10 (spettrali) curiosità su Ghostbusters

“If there’s something strange/ In your neighborhood/ Who ya gonna call?”

 Se avete risposto in coro “Ghostbusters!”, ci siamo!

Benvenuti in questo ennesimo viaggio, tra curiosità e contro curiosità. Se siete pronti a seguirmi vi consiglierei di indossare la vostra tuta, controllare se gli zaini protonici siano carichi e saltare sulla Echto-1: andiamo a scoprire 10 (spettrali) curiosità sul franchise Ghostbusters.

 

  1. In principio furono (per un po’) i Ghostbreakers

Annus Domini 1984. Mentre la prima pellicola del franchise veniva girata, il nome del gruppo (ma – soprattutto – il nome del film, il brand, l’identità totale) non era stato ancora definito. O meglio: gli autori e i produttori puntavano su “Ghostbusters” ma la Filmation, casa di produzione che deteneva i diritti del nome, non era d’accordo, a meno che non si fosse pagato a peso d’oro. Dopo aver pensato a un’alternativa (Ghostbreakers) e aver girato le stesse scene due volte due (proprio per via della querelle ancora aperta), si trovò l’accordo e tutto andò nel verso giusto. Chissà come sarebbe stato cantare in coro “Ghostbreakers!”

 

  1. Elwood Blues, Jake Blues, Axel Foley: il primo (ipotetico) cast

Nata da un’idea di Dan Akroyd, la pellicola avrebbe dovuto raccontare di viaggiatori spazio-temporali alla caccia di mostri giganti e fantasmi. Akroyd, appassionato d’occultismo e figlio d’arte (suo padre scrisse un libro sull’argomento), pensò anche al cast. Con lui, nelle vesti di Peter Venkman ci sarebbe stato suo fratello d’acquisto, John Belushi. Nei panni di Winston Zeddemore, i due avrebbero voluto fortissimamente il giovane e talentuoso Eddie Murphy. In seguito, le cose andarono diversamente: Murphy scelte di interpretare il ruolo di Axel Foley in “Beverly Hills Cop”, che lo proiettò verso il successo globale. Belushi, invece, morì di overdose, lasciando un vuoto incolmabile nel petto di Akroyd e di tutti noi cinefili.

 

  1. Slimer non si chiamava così (bensì Onionhead aka Bluto)

Non c’è Ghostbusters senza Slimer, questo è certo. Il fantasma verde e perennemente alla ricerca di cibo nacque grazie alle capacità di Steve Johnson, che si occupava degli effetti speciali. Crearlo fu complesso: per le scene in cui Slimer doveva risultare più “tangibile”, venne usato un materiale che profumava…di cipolla. Il nostro verdastro ectoplasma venne ribattezzato “Onionhead”, testa di cipolla. Per l’aspetto finale, dopo sei mesi di modifiche, Johnson trovò la quadra. Come? Ascoltando le richieste assillanti di Akroyd e Harold Ramis (co-sceneggiatore e interprete del Dr. Egon Spengler) che volevano rendere Slimer un omaggio “vivente” a Bluto, l’iconico protagonista (interpretato dal defunto John Belushi) di “Animal House”. Oltre alle richieste, come scrisse lo stesso Johnson nel suo libro, furono 3 grammi di polvere bianca (capitemi, dai) ad aiutarlo: “La cocaina mi gettò in uno stato di delirante paranoia e sentivo che il fantasma di John Belushi era letteralmente accorso per aiutarmi”. E con tutta quella roba, Steve, ci sta anche che vedessi i fantasmi.

 

  1. Chi sarà il Dr. Venkman?

Dopo aver coinvolto Harold Ramis prima come co-sceneggiatore e poi come interprete del Dr. Egon Spengler, aver perso John Belushi prima ed Eddie Murphy (causa morte il primo, film il secondo) poi, Dan Akroyd si ritrovò con una bella gatta da pelare. Chi avrebbe dato volto e voce a Peter Venkman, il più chiassoso, comico e cinico dei quattro Ghostbusters? Si pensò a Steve Guttemberg, che declinò l’offerta per accettare il ruolo di Mahoney in “Scuola di Polizia”. Dopo una trattativa tortuosa, i produttori convinsero un altro grande amico di Akroyd, Bill Murray, a sostenere il provino. Scelta azzeccata, direi.

 

  1. “Who ya gonna call? …Someone else!”

Nel 1995, 6 anni dopo “Ghostbusters II”, Dan Akroyd indosserà nuovamente la tuta del Dr. Ray Stantz. In quell’occasione, proverà a catturare dei fantasmi ma scapperà via a gambe levate. Se non l’avete mai visto, correte a vedervi “Casper” (1996, con Christina Ricci post-Mercoledì Addams) e godetevi il cameo di Akroyd. La frase citata come titolo del paragrafo viene pronunciata dal suo personaggio poco prima di scappare, per l’appunto.

 

  1. Di padre in figlio

Nel 2021, dopo un deludente reboot (che, non me ne vogliate, salterò come se stessi correndo i 3000 siepi), arriva nelle sale “Ghostbusters: Legacy”. La pellicola segna un passaggio generazionale, ben più sensato e gradevole rispetto al reboot (ok, ok, non ne parlo più!). A dirigere il film c’è Ivan Reitman (“Juno”), figlio di Ivan, regista dei primi due film. Ivan Reitman farà in tempo a gustarsi la pellicola prima di lasciare questo mondo nel 2022, andandosene durante il sonno.

 

  1. For Harold

Vi ho già nominato Harold Ramis. Egon Spengler per tutti noi. Attore, regista, sceneggiatore, Ramis ha preso parte a pellicole indimenticabili degli ultimi 40 anni. Qualche esempio? Oltre, ovviamente, ai primi due film del franchise Ghostbusters, è stato sceneggiatore di “Animal House”, regista di “Mi sdoppio in quattro”, “Terapia e pallottole”, “Indiavolato” … purtroppo, nel 2014 venne a mancare. Nella pellicola del 2021, “Ghostbusters: Afterlife” lo rivediamo, grazie alla magia della grafica 3D e di filmati di repertorio. For Harold, sempre e per sempre il Dottor Spengler.

 

  1. La Ecto-1: un po’ Cadillac, un po’ Miller-Meteor, un po’ carro funebre.

Come rendere ancor più iconici in nostri quattro Acchiappafantasmi? Con un veicolo adatto a loro. E così saltò fuori la Ecto-1. Anzi, saltò fuori una Cadillac del 1959 modificata dalla Miller-Meteor, azienda specializzata (e autorizzata) dal brand automobilistico a modificare le proprie auto. L modello prescelto, di per sé, era in voga alla fine dei ’50 e negli anni ’60: veniva scelto -tra le altre cose – come ambulanza o carro funebre. Grazie ad opportune modifiche, la Ecto-1 vide finalmente la luce (oltre ah cela sua celeberrima sirena).

 

  1. Una canzone nata da una ditta di auto spurghi

Chi di voi non ha cantato almeno una volta la title track di “Ghostbusters”, intitolata -indovinate? – “Ghostbusters”? Ray Parker Jr, l’uomo e la voce dietro a quest’inaspettata hit, dichiarò che l’idea per l’iconico “Who ya gonna call?” (Chi chiamerai?) gli venne guardando la tv, più precisamente una campagna pubblicitaria di una ditta di auto spurghi. Geniale.

 

  1. Un fantasma canterino a casa di Dan

Ultima ma non ultima curiosità: vi ricordate che Dan Akroyd è legato al soprannaturale? Come se non bastasse, negli anni precedenti alla realizzazione del primo film, quando stava scrivendo la sceneggiatura, Dan e consorte abitavano a Woodrow Wilson Drive, Los Angeles. In quella casa visse (ma soprattutto morì) Mama Cassidy, la “Mama” dei “The Mamas & the Papas (California Dreamin’ vi dice qualcosa? La cantavano loro). Beh, a quanto pare Mama restò legata a quell’abitazione a Akroyd assistesse a determinati eventi paranormali. Bonus: nella stessa casa, in seguito, soggiornò Robbie Williams, cantante ed ex Take That, che arrivò a chiedere al fantasma di “rispettare i suoi spazi”.

 

So che adesso, proprio adesso, state ricercando la vecchia VHS (rigorosamente registrata dalla TV) con il film. Magari l’avete conservata in soffitta o in cantina e magari, mentre la trovate, vi sentirete osservati e dei brividi correranno sulla vostra pelle.

Niente paura… Who ya gonna call? Ghostbusters!

 

 

 

A. b. C. Alberto Caboni

A. b. C. Alberto Caboni

Nato l’anno dopo il trionfo del Mundial Spagnolo nella millenaria città di Cagliari, muove i suoi primi passi con una penna in mano, alla ricerca costante di fogli bianchi da riempire di lettere, parole, periodi, paragrafi. Dietro l’acronimo-pseudonimo si nasconde un essere senza volto (o quasi).

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