10 Curiosità su “Il Signore degli Anelli”

“Un Anello per domarli, un Anello per trovarli/ Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli/ Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra cupa scende.”. Così termine la “Poesia dell’Anello”. Se non sai cosa sia e ti domandi perché un Anello possa fare tutto questo pandemonio, sei rimandato a settembre.

Parliamo, ovviamente, de “Il Signore degli Anelli”, la trilogia creata da J.R.R. Tolkien e pubblicata nel 1954. A cinquant’anni dalla scomparsa dell’autore, prendete un bagaglio leggero e seguitemi per la Contea: partiremo per un viaggio che ci porterà tra Elfi, Nani, Umani e -come farne a meno? – nelle terre di Mordor, regno di Sauron.

 

  1. 12 anni e 2 dita

Tolkien iniziò a lavorare sul manoscritto nel 1937, terminandone la stesura dodici anni dopo, nel 1949. È proprio il caso di definirlo manoscritto: infatti, Tolkien scrisse le oltre 1.000 pagine interamente a mano. Impugnava la penna usando solo due dita: anche questo fattore “rallentò” la produzione.

 

  1. Pensa se Tolkien, Kubrik e i Beatles…

Siamo nella seconda metà degli anni Sessanta. Il libro di Tolkien è un capolavoro e amatissimo da un ragazzo che fa parte di un quartetto pop che ha cambiato totalmente il concetto di Band. John Winston Lennon, questo il nome del giovane uomo, è leader dei “Fab Four” e adora la trilogia Tolkieniana. Anche i tre colleghi la amano e vorrebbero farne un film. John avrebbe interpretato -e chi, se no? Sarebbe stato semplicemente perfetto- Gollum, Paul McCartney (ovviamente) Frodo, Ringo Starr avrebbe vestito i panni di Sam e George Harrison quelli del misterioso Gandalf. A dirigerli, i quattro di Liverpool avrebbero voluto un regista che -proprio in quegli anni- stava creando opere immortali come “Il Dottor Stranamore” e “2001: Odissea nello spazio”. Già, proprio Stanley Kubrik. A bloccare sul nascere questo progetto (che, in tutta sincerità, sarebbe potuto essere un capolavoro o un delirio senza senso come “Magical Mystery Tour”, per dire), fu lo stesso Tolkien, che non vide di buon occhio le idee e la direzione proposta. Peccato.

 

  1. La Regina illustratrice

Che “Il Signore degli Anelli” sia una trilogia amatissima, è risaputo. Non tuti sanno che esiste un’edizione danese “regalmente” illustrata: a creare i disegni fu, infatti, la Regina. Nel 1977, la casa editrice Gyldendal pubblicò una versione limitata (1.500 copie numerate a mano) con le illustrazioni di Ingahild Grathmer, pseudonimo di Margrethe Alexandrine Þórhildur Ingrid, ovvero Margherita II di Danimarca.

 

  1. Dalla Terra di mezzo a Narnia

Anni ’20 del secolo scorso. Tolkien, all’epoca professore di filologia a Oxford, ha una ricca vita sociale: incontra e condivide pensieri e riflessioni con colleghi e amici, specie se poggiati al bancone di un pub. Tra i suoi più stretti amici troviamo Clive Staples Lewis. Più conosciuto come C.S: Lewis, sarà l’autore dell’eptalogia di Narnia. Non solo: il personaggio del Professor Kirke -figura fondamentale – sarà costruita da Lewis proprio sul suo amico Tolkien. Immagina se Lewis e Tolkien si fossero cimentati nella scrittura a 4 mani: forse oggi potremmo leggere un altro pilastro del fantasy.

 

  1. Gandalf sull’Enterprise (quasi, per poco…)

Passando dalla versione cartacea ai tre monumentali film diretti da Peter Jackson, il più hobbit degli umani, è giusto ricordare che la scelta del cast fu lunga e laboriosa. Molti di voi sapranno che il ruolo di Gandalf fu proposto, prima che a Sir Ian Mc Kellen, al suo “parigrado” Sean Connery (che rifiutò non “avendo compreso bene la sceneggiatura”). Non solo: Gandalf avrebbe potuto avere l’aspetto di un altro Baronetto, ossia Sir Patrick Stewart. Se il nome vi suona familiare, vi basti pensare a lui come Professor X (nei primi film del franchise X-Men, dove il ruolo di Magneto è interpretato da…. Ian Mc Kellen, pensa un po’) e -soprattutto- a Jean Luc Picard, Comandante della nave spaziale U.S.S. Enterprise. Sarebbe stato fantastico: dallo spazio alle Terre di Mezzo.

 

  1. Frodo e Gollum si contendono l’Anello (e stavolta la “colpa” è di Poter Jackson).

Stando sempre in tema di trasposizione cinematografica, alla fine delle riprese il regista Peter Jackson regalò l’Anello (quello con la A maiuscola, il VERO Anello, ok?) a Elijah “Frodo Baggins” Wood. Fece lo stesso, identico regalo ad Andy “Gollum” Serkis. Peccato che quel burlone di Jackson non disse né a Wood né a Serkis che anche “l’altro” possedesse una copia dell’Anello. Morale della favola: i due lo scoprirono dopo diverso tempo.

 

  1. Aragorn e il suo urlo (reale) di dolore.

Che Viggo Mortensen sia un attore che si immedesimi totalmente nella parte, ormai lo si sa. Durante le riprese della trilogia, per rendere ancor più enfatica una scena particolarmente drammatica (Mortensen/Aragorn crede che due degli Hobbit, Pipino e Merritt, siano morti), calciò via con rabbia un elmo Uruk-Hai. Nel farlo, sarà l’enfasi, sarà la consistenza del copricapo, Mortensen si frantumò un dito del piede (c’è chi dice due, chi si sofferma sull’alluce). L’urlo (reale) si può sentire distintamente ne “Le due Torri”.

 

  1. Quando Boromir e Arwen si trovarono in difficoltà con i mezzi di trasporto.

“Il Signore degli Anelli” venne girato, come saprete, in Nuova Zelanda. Territorio perfetto per le location del film, tra alte montagne, verdi pianure e paesaggi incontaminati. Giustappunto le scene realizzate in alta quota misero in crisi Sean Bean, alias Boromir. Il nostro, infatti, ha paura di volare. Ogni mattina, per raggiungere il set, doveva affrontare una scalata da due ore e mezza circa -completamente vestito da Boromir – pur di non salire su un elicottero. Il tutto mentre i suoi compagni lo salutavano allegramente svolazzandogli sopra la testa. Liv Tyler (Arwen), terrorizzata dalla guida a sinistra (in Nuova Zelanda adottano la cosiddetta “guida all’inglese”), non riuscì a usare una macchina. In compenso, Orlando Bloom (più avvezzo a quel tipo di guida) si offrì per portarla in giro. Del resto, l’elfo Legolas doveva dimostrare fedeltà ad Arwen, figlia del Signore di Gran Burrone.

 

  1. Tutto iniziò da un appunto

Tornando alla versione cartacea, tutto nacque -come già accennato – nel 1937. Tolkien, che all’epoca insegnava in quel di Oxford, stava correggendo alcuni esami quando, su un foglio, scrisse: “In una buca del terreno viveva uno Hobbit”. Il resto è storia, anzi LA storia.

 

  1. Il Monte Fato esiste davvero (ma non si trova sulla Terra).

Che l’opera di Tolkien sia immortale ormai è certo, così come il fatto che sia stata fonte di ispirazione per innumerevoli persone, compresi gli astronomi. Infatti, alcune regioni di Titano, una delle lune principali di Saturno, sono state battezzate con i nomi delle location più importanti della storia. Qualche esempio? Cercate il Monte Erebor, oppure le Montagne Nebbiose e -forse il più noto di tutti – il Monte Fato.

 

Il film ha oltre 20 anni ma non perde un colpo, merito della meticolosa puntigliosità di Jackson. Per quanto riguarda la Trilogia (e tutti i racconti, i libri, i “prequel” e i “sequel”, se mi accettate i termini) resta uno dei capolavori del genere.

Che dire, se non ringraziare Tolkien per aver creato un mondo fantastico e personaggi memorabili (uno su tutti, poco nominato ma meritevole, è Barbalbero).

 

A. b. C. Alberto Caboni

A. b. C. Alberto Caboni

Nato l’anno dopo il trionfo del Mundial Spagnolo nella millenaria città di Cagliari, muove i suoi primi passi con una penna in mano, alla ricerca costante di fogli bianchi da riempire di lettere, parole, periodi, paragrafi. Dietro l’acronimo-pseudonimo si nasconde un essere senza volto (o quasi).

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