10 Nazionali che non esistono più

Erano forti, in alcuni casi fortissime. Fossero ancora in vita, sarebbero degli squadroni che farebbero davvero paura a livello continentale e Mondiale. Non tutte, ovviamente: alcune, diciamo, non avrebbero lasciato una traccia indelebile.

Di chi parlo? Delle Nazionali che…non esistono più, poiché le Nazioni (e gli Stati) di riferimento si sono sciolti, disgregati, hanno cambiato pelle e forma più di un camaleonte.

Munitevi di un vecchio Atlante (di quando eravate bambini: se siete figli degli anni ’70 o ’80, la maggior parte di questi nomi vi saranno arcinoti) e seguitemi, da un parallelo all’altro e da un meridiano all’altro: andiamo alla (ri)scoperta di 10 Nazionali (di calcio e non solo) che non esistono più.

 

  1. Jugoslavia

Nata calcisticamente nel 1920 come rappresentativa del Regno di Serbi, Croati e Sloveni (appellativo che manterrà sino al 1929, quando adotterà il nome Jugoslavia), la Nazionale dei Balcani era un vero e proprio mosaico di etnie, religioni, culture e lingue, perfettamente in linea con quel “copia e incolla” voluto da Tito e tenuto assieme con lo scotch sino agli albori degli anni ’90.  Fortissima, ricordiamo che raggiunse una finale Europea nel 1968, persa contro l’Italia di Riva e Rivera. Partecipò a 8 mondiali su 14 disputati –dal 1930 al 1990- conquistando 2 volte la quarta posizione (Uruguay 1930 e Chile 1962) e tre volte i quarti di finali, l’ultima delle quali coincide con la sua ultima apparizioni, nel Mondiale delle “Notti Magiche” di Italia ’90. Pensate che se gli Jugoslavi giocassero ancora assieme (soprattutto, se esistesse ancora la Jugoslavia), la Top 11 vedrebbe campioni del calibro del “Genio” Dejan Savićević a “Zorro” Boban, dal Pallone d’Oro Luka Modrić a Mirko Vucinic, senza dimenticare Srna, Jovetić, Perisiĉ, Mandžukiĉ, Kolarov, Džeko…

 

  1. U.R.S.S. Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche

Nata nel 1924 e sopravvissuta sino al 1991, anno in cui crollò il regime comunista, la Nazionale dell’Unione Sovietica era un vero e proprio crogiuolo di talenti, provenienti dai quattro angoli dell’immenso territorio delle Repubbliche Socialiste. Riconoscibili sin da lontano, grazie alla maglia rossa e la scritta a caratteri cubitali CCCP (Сою́з Сове́тских Социалисти́ческих Респу́блик), i russi fecero la lor porca figura in ambito continentale: vinsero gli Europei di Francia ’60 battendo la Jugoslavia, persero in finale -4 anni dopo- contro la Spagna Franchista. Due anni dopo, ai Mondiali Inglesi, raggiunsero il 4° posto, massimo traguardo iridato.   Nel 1972 persero nuovamente la finale dell’Europeo (stavolta contro la Germania del “Kaiser” Beckembauer); Nel 1974, vennero squalificati dai mondiali di Germania poiché si rifiutarono di giocare contro il Cile di Pinochet. Nel 1988 a batterli furono gli Oranje di Van Basten, Gullit e Rijkaard. L’ultima apparizione fu nel 1991, quando si qualificò per i successivi Europei (1992), ma all’appuntamento Continentale arriverà in una nuova e transitoria forma, di cui leggeremo a breve. Se il Comunismo non fosse crollato e statue di Stalin svettassero ancora nelle piazze, al pari della bandiera con Falce e Martello, la sua Top 11, oltre al leggendario portiere Lev “Ragno nero” Yashin e l’attaccante Oleh Brochin (Capocannoniere e detentore del record di presenze con “L’Armata Rossa”), avrebbe visto come protagonisti talenti quali Andriy Shevchenko, Henrikh Hamleti Mkhitarian, Andriy Mykolaiovich Yarmolenko

 

  1. Cecoslovacchia

Nata col botto, la Nazionale cecoslovacca esordì rifilando sette ceffoni sette alla Jugoslavia (allora nazionale del Regno di Serbi, Croati e Sloveni). È stata una delle Nazionali più vincenti nella storia del calcio. Vi faccio giusto qualche esempio: nel 1934 arriva alla finale dei Mondiali d’Italia: sarà l’11 di Pozzo a liquidarla soltanto ai supplementari. Stessa sorte in Chile ’62: stavolta, tra i cecoslovacchi e la Coppa Rimet c’è il Brasile di Pelé, Didi e Vava, senza dimenticarci di un certo Garrincha. Quattro anni dopo, la Cecoslovacchia otterrà il 4° posto nel Mondiale Inglese, il miglior piazzamento in quella competizione. In ambito Europeo, dieci anni dopo il ’66, i cecoslovacchi (Euro ’76, disputato in Jugoslavia) batteranno i Panzer della Germania Ovest (mica facile!) ai calci di rigore, con tanto di ultimo penalty “a cucchiaio”: a farlo fu Antonin Panenka, uno di quelli che non puoi non inserire nella Top 11. L’ultima apparizione “reale” della Cecoslovacchia fu a Italia ’90. Vi ricordate Tomáš Skuhravý, cuore genoano e vero bomber d’area? Durante le qualificazioni per i Mondiali di USA 1994, nonostante fosse già avvenuta la scissione (1993) tra Repubblica Ceca e Slovacchia, i due neo-stati si presentarono uniti, sportivamente parlando. Non centrato l’obiettivo, nacquero le rispettive Nazionali. Se oggi esistesse ancora, la Cecoslovacchia avrebbe avuto tra le sue fila un certo Rosický, Pavel Nedvěd, il mastodontico Koller, la saracinesca col casco Petr Čech, oltre che un centrocampista che a Napoli ancora rimpiangono, lo slovacco Marek Hamšík. Che squadrone.

 

  1. C.S.I. Comunità degli Stati Indipendenti

Correva l’anno 1992 e l’URSS si era sbriciolata, tassello dopo tassello, come un puzzle che hai appeso al muro senza incollare tra di loro le tessere. L’11 gennaio venne costituita la Federazione Calcistica della CSI (Comunità degli Stati Indipendenti). Già, ma cos’era la CSI? Era un mix di 11 stati ex sovietici, dalla Russia all’Armenia, dall’Ucraina alle meno conosciute Kirghizistan, Tagikistan e Turkmenistan. L’obiettivo era centrare le qualificazioni per gli Europei del 1992. La formazione prevedeva Top Player quali Mychajlyčenko e gli “italiani” Kančel’skis, Alejnikov e Kolyvanov: ciononostante, la CSI rimediò due pareggi (Paesi Bassi e Germania) e una brutta “doccia scozzese”, perdendo per 3-0 contro i blu. Finiti gli Europei, ogni giocatore sarà libero di essere convocato dalle rispettive neo-Nazionali degli Stati e la CSI, così com’era nata, morirà.

 

  1. Antille Olandesi

Prendi un arcipelago di splendide e piccole isole negli azzurri mari di fronte alle coste del Venezuela, costruisci gradevoli cittadine che ricordano l’Olanda e chiama il tutto “Antille Olandesi”. Di fatto, questa è la storia della nostra protagonista n°5. La Nazionale delle Antille Olandesi, in 62 anni di attività (dal 1948 al 2010) non ha centrato una qualificazione che una per una qualsiasi competizione. Nel 2010, la Regina Beatrice d’Olanda annuncia l’indipendenza delle Antille e diversi staterelli nascono, tra i quali Curaçao, ritenuto dalla FIFA l’erede delle Antille. Beh, in 10 anni i nostri hanno raggiunto una storica qualificazione in Gold Cup (competizione continentale riguardante il Nord e il Centro America) nel 2017, arrivando sino ai quarti due anni dopo.

 

  1. Vietnam del Sud

Voi tutti ricorderete che, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il mondo era diviso sostanzialmente tra due maxi potenze, USA e URSS, occidente e oriente, consumismo e comunismo? Beh, la nostra sesta Nazionale nacque all’indomani della Conferenza di Ginevra 81954) in cui venivano suddivisi gli ex domini coloniali rancesi. Il 17° parallelo servirà per dividere il Vietnam del Nord (filorusso, filocinese, filocomunista) da quello del Sud. La sua Nazionale, di giallo vestita, arriverà a conquistare due 4° posti nelle prime due edizioni della Coppa d’Asia (1956, 1960). Nel 1975, cessata la Guerra, i due Vietnam saranno riunificati, anche calcisticamente.

 

  1. Germania Est

Una Nazione divisa in due da una Conferenza, da una linea sulla cartina (e dal MURO, quello più famoso). I due maxi blocchi (comunismo e consumismo) che giocano a chi prende la fetta più grande. No, non sto parlando ancora del Vietnam, ma della Germania Est, quella soggetto all’influenza filosovietica. Gli azzurri di Germania (che avevano come capitale Berlino…Est) videro la luce nel 1952. Storica la loro prima, unica e ultima partecipazione ai Mondiali. Capitò nel 1974, nei Mondiali giocati in Germania…Ovest. In girone con i padroni di casa, i ragazzi della DDR se la cavarono bene: batterono l’Australia 2-0, pareggiarono con il Cile per 1-1 e si tolsero il lusso di vincere il “Derby” contro “quelli” dell’Ovest. Al secondo turno si ritrovarono in un girone di ferro con i Paesi Bassi di Cruijff, il Brasile di Rivelino e l’Argentina, lontanissima parente di quella che vincerà i Mondiali “Videliani” quattro anni dopo.

 

  1. Serbia & Montenegro

Nata dalle ceneri della Repubblica Federale di Jugoslavia nel 1992 e “durata” sino al 2006, l’Unione Statale di Serbia e Montenegro (questa la forma estesa del nome) aveva una sua Nazionale, che si fece –sin da subito – valere in ambito Nazionale e Internazionale. Sia durante Francia ’98 che durante Euro 2000, la strada dei balcanici fu troncata dai Paesi Bassi. Nel 2006, dopo che il Montenegro raggiunse l’indipendenza, le strade delle due Nazionali presero direzioni differenti: la Serbia raggiunge per 3 volte l’obiettivo Mondiale (206, 2014 e 20178) ma non va oltre il primo turno; il Montenegro non riuscirà negli obiettivi prefissati. Pensate che Top 11 da paura: Vučinić, Savićević, Jovetić (per citare i montenegrini “italiani”) e Siniša Mihajlović, Milinković-Savić, Dejan Stanković (i serbi “tricolori”). Un altro team da temere.

 

  1. Nazionale del Mandato Britannico in Palestina

C’era una volta un territorio tra mare e montagna, tra gli Ottomani e un popolo che cercava di tornare nella sua “Terra Promessa” in Israele. In mezzo a questo calderone, gli immancabili britannici, gli interessi e il calcio. Successe così che il “Mandato britannico in Palestina” (leggi “Stato d’Israele ante litteram) partecipò a ben due qualificazioni per i campionati Mondiali di Italia ’34 e Francia ’98. Come andò? Non riuscirono a qualificarsi. Nel 1948, nato lo Stato d’Israele nacque anche l’Omonima Nazionale, ma quella è un’altra storia.

 

  1. Saarland

Una delle nazionali fondatrici dell’UEFA, nata in terra di Germania dai Francesi. Un po’ strano, vero? Eppure successe proprio così: nel 1950, il Saar (l’attuale Lander del Saarland, in Germania) era un protettorato francese, in quell’enorme Risiko che era l’Europa post bellica e i resti del Terzo Reich nello specifico. La Nazionale del Saar, nata nel giugno 1950 e subito iscrittasi alla FIFA, fu tra le fondatrici dell’UEFA. Prese parte alle qualificazioni per i Mondiali del 1954, che si sarebbero svolti in Svizzera. Il girone del Saarland vedeva –come altri partecipanti – la Norvegia e la Germania Ovest. Non riuscì a centrare le qualificazioni, un vero peccato. Nel 1956, con il Trattato di Lussemburgo, il protettorato venne assegnato alla Germania Ovest e la Nazionale azzurra smise di esistere.

 

C’è chi ha scritto la storia e, al giorno d’oggi, sarebbe capace di tenere testa alle più quotate Nazionali in circolazione, chi ha provato a centrare un obiettivo storico quale una qualificazione ai Mondiali non riuscendoci. C’è chi ha cambiato pelle e nome, chi si è disgregato, chi si è riunito e chi ha provato, per l’ultima volta, a giocare sotto un’unica bandiera e vestendo un’unica maglia.

I tempi passano, la geografia muta e chissà… Probabilmente tra qualche decennio, questo articolo sarà visto come preistorico: altre nazioni cesseranno il loro corso, altre Nazionali si spegneranno e altre nasceranno dalle loro ceneri.

Cosi è il calcio, così è la vita.

 

Alberto Caboni

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A. b. C. Alberto Caboni

Nato l’anno dopo il trionfo del Mundial Spagnolo nella millenaria città di Cagliari, muove i suoi primi passi con una penna in mano, alla ricerca costante di fogli bianchi da riempire di lettere, parole, periodi, paragrafi. Dietro l’acronimo-pseudonimo si nasconde un essere senza volto (o quasi).

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