Il ”Fuoco” di Francesca Petrucci, fatto di racconti e versi di chi vive ogni istante senza paura

Il dolore può tramutarsi in qualcosa di bello, anche se il percorso affinché ciò accada è tutto fuorché semplice e lineare. Resta comunque un qualcosa che vale la pena vivere, un viaggio catartico per scoprire la propria parte più pura. Una parte che dalla sofferenza non è certo immune ma che dalla sofferenza sa trarre una nuova spinta verso una intensa luce, capace di rischiarare l’oscurità del proprio cuore. Una spinta verso un domani di luce e speranza, un domani più lieto a cui rivolge lo sguardo Francesca Petrucci con la sua nuova opera ‘’Fuoco. Racconti e versi’’, pubblicata dalla casa editrice LFA Publisher, arricchita dalla prefazione di una personalità colta, vivace e brillante come quella di Alessandra Sorcinelli e dalle raffinate tele di un artista di talento come Nino Stagi. Un’opera quella di Francesca Petrucci, nata in Umbria e trasferitosi poco più che bambina nell’Isola in quel di Selargius, che rappresenta il suo lavoro più completo e, sotto alcuni aspetti, anche più sofferto: completo in quanto mostra la sua abilità non solo nell’arte della poesia ma anche nella scrittura in prosa, sofferto in quanto si mette a nudo come mai prima, mostrando la propria fragilità, la propria empatia e il desiderio di non piegarsi mai davanti alle avversità quotidiane.

Il fuoco, da cui prende il nome l’opera, è l’elemento che permea il lavoro sin dall’inizio. Un fuoco che, come scrive Alessandra Sorcinelli nella prefazione, «arde, consuma, riduce in braci vivide che si rinnovano in un divenire universale eterno». La delicatezza è uno dei tratti caratterizzanti la poetica di Francesca Petrucci come traspare dal componimento ‘’Donna mimosa’’ in cui scrive: «essere donna, donna mimosa, essere amore di primavera, ardente in ogni angolo della terra». Bruciare interiormente, bruciare con forza. Bruciare per trovare una pace interiore agognata da tanto tempo: tutto ciò traspare in ‘’Fiamma’’ dove l’autrice parla di «briciole di silenzi», le quali «cavalcano gocce avide e inquiete di sguardi». Sguardi che non si dimenticano, sguardi che lasciano un segno profondo dentro di sé come traspare da ‘’Quando qualcuno se ne va’’ in cui si legge: «domani sarà un giorno sporco di dolore sciolto nell’acido del tempo».

Tempo, croce e delizia di ogni essere umano. Tempo da vivere, tempo in cui si affrontano esperienze inaspettate, tempo in cui prendere consapevolezza di quanto un ruolo come quello di un padre e di una madre possa essere difficile da ricoprire. Proprio questo argomento viene affrontato nel racconto ‘’Lo sguardo’’ dove la poetessa classe 1947 sottolinea: «non è mai stato facile essere genitori. L’assunzione di responsabilità di crescere cuccioli di uomini credo abbia sempre spaventato in tutte le generazioni». La paura di non essere abbastanza è sempre appostata dietro l’angolo ma, nonostante tutto, «alla fine non ci resta che vivere. Bruciare e vivere. L’importante è mettere cuore in ciò che si fa» come rimarcato in ‘’Non si è mai pronti’’.

Francesca Petrucci parola dopo parola si apre sempre di più, affrontando con garbo varie tematiche: si passa dalla bellezza di una sera d’agosto struggente, a Tilli ovvero colui che ha rappresentato il suo primo amore, l’elemento del fuoco viene fuori in maniera dirompente da ‘’E se domani, un giorno…’’, l’esperienza del matrimonio è al centro de ‘’Il fucile a pallini’’, mentre lo scorrere del tempo è il fulcro di ‘’E poi ci sono le ore’’, ore definite come «impotenti, inermi di fronte al mondo». Ore che compongono l’esistenza, su cui ci si concentra nell’ultima poesia intitolata ‘’Questa vita’’. Una vita racchiusa nelle parole di chi da essa ha saputo trarre sempre ispirazione e motivo per riflettere nonostante tutto. Parole le quali ci ricordano che «briciole di noi dilagano in fuochi ardenti lungo la strada dell’esistere». Una strada da vivere bruciando interiormente, mettendosi alle spalle – almeno per un istante – il timore di ferire e di restare a propria volta feriti.

Immagine di Mattia Lasio

Mattia Lasio

Mattia Lasio è un funambolo della parola. Si alterna tra prosa, rime, articoli, racconti e molto altro che presto sarà chiaro. Cagliaritano classe 1995, si occupa di sport, cultura, spettacoli con gli occhi ben aperti su una quotidianità buffa che racchiude mille storie, apparentemente, celate.

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