel 1996 a Bangui, Capitale della Repubblica Centrafricana.

 

  1. Francisco Macías Nguema (Guinea Equatoriale, dal 1968 al 1979)

Nato attorno al 1924 (la data di nascita non è certa), Francisco Macías Nguema (vero nome Mez-m Ngueme) ebbe un ruolo predominante nella caduta del governo coloniale spagnolo. Dalle elezioni che si svolsero nella neonata Repubblica uscì vincente proprio Nguema, visto dal popolo come colui che li avrebbe portato fuori dalla miseria nera in cui la nazione versava. Quelle del 1968 furono le ultime elezioni libere: nel 1972 Nguema legittimò la sua dittatura, elevando il culto della sua personalità all’estremo. Veniva chiamato (o adorava frasi chiamare) con appellativi quali “Miracolo unico”. Sotto di lui, oltre 50.000 persone persero la vita (1/6 dell’intera popolazione), mentre 100.000 persone fuggirono dallo Stato per aver salva la vita, tali comportamenti attirarono i golpisti. Come nel più classico degli schemi (vedi Giulio Cesare) fu un parente a tradirlo. Il nipote, Teodoro Obiang Nguema Mbasogo prese il potere, lo fece processare in maniera sommaria e condannare a morte. Il 29 settembre 1979 Nguema fu fucilato presso la prigione di Black Beach (uno dei posti più temuti e ricchi di orrori della Nazione) da un plotone di mercenari. Infatti si credeva –e si crede ancora oggi- che il dittatore avesse poteri magici e nefasti. Non che il nipote si comporterà meglio, anzi.

 

  1. Robert Mugabe (Zimbabwe, dal 1980 al 2017)

In gioventù si ispirò alle idee marxiste dei Comunisti Sudafricani (si laureò in Scienza Politiche all’Università di Fort-Hare) e alle idee di Gandhi sull’indipendenza (erano gli anni del distacco tra l’India e l’Impero Britannico), Mugabe tornò in patria nel 1960. A causa delle sue idee anticolonialiste, venne arrestato nel 1964, restando in carcere per 10 anni. Uscito dalla prigione, assunse prima la guida dello ZANLA (Zimbabwe African National Liberation Army) e poi del PF (Patriotic Front). Ottenuta l’indipendenza nel 1980 con il nome di Rhodesia Meridionale, Mugabe fu eletto primo ministro. Fu il primo passo, complici le fratture dei partiti, verso la conquista della Presidenza. Durerà 30 anni al potere, instaurando uno dei governi più repressivi e pro-colonialista (paradossalmente) degli ultimi 50 anni, il cosiddetto “Regno del Terrore”. È celebre per l’affermazione “Solo Dio può destituirmi”, morirà impunito a Singapore il 6 settembre del 2019.

 

  1. Augusto Pinochet (Cile, dal 1973 al 1990)

Se si pensa all’11 settembre e si è cileni, non si pensa alle Torri Gemelle in fiamme bensì alla perdita dell’innocenza (e di tutti i diritti umani). In quel giorno del 1973, il governo socialista del Presidente Allende viene eliminato (fisicamente) dai golpisti guidati dal generale Augusto Pinochet (nome esteso: Augusto José Ramón Pinochet Ugarte). Da quel momento sino al 1990, il Cile sarà in balia di uno dei più sanguinari dittatori di stampo fascista (è nota l’ammirazione di Pinochet per il “Caudillo” Francisco Franco). Tra le azioni più sanguinarie ed efferate, la caccia e l’eliminazione dei sovversivi (o contrari al regime), utilizzando una tattica similare a quella di Videla. Le cifre aggiornate parlano di oltre 3000 morti, circa 600.000 internati e oltre 100.000 torturati. Inizialmente appoggiato dagli USA di Nixon e Kissinger (quest’ultimo diverrà Nobel per la Pace), negli anni ’80 Reagan si allontanerà dal Cile. Nel 1988 ci sarà un plebiscito popolare (il primo dal 1973) in cui il “No” (il fronte avverso al regime) vincerà sorprendentemente. Abdicherà nel 1990 e verrà arrestato nel 1998, con le accuse di genocidio e crimini contro l’umanità. Morirà il 10 dicembre 2006: la Presidente della Repubblica Cilena, Michelle Bachelet, negherà al dittatore i Funerali di Stato. Va detto che il padre della Bachelet morì in carcere durante le purghe Pinochetiane, mentre lei e la mamma saranno arrestate ed esiliate.

 

  1. Saddam Hussein (Iraq, dal 1979 al 2003)

Uno dei più noti dittatori degli ultimi 40 anni. Il suo volto apparve più e più volte su tutte le televisioni del mondo e divenne celebre durante la Prima Guerra del Golfo, avvenuta tra il 1990 e il 1991. Ma sin dal 1979, anno in cui Saddam (nome completo: Ṣaddām Ḥusayn ʿAbd al-Majīd al-Tikrītī) prende il potere con un golpe militare. Con lui, l’Iraq divenne un suo dominio personale: il culto dell’immagine fu esaltato come non mai (non vi era piazza o luogo di ritrovo collettivo che non vedesse una sua statua celebrativa). Appartenente agli arabi musulmani sunniti, odiava profondamente i gli arabi musulmani sciiti e i crudi (anche se musulmani sunniti). Fu tra i primi, in Medio oriente se non nel mondo, a usare le armi chimiche su un obiettivo civile, la città curda di Halabja, uccidendo istantaneamente 5.000 persone e menomandone almeno altre 10.000. usò i gas, in special modo il tabun, contro l’Iran. In nessuno dei due casi la Comunità Internazionale intervenne; anzi, il regime di Saddam era appoggiato da Usa, Urss, Francia, Regno Unito e Italia. Dopo aver provocato la Prima Guerra del Golfo (invasione del pacifico Kuwait per impadronirsi del petrolio), Saddam riuscì a restare al potere sino al 2006. Nel frattempo, nel 2003, Bush jr (figlio di quel Presidente Bush che diede il Via alla Prima Guerra del Golfo), aveva dato il “La” alla Seconda Guerra del Golfo, vedendo in Hussein un protettore e amico di Osama Bin Laden. Catturato, venne sommariamente processato e impiccato in diretta televisiva.

 

  1. Mswati III (Swaziland, dal 1982 a data odierna)

Figlio del Re dello Swaziland, uno dei più piccoli stati che compongono il Continente Africani, Mswati III è ribattezzato –alla sua nascita – con l’appellativo di “Makhosetive”, ossia “Re delle Nazioni”. Appena quattordicenne, sale al trono a causa della scomparsa di suo padre. Essendo minorenne, il Regno verrà guidato da due delle vedove del sovrano sino al 1986, anno della suo incoronazione. È di fatto l’’ultimo monarca assoluto in Africa. Seppur abbia fatto modificare la Costituzione nel 2004 e da quella data sia stata ripristinata la libertà di parola e di riunione (valida sia per i media che per il pubblico), per il resto adotta come forma di governo il sistema tradizionale Tinkhundia. Il suo Regno è piagato dall’AIDS e dall’HIV: secondo le stime del 2017, oltre il 28,8% della popolazione tra i 15 e i 49 anni sono affetti dal virus. Per cercare di arginare l’epidemia, Mswati ha imposto l’obbligo della castità alle donne sotto i 18 anni. Questo non gli ha impedito di scegliere la sua 13esima moglie (e sposarla) quand’era ancora 17enne.

 

  1. Mengistu Hailé Mariàm – Il Negus Rosso (Etiopia, dal 1977 al 1991)

Mengistu Hailé nacque probabilmente (le nascite dei Dittatori sono sempre avvolte nel mistero) il 21 maggio 1937 nel Governatorato di Harar, colonia dell’Italia fascista e sabauda. Diplomatosi all’Accademia Militare di Olettà, fu inviato negli USA per perfezionare la sua formazione, prima a Fort Leavenwoth (Kansas) e poi ad Aberdeen (Maryland). Erano gli anni del “Black Power” e Hailé sviluppò forti sentimenti anti-americani. Tornato in patria con evidenti simpatie marxiste, fece carriera nell’Esercito sino al 1974, anno in cui un golpe sollevò l’Imperatore Hailé Selassié dal trono. Radicale, nazionalista, formazione militare, Hailé era l’identikit del Dittatore “perfetto”. Soprannominato “Negus Rosso”, il dittatore perseguitò i suoi avversari, soprattutto gli Eritrei e la Chiesa. Soltanto nel 1991 una coalizione di forze ribelli riuscirà a detronizzarlo. Si calcola che più di mezzo milione di persone siano state uccise durante il suo governo. Si rifugerà in Zimbabwe, dal caro amico Mugabe. Condannato a morte per genocidio, è vivo e vegeto: lavora come consulente sulla sicurezza.

 

  1. Nicolae Ceaușescu (Romania, dal 1967 al 1989)

Nato nel 1918, Nicolae Ceaușescu si interessa sin da giovane al Comunismo. Entrato a far parte dell’Illegale Partito (all’epoca era bandito), Ceaușescu verrà arrestato diverse volte, durante gli anni ’30. Nel 1939 incontrerà colei che diverrà compagna nella vita e nel potere, Elena Petrescu. Dopo aver passato un anno nel campo di concentramento di Târgu Jiu, Ceaușescu divenne Segretario dei Giovani Comunisti. Nel 1947, con i Comunisti al potere, la strada di Ceaușescu sarà in discesa: divenuto Capo del Partito, avrà un atteggiamento distaccato con l’URSS rispetto agli altri Paesi del Patto di Varsavia. Questo gli permise di intrattenere relazioni con i Paesi “consumistici” e filo-americani. Contemporaneamente, istituì un regime dittatoriale, con tanto di polizia segrete (la temutissima e letale Securitate), bandì l’aborto e il divorzio, portato il paese in una condizione di povertà e terreno ideale per il proliferarsi dell’AIDS. Nel dicembre 1989, la Romania (così come tutto il blocco d’ispirazione sovietica) attraversava una crisi profonda: durante un raduno tenuto in Piazza della Rivoluzione, la rivolta esplose. Sia Ceaușescu che la moglie restarono scioccati e si rinchiusero all’interno di un palazzo. Stanati dai militari (è molto probabile la tesi del Colpo di Stato), i coniugi vennero sommariamente processati e fucilati il 25 dicembre. Con loro terminò sia il regime dittatoriale sia –di fatto- la Repubblica Comunista di Romania.

 

È stato un viaggio difficile, attraverso orrori di cui abbiamo sentito –a volte – parlare solo in maniera sommaria.

Eppure, al giorno d’oggi, esistono ancora diverse realtà nel mondo in cui la libertà è un diritto per pochi, se non per uno solo.

Per un mondo migliore, la libertà è un diritto inviolabile.

 

 

 

Picture of A. b. C. Alberto Caboni

A. b. C. Alberto Caboni

Nato l’anno dopo il trionfo del Mundial Spagnolo nella millenaria città di Cagliari, muove i suoi primi passi con una penna in mano, alla ricerca costante di fogli bianchi da riempire di lettere, parole, periodi, paragrafi. Dietro l’acronimo-pseudonimo si nasconde un essere senza volto (o quasi).

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