10 curiosità su Robert De Niro (e tanti auguri!)

“Faster than you, you fuckin’ son of a- b***.  I saw you comin’, you f***** s***-heel. I’m standin’ here. You make the move. You make the move. It’s your move. Don’t try it, you f***.

You talkin’ to me? You talkin’ to me? You talkin’ to me? Then who the hell else are you talking.

You talking to me? Well, I’m the only one here.

Who the *** do you think you’re talking to? Oh, yeah?”

 

Magari in inglese potrà sfuggirvi qualche parola ma -se traducete “Are You talkin’ with me” con “Ehi, ce l’hai con me?”, eccoci nel mezzo di una delle scene più belle di sempre. Protagonista assoluto è Travis Bickle, ovvero il grandissimo Robert De Niro.

E proprio del Signor De Niro vi parlerò, guidandovi alla scoperta o (ri)scoperta di 10 curiosità su uno degli attori che ha segnato gli ultimi 50 anni del cinema internazionale. E che, tra le altre cose, il 17 agosto ha compiuto la bellezza di 80 anni.

Andiamo! Sì, sto parlando proprio con voi…

 

 

  1. Il Signor De Niro può votare (in Molise)

Che Robert De Niro vanti radici italiane lo sappiamo tutti. Suo padre, Robert Sr, era per metà italiano e per metà irlandese. I suoi bisnonni paterni, Giovanni Di Niro (della “i” che diventa “e” ne parleremo tra poco) e Angelina Mercurio, nativi di Ferrazzano, provincia di Campobasso. Dagli anni 2000 Robert De Niro è iscritto regolarmente alle liste elettorali del Molise.

 

  1. Per Corleone parlo in siciliano

Uno dei ruoli chiave della carriera di De Niro fu quello di Vito Corleone ne “Il Padrino – Parte II”. Per interpretare al meglio il ruolo del giovane boss che diventerà il capo indiscusso, De Niro recitò ogni singola battuta in siciliano. Si trasferì oltre 3 mesi in Sicilia per imparare la lingua. Minchia! (è il caso di dirlo).

 

  1. Un Oscar per due o due Oscar per uno?

Restando sempre in tema “Padrino”, Robert De Niro vinse l’Oscar come Miglior Attore Protagonista per la magistrale interpretazione del giovane Vito Corleone. Due anni prima, Marlon Brando vinse l’Oscar interpretando lo stesso personaggio ma in chiave adulta, l’incredibile Don Vito Corleone.

 

  1. Dentista, mi rovini i denti? Grazie

1991, De Niro si trovò a prepararsi per il ruolo di Max Cady in “Cape Fear – Il promontorio della paura!” (Grazie Italia per i titoli lunghi). Ex galeotto sadico, violento e disturbato, Cady doveva avere un aspetto poco rassicurante. Così De Niro andò da un dentista per farsi rovinare i denti, pagando circa 5.000$. Terminate le riprese, ne spese il quadruplo (circa 20.000 dollaroni) per riavere una dentatura normale.

 

  1. Da Di Niro a De Niro via State Island

Ed eccoci al perché il cognome originale della famiglia (ricordate il bisnonno di Robert, Giovanni Di Niro) mutò. Tutto “merito” di Ellis Island, l’isolotto dove speranze e sogni dei migranti (italiani e non) rischiavano di affondare. Proprio nell’isola, al momento di dare il “via libera” a Di Niro e famiglia, venne deciso di cambiare il cognome in De Niro. Il motivo? La pronunciabilità.

 

  1.  Eppure avrebbe potuto essere un “altro” Corleone

Casting del film “Padrino – Parte I”. Francis Ford Coppola, il regista della pellicola, vagliò diversi attori per ricoprire il ruolo di Santino “Sonny” Corleone, uno dei figli di Don Vito. Anche De Niro entrò nella rosa finale ma, alla fine, gli venne preferito James Caan. De Niro, come abbiamo letto prima, si rifarà, conquistando il ruolo del giovane Vito Corleone (e vincendo l’Oscar).

 

  1. Martin, amico da una vita

Robert De Niro e Martin Scorsese ebbero modo di lavorare assieme a 13 pellicole. L’uno attore, l’altro regista, cominciarono a collaborare per “Main Street” (1973). I due, però, si conoscevano da prima. Cresciuti entrambi a Little Italy, si vedevano in giro per le strade dell’iconico (ex, ormai) quartiere italiano di New York. Chi l’avrebbe detto che le loro strade si sarebbero incrociate nuovamente, sfornando successi come “Taxi Driver”, “New York, New York”, “Toro scatenato”, “Quei Bravi ragazzi” e il già citato “Cape Fear”.

 

  1. De Niro fece (involontariamente) litigare Clint Eastwood con Sergio Leone

Tutto vero, tutto vero. De Niro, va detto, non ha responsabilità sulla lite. Tutto avvenne attorno al 1983, quando Sergio Leone fece i casting per “C’era una volta in America”, scegliendo il nostro per interpretare il ruolo di “Noodles” Aaronson. Peccato che quel ruolo fosse ambito, ambitissimo da Clint Eastwood, desideroso di girare un altro film con Sergio Leone dopo la cosiddetta “Trilogia del Dollaro” (Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il Buono, il brutto, il cattivo). Fu questo il motivo di una lite accesa, come raccontano le cronache.

 

  1. Un Toro Scatenato ma con problemi (reali) di salute

Altro ruolo leggendario fu quello del pugile Jake La Motta in “Toro Scatenato”. Girato nel 1980, De Niro fu costretto -esigenze di copione, il CGI era ancora lontano anni luce- di oltre 30 kg. Questo provocò diversi problemi al fisico dell’attore che rischiò conseguenze permanenti. La pellicola fu girata in fretta e furia, proprio per permettere a De Niro di smaltire tutto il peso in eccesso. Stakanovista fino alla fine.

 

  1. Tatuaggi veri anche se non (del tutto) permanenti

Chiudiamo ritornando a “Cape Fear”. Il personaggio interpretato, il già citato Max Cady, sfoggia diversi tatuaggi. De Niro si sottopose realmente a diverse sedute da un tatuatore per realizzarli. L’artista dell’inchiostro utilizzò degli speciali pigmenti naturali che sbiadirono sino a scomparire, dopo alcuni mesi dalla fine delle riprese.

 

Ha segnato gli ultimi cinquant’anni del cinema, interpretando ruoli magistrali. Con quel sorrisetto ironico (che Leonardo Di Caprio, suo grande amico, riesce a imitare benissimo) e la sua capacità di diventare il personaggio, di Essere -di volta in volta- mafioso, operaio reduce dal Vietnam, taxista disturbato, pugile, musicista e chi più ne ha più ne metta.

Chi l’avrebbe mai detto che quel ragazzino, “Bobby Milk” (come lo chiamavano a Little Italy per via della sua carnagione chiara) sarebbe diventato icona totale del cinema?

 

Abc – Alberto Caboni

A. b. C. Alberto Caboni

A. b. C. Alberto Caboni

Nato l’anno dopo il trionfo del Mundial Spagnolo nella millenaria città di Cagliari, muove i suoi primi passi con una penna in mano, alla ricerca costante di fogli bianchi da riempire di lettere, parole, periodi, paragrafi. Dietro l’acronimo-pseudonimo si nasconde un essere senza volto (o quasi).

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